La sicurezza in viaggio non è un optional

Nonostante le campagne d’informazione solo un passeggero su tre allaccia la cintura sui sedili posteriori

La sicurezza in viaggio non è un optional

La sicurezza in viaggio non è un optional

Diminuisce il numero degli incidenti stradali in Italia e anche il dato relativo ai feriti e alle vittime, ma si potrebbe fare molto di più adottando dei semplici accorgimenti di sicurezza. In base ai dati elaborati da ACI e Istat relativi ai primi sei mesi del 2023 il numero di incidenti – rapportato al primo semestre del 2019 anno di riferimento per il decennio 2021-2030 in materia di sicurezza stradale – è diminuito del 5,4%, quello dei feriti del 9% e le vittime della strada sono calate del 9,8%. Per quest’ultimo dato il calo più significativo è quello relativo al numero di vittime sulle autostrade, sceso di un quarto (-24,1%) rispetto al 2019, mentre sulle strade extraurbane e quelle urbane la diminuzione c’è stata in misura minore (rispettivamente -9% e -7%).

Un aiuto può arrivare dalla Commissione Europea che ha elaborato il Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale 2030 elencando una serie di comportamenti individuali che andranno monitorati e migliorati nel corso del decennio. Da una prima analisi il nostro Paese è risultato fanalino di coda per l’utilizzo delle cinture di sicurezza che, nonostante le campagne di prevenzione, sono allacciate dall’86,6% di chi viaggia sui sedili anteriori e dal 34,5% di chi si trova sui sedili posteriori, contro medie europee rispettivamente del 92,3% e del 69,6%. È invece entrato nelle abitudini dei motociclisti l’utilizzo del casco, impiegato dal 98,2% di chi utilizza i motocicli e dal 91,5% di chi si muove con ciclomotori, il dato in questo caso rispecchia la media europea. Molti passi in avanti devono invece essere fatti per quanto riguarda l’utilizzo dei seggiolioni, obbligatori per i bambini minori di 12 anni di altezza inferiore a 150 centimetri.

In Italia solo il 48,4% dei genitori li utilizza per i propri figli sulle strade urbane e il dato, a sopresa, scende ulteriormente per le autostrade e le strade entraurbane, calando rispettivamente al 40,5% e al 38,1%. L’ultimo dato che vede l’Italia attardata rispetto al resto Europa è quello della vetustà del parco auto, legato a filo doppio alla sicurezza. Nelle rilevazioni del 2019 l’Italia era fanalino di coda con appena il 62% di auto circolanti che si sono meritare le 4 stelle EuroNCAP – il programma europeo di valutazione dei nuovi modelli di automobili – contro il 96% della Svezia e il dato non è migliorato negli ultimi anni.

L’obiettivo di ACI, che fa parte del consorzio EuroNCAP è di cercare di sensibilizzare gli automobilisti verso la sicurezza fin dall’acquisto della loro auto, nuova o usata. Attraverso i canali ufficiali dell’Automobile Club Italia vengono diffusi i crash - test dei veicoli e le stelle EuroNCAP sono ormai presenti nei listini delle riviste di settore, anche se non viene data ancora sufficiente visibilità nelle brochure e nei listini delle case costruttrici.

Da questo punto di vista molto possono fare i consumatori, in particolare quelli più giovani, orientando le loro scelte di fronte all’acquisto di un nuovo veicolo non solo in base alle caratteristiche estetiche, alle performance e il prezzo, ma anche e soprattutto sulla base delle dotazioni di sicurezza, attiva e passiva.

A cura di Egidio Scala