Berlusconi, l’anno dell’addio. Quell’eredità politica con cui tutti devono fare i conti. Sia gli amici sia gli avversari

‘Inventore’ della nuova destra e protagonista indiscusso del Paese per quasi trent’anni. La forza del Cavaliere è stata di condizionare i nemici e costringerli a corrergli dietro. Anche Meloni ha un debito con l’ex premier: ha riunito una coalizione che resiste tuttora

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Roma, 30 dicembre 2023 – Ci sono assenze che pesano come presenze. E non c’è dubbio che troppo profondamente Silvio Berlusconi ha inciso nel dna del Paese per diventare già una foto scolorita dell’album dei ricordi. È il destino delle figure che gli anglosassoni definiscono ’bigger than life’. E lui non una vita ha vissuto, ma molte di più. Tante esistenze quanti sono i campi che ha attraversato: nell’impresa, nei media, nello sport, nella politica, nella guida dell’Italia. Per questo la sua scomparsa va giocoforza annoverata tra gli avvenimenti che hanno segnato questo 2023 ormai agli sgoccioli. Non solo perché, ovviamente, ha chiuso un’era, ma anche perché il Cavaliere ha lasciato un’eredità con cui tutti, nei palazzi del potere, devono fare i conti.

Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi

Volendo indicare un fotogramma emblematico della sua lunga stagione si dovrebbe scegliere il 26 gennaio 1994, ore 17.30. Quando, in un video messaggio di 9 minuti a reti unificate, comunicò alla Nazione che aveva acceso i motori per entrare in politica alla guida di Forza Italia. E niente fu più come prima. Non c’è partito che oggi non si attenga alle regole dettate dal Cavaliere, con il leader che fa da testimonial, la propaganda che accompagna la ’vendita’ del suo prodotto, pardon della sua forza politica, e il sondaggio che orienta la linea quotidiana. Da Meloni a Schlein passando per Tajani, che da lui ha preso il testimone pesante di guida degli azzurri, non c’è capo che non utilizzi la medesima formula. Da notare, peraltro, che il ‘marchio’ continua a resistere: guardando alle intenzioni di voto per Forza Italia non si registrano particolari flessioni rispetto alla prima metà dell’anno, quando Silvio era ancora sulla scena. Secondo i sondaggi effettuati da Antonio Noto per Porta a porta, la scorsa settimana il 6,5% degli italiani è pronto a mettere la crocetta sul simbolo forzista. "L’ex premier continua a essere presente nel partito che la famiglia, ancorché non motivata, continua a sponsorizzare", conferma Noto.

Inutile girarci intorno: chi lo ha amato, lo ama tuttora; basta fare un salto sui social per rendersene conto. Su Tiktok, per dire, Silvio furoreggia. I ragazzi non smettono di condividere meme e barzellette. Da vedere, certo, se alla prova del nove – vale a dire le elezioni Europee di giugno – lo zoccolo duro resisterà: una cosa è votare nei sondaggi, altra con sistemi in cui conta il voto per il candidato. Dipenderà anche da come si muoverà Tajani, che sta tentando di trovare un linguaggio comune con l’altro alleato moderato della destra di governo, Maurizio Lupi.

Finora l’usato garantito non ha deluso. Volto e parole rassicuranti: questo ha fatto in modo che FI non si dissolvesse come lacrime nella pioggia. C’è chi, nel suo partito, adesso gli rimprovera di non aver osato strappare con gli alleati sul Mes, di non essere riuscito a difendere un trattato su cui il Ppe ( il gruppo a cui appartiene FI in Europa) puntava da anni, pur di non litigare con la premier. "La politica è anche rischio – osserva un grande ex come Fabrizio Cicchitto – non aver votato sì è stato un errore incredibile, che il Cavaliere non avrebbe mai fatto". Ma Tajani ribatte: "Berlusconi da sempre aveva espresso forti critiche su questa riforma del Fondo salva-Stati. Quindi siamo coerenti, come lo siamo sempre stati su questo argomento". Di sicuro, a Giorgia l’alleato Silvio avrebbe creato molte ma molte grane in più per quanto riguarda la guerra in Ucraina: non perché non fosse filo-atlantico fin dentro il midollo, ma perché per lui i rapporti personali venivano prima della geopolitica. E il rapporto del Cavaliere con Vladimir Putin era, come si sa, stretto.

Certo , a lui l’inquilina di Palazzo Chigi deve molto. Nell’Italia repubblicana la destra viveva in un angolino: fu lui a inventarla. L’ha messa insieme riunendo forze politiche considerate – non a torto – incompatibili. Tanto che né tensioni né rotture sono mancate. Ma il fatto che, malgrado tutto, dopo trent’anni la destra sia ancora la stessa, pur con diversi equilibri e con FdI a fare da asse centrale, rende evidente quanto sia sbagliato, per i nemici, contare troppo sulle divisioni. Che certo ci sono. Ma la creatura del Cavaliere finora è sopravvissuta, anche cambiando fisionomia, tornando a vincere le elezioni.

E resiste all’usura del tempo pure la spaccatura in due del quadro politico – nonostante i tentativi di Renzi e Calenda di creare un centro autonomo tra i due poli – da lui operata lustri fa. "La forza immensa di Berlusconi – riconoscono anche coloro che l’hanno sempre disprezzato – è stata condizionare gli avversari, modellarli su se stesso nella formula uguale ma perdente dell’antiberlusconismo, costringerli a corrergli dietro". In questo modo è riuscito a restare sempre al centro della scena politica, sia quando era al governo sia quando era all’opposizione. Spingendo a scegliere: o con lui o contro di lui. O di qua o di là. Lo scontro da guerra civile che dalla fine della prima Repubblica ha animato la nostra politica non accenna a sedarsi: o si è per Meloni o si è contro Meloni. O si è fascisti o si è anti-fascisti.