Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (LaPresse)
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (LaPresse)

Roma, 6 marzo 2018 - Il lungo filo che separa il voto di domenica scorsa con l’insediamento del nuovo governo si arricchisce ogni giorno di un pezzetto di verità. Probabilmente ciò che sarà di qui a un mese sarà molto diverso da come ce lo immaginiamo adesso, ma già oggi o domani una porzione di quella verità viene scritta. E al di là del necessario un periodo di decantazione e del naturale e doversoso «silenzio» del Capo dello Stato che in questa fase può solo osservare da lontano ciò che accade, ecco che le strategie dei partiti vanno definendosi.

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Il primo pezzetto di un complicatissimo puzzle verrà sistemato quando terminerà il confronto in casa Pd. Le dimissioni di Renzi e l’alzata di scudi di buona parte del partito contro l’ipotesi di un accordo con i Cinquestelle complicano in un certo senso il quadro, perché rendono poco praticabile l’ipotesi di un sostegno dem a un governo di Maio di cui si era parlato all’inizio e che avrebbe rappresentato una via d’uscita abbastanza rapida all’attuale enpasse politico/istituzionale. Sempre quindi che il Nazareno regga su questa linea, ed entro poco in casa dem non avvenga un ribaltone che scozzi di nuovo le carte, nessun governo M5S/Pd.

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Specularmente, il rinserrarsi dell’alleanza di centrodestra che arriva addirittura a ipotizzare gruppi parlamentari unici toglie dal tappeto l’altra eventualità di cui si era favoleggiato, ossia un sostegno leghista a un esecutivo Di Maio. Era il governo euroscettico che frettosolamente qualcuno aveva previsto ma che in realtà non è mai entrato nel novero delle cose possibili. 
Al momento quindi alleanze «secche», politiche, tra le forze uscite dal voto di domenica non emergono, e il pallino passa sempre più più nelle mani del presidente della Repubblica. Certo, può darsi che con l’elezione dei due presidenti delle camere qualche elemento di certezza emerga, ma la situazione è destinata a restare fluida.

Sarà quando la crisi passerà davvero nella gestione diretta di Sergio Mattarella che sarà possibile intravedere una via d’uscita. Il governo del presidente o un governo di scopo è allo stato attuale quello più probabile. Si tratta però di una eventualità minima, destinata a durare poco e a riportare il Paese al voto entro breve, che resta come ultima ratio e che fino alla fine tutti cercheranno di evitare. Ma manca quasi un mese all’inizio delle consultazioni, e tutto può davvero accadere. 

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