Il diritto al rispetto vale tutto l’anno

Il 25 novembre si è giurato di combattere la violenza contro le donne. Per la disabilità, il cammino è ancora lungo. I social possono diventare veicolo di discriminazione. Il presidente Mattarella denuncia l'utilizzo di espressioni offensive. Basta con l'offesa e l'umiliazione: i prossimi 364 giorni devono essere di compagnia, sollievo e incoraggiamento.

Canè

Se esiste una giornata internazionale per ricordare un problema, vuol dire che il problema esiste, ovunque: quello e gli altri 364 giorni dell’anno. Non è un caso che abbiamo appena giurato (25 novembre), con Giulia nel cuore, di combattere ed eliminare la violenza contro le donne. Non è un caso che il primo maggio si riaffermi il valore universale del lavoro. Per la disabilità, nelle sue mille sfaccettature, nelle infinite pieghe di sofferenza, di difficoltà con cui si presenta, il cammino è ancora lungo. Ed è paradossale che mentre si cerca di eliminare gli ostacoli fisici; mentre le barriere architettoniche piano piano (troppo piano) si sgretolano, anche sulla spinta di un bonus degno finalmente di questo nome; mentre le leggi consentono assenze dal lavoro per accudire un familiare, o prevedono un aiuto per il dopo, dando sollievo all’angoscia, all’incubo dei genitori con un figlio in difficoltà: "...e quando non ci sarò più io?".

Mentre si discute sui 350 milioni del fondo per la disabilità, non ricompresi nell’attuale finanziaria e affidati, si spera, ai successivi decreti delegati insieme a un pacchetto di leggi di cui ieri la premier Meloni si è fatta garante. Insomma, mentre le porte delle case si aprono per far uscire un’umanità rinchiusa, negata, e si creano nuovi spazi di vita sociale, di assistenza, di occupazione, è paradossale che proprio gli strumenti più moderni di comunicazione, i social, possano diventare veicolo di discriminazione, di arretratezza. È importante, attuale, la denuncia del presidente Mattarella, sulla "superficialità con cui si utilizzano espressioni che offendono la sofferenza di tante persone e famiglie": una stortura, un’indecenza in un mondo mediatico senza filtri che può e deve essere di compagnia, di sollievo, di incoraggiamento, non di offesa o umiliazione. Allora, ha ragione Mattarella: basta. Oggi, certo. E i prossimi 364 giorni.