Venerdì 19 Aprile 2024

‘Mocambo’ di Paolo Conte. Un rifugio per l’anima

L'articolo analizza la canzone "Mocambo" di Paolo Conte, descrivendo l'atmosfera umida e retrò che evoca, con riferimenti al cinema noir e al jazz.

’Mocambo’ di Paolo Conte. Un rifugio per l’anima

’Mocambo’ di Paolo Conte. Un rifugio per l’anima

Mocambo, Serrande abbassate. Pioggia sulle insegne delle notti andate. Devo pensarci su... pensarci su... Ma dipenderà... dipenderà... Quale storia tu vuoi che io racconti? Ah! Non so dir di no, no no, no no, no no, no no. E ricomincerà. Come in un rendez-vous. Scendo giù a prendermi un caffè. Scusami un attimo. Passa una mano qui, così. Sopra i miei lividi. Ma come piove bene sugli impermeabili. E non sull’anima.

Una giornata più che uggiosa. Una di quelle in cui piove sempre e tanto fa da sfondo a un’ennesima tranche de vie della tetralogia ambientata idealmente in quel Mocambo dove negli anni Quaranta si ritrovavano le star del cinema di Hollywood. In questo brano, sfruttato dalle pubblicità, che torreggia nell’album ’Paolo Conte’ del 1984, quel Salgari della canzone che, pur non sfuggendo al fascino del pianoforte si è dilettato anche a fare la professione forense ad Asti, sfrutta alla grande l’atmosfera umida e retrò della canzone. Note incalzanti e ritmate, fra le nebbie, per sottolineare il clima da intrigo, quasi da noir cinematografico, che sembra vivere il protagonista del brano, che forse siamo noi, nell’atto di guardarci dentro mentre i pensieri ci scorrono accanto al ritmo carezzevole dello swing. C’è chi dice si tratti di una metafora per testimoniare il fascino di un luogo mitico, senza tempo e per illuminare, con la luce calda e discreta di un abat-jour, i primordi del jazz che si fa strada nella provincia italiana.