Martedì 28 Maggio 2024
COSIMO ROSSI
Politica

L’articolo di Aldo Moro. Occhetto: "Scoprii che Usa e Urss volevano fermarlo"

Parla Achille Occhetto, nel 1978 già deputato Pci: "Il documento è importante e ci fa comprendere il contesto nel quale avvenne il rapimento"

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"Mi pare chiaro come, rispetto alle ingerenze statunitensi, Aldo Moro affermi con lucidità e coraggio che la politica italiana non potesse accettare una sovranità limitata. Ma esattamente per questo ciò che mi sorprende è che l’articolo non sia stato pubblicato". Un articolo inedito di Aldo Moro e "rifiutato" dal Giorno nel gennaio 1978, poche settimane prima del rapimento, giornale con il quale il presidente Dc allora collaborava. Nel pezzo, non pubblicato per scelta del direttore di allora, Gaetano Afeltra, e adesso ritrovato, Moro esponeva tutti i suoi dubbi sulla posizione degli Usa e di alcuni stati dell’est (non nominati esplicitamente) circa l’ingresso del Pci nella maggioranza di governo.

Ragion per cui Achille Occhetto valuta di "importanza incalcolabile" l’inedito dello statista dc adesso riscoperto.

Onorevole Occhetto, posta la risaputa avversione al compromesso storico, sembrerebbe che Moro lamenti l’inappropriatezza dei metodi utilizzati dal governo Usa per boicottarlo...

"Moro chiede che le avvertenze usa pervengano per via diplomatica e non con l’intento di orientare l’opinione pubblica e quelle interne al partito. Perciò non aver pubblicato questo intervento rappresenta a mio avviso un clamoroso vulnus alla democrazia. In primis perché, tornando al 1978, avrebbe suscitato un putiferio: si sarebbe aperto da subito un dibattito, coinvolgendo tutti i partiti, sul tema chiave della sovranità limitata. Inoltre mi par evidente che indichi il cui prodest , cioè chi fosse interessato a eliminare, se non fisicamente politicamente, Moro dalla politica italiana".

Nel pezzo si parla di Usa e Urss.

"Lui non parlava mai a vanvera, e indica gli Usa e anche l’Urss. Potendo anticipare chi voleva boicottarlo, avrebbe frenato quanti sono stati compartecipi degli eventi che han portato alla sua morte: sicuramente le Br, ma anche depistaggi e interferenze nella fase delle indagine".

Data la logica dottrinaria dell’ideologia brigatista, pensa che questo scritto avrebbe potuto portarli a rivalutare opportunità del delitto?

"Probabilmente no. Però le Br, cui si è attribuita con magniloquenza la geometrica potenza, avrebbero potuto sospettare che da sole non sarebbero state capaci di determinare tutto. La stessa linea della fermezza del Pci sarebbe potuta esser diversa. Perché non c’era solo la necessità di non legittimare le Br, ma diventava evidente che non si poteva non difendere uno statista che difendeva la sovranità nazionale".

Questo potrebbe fomentare le ricorrenti teorie complottiste riguardo al caso Moro?

"È indubbio che son state le Br a rapire e uccidere Moro e la scorta. Risulta però smentita l’idea che tutto debba esser ridotto all’album di famiglia’. L’inedito rivela quale disegno storico e quali resistenze fossero in campo. Comprese quelle da parte sovietica".

Va letto in quest’ottica anche l’attentato subito da Berlinguer a Sofia nell’ottobre 1973?

"Il tentativo di attentato, che lui per un certo periodo tenne nascosto, ha fatto capire a Berlinguer l’avversione profonda di Mosca verso la sua politica e gli ha fatto concludere che fosse preferibile l’ombrello della Nato. Che non significava accettare l’atlantismo come una sorta di nuova categoria dello spirito e di filosofia della libertà, come riconosce lo stesso Moro quando rileva che era – cito – “frutto, più che di vocazione, di un rigoroso realismo politico in uno spirito di lealtà“".

Spesso si fa confusione tra l’ipotesi strategica del compromesso storico e il governo unità nazionale.

"Nel bellissimo discorso ai parlamentari Moro indica nel centrosinistra una fase di transizione volta a instaurare quella legittimazione reciproca necessaria a condurre la politica italiana verso l’orizzonte dell’alternanza. Che era anche la visione di Berlinguer. Le politiche poi realizzate dal governo di unità nazionale non vanno confuse col c.s., ma si sono anzi risolte in una fuoriuscita da quello spirito".

In che termini?

"Ricordo un episodio personale. La sera prima della fiducia mi avevano informato per telefono che Berlinguer era preoccupato che Andreotti non avesse accettato molte proposte programmatiche e sulla composizione del governo. Era molto incerto. Camminando verso Montecitorio, quella mattina mi stavo preparando mentalmente a intervenire in direzione contro l’appoggio al governo. Poi l’edicolante mi informò del rapimento. Turbato, proseguii cominciando a elaborare il mio intervento a favore del governo: perché di fronte quel cataclisma pensavo che occorresse un voto unitario del parlamento. Il fatto è che quel governo fu confuso col centrosinistra. Essersi imprigionati in quel governo fece poi emergere l’interpretazione tutta andreottiana volta a mettere in scacco il Pci. E comincia di lì un certo declino".