Luigi Di Maio
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Roma, 6 marzo 2018 - Come si sono spostati gli elettori da un partito all'altro?  E, analizzando numeri e dati delle elezioni 2018 rispetto alle Politiche del 2013, chi ha vinto e chi ha perso? E come? L'Istituto Cattaneo di Bologna ha analizzato i flussi elettorali scoprendo e analizzando diversi aspetti interessanti. 

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ANALISI DEL VOTO. Tre le tendenze principali: la grande affermazione del Movimento 5 Stelle, il tracollo del Pd, il cambiamento degli equilibri nel centrodestra, col sorpasso della Lega su Forza Italia.
Il M5S ha aumentato i propri consensi in valore assoluto di 1,5 milioni, passando da oltre 8.704.809 nel 2013 a 10.522.272 voti. Una crescita che, in termini percentuali, significano 7,1 punti in più rispetto alle Politiche 2013 (dal 25,5% al 32,6%).

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MOVIMENTO 5 STELLE. Dove hanno preso questi voti? Secondo l'analisi del Cattaneo, che ha analizzato le tendenze di voto di nove città, il Movimento ha certamente pescato elettori dal Pd nelle città del Nord e del Centro, mentre al Sud si trasforma in partito pigliautti che ha rubato consensi a chiunque (anche al bacino elettorale del centrodestra). Ma attenzione: al Nord e al Centro ha anche subìto qualche perdita significativa che ha favorito principalmente la Lega: da qui, la definizione del Cattaneo di 'partito traghettatore' di voti dal centrosinistra al centrodestra.  A Modena, ad esempio, si evidenzia come il partito di Salvini ha scippato ai grillini il 2,1% degli elettori. Ma non solo. A Brescia, il M5S ruba al Pd una quota di elettori pari al 4,9%, ma ne cede quasi altrettanti al Carroccio. 

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IL PARTITO DEMOCRATICO. Rispetto alle Politiche 2013, il Pd ha perso 2.613.891 voti che, in termini percentuali, corrispondono a un -30,2% di consensi in valore assoluto. Confrontando il risultato percentuale, il Pd di Pier Luigi Bersani prese il 25,4%, con Renzi si è fermato al 18,7%.
Da questi dati è chiaro che il grande sconfitto delle Politiche 2018 sia proprio il Pd.  I dem, in queste ore in crisi dopo le ultime dichiarazioni di Matteo Renzi pronto a lasciare la leadership (salvo rimanere per le trattative per formare un governo), cedono voti al Movimento 5 Stelle soprattutto, ma anche a Leu e, in alcuni casi, pure alla Lega e all'astensione. L'interpretazione del Cattaneo è che il M5S si è posto come concorrente del Pd, offrendosi agli elettori dem come una sinistra più vera di quella incarnata da Renzi (non è un caso che il M5S abbia fatto boom al Sud, dove la disoccupazione è molto più drammatica che nel Mezzogiorno, facendo presa con il Reddito di cittadinanza che, semplificando, ha soppiantato gli 80 euro estesi alle Partite Iva promessi da Renzi).

LEU. Infine, c'è il fattore Leu. Per quanto gli scissionisti non abbiano avuto un gran risultato, nelle città analizzate, la lista guidata da Pietro Grasso ha eroso qualche consenso. 

LEGA E FORZA ITALIA. Il centrodestra ha incrementato i voti di quasi 1,9 milioni con una crescita di ben 18,7 punti percentuali rispetto ai valori assoluti di cinque anni fa. Il passaggio dal 29,6% del 2013 al 37,2% del 2018 evidenzia una crescita di quasi l'8%. Ma l'exploit è della Lega che incrementa i consensi di oltre 4,5 milioni di voti. Forza Italia, invece, è in discesa, lasciando circa 3 milioni di voti. In sintesi si può dire che l'altro vincitore di queste elezioni è proprio Matteo Salvini che, rispetto al 2013, è riuscito a triplicare i voti della Lega.  Basta leggere i rapporti di forza interni al centrodestra per capire l'ormai diverso peso dei due partiti negli anni: nel 1994 la Lega di Bossi rappresentava elettoralmente il 28,5% della coalizione e il partito di Berlusconi  il 71,5%; oggi i rapporti di forza si sono ribaltati: la Lega pesa il 55,5% dell'elettorato di centrodestra, FI 'solo' il 44,5%. 
In termini di flussi elettorali, come detto, la Lega è attrattiva a 360 gradi, soprattutto al Centro Nord, dov'è riuscita a ribare voti non solo al suo elettorato (gli ex Pdl) ma anche ai 5 Stelle e, in certi casi, pure al Pd. Forza Italia, invece, perde voti sia verso gli alleati che verso l'astensione. 

REGIONI ROSSE. Il tracollo del Pd si evidenzia soprattutto nelle cosiddette 'Regioni rosse', ormai scomparse. Sommando i voti di Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche emerge che il Pd non è più il primo partito, ma il Movimento 5 Stelle, e che per la prima volta la coalizione di centrosinistra è stata sconfitta dal centrodestra. Ma non solo. Due i dati interessanti: in primis più di un elettore del Pd su dieci non è andato a votare, soprattutto nelle città dell'Emilia-Romagna; secondo, il mancato allargamento dell'elettorato di centrosinistra con l'arrivo di un nuovo partito di sinistra, Leu. In pratica, analizza il Cattaneo, la sfida dentro l'area di centro-sinistra tra Pd e Leu è avvenuta tutta dentro lo stesso contesto di sinistra che, peraltro, vedendo i dati di entrambe le forze politiche, si è ulteriormente ridotto.