Disturbi alimentari. I dati sono allarmanti

Il neuropsichiatra: "Si contano da 1,5 a 3 milioni di casi"

Disturbi alimentari. I dati sono allarmanti
Disturbi alimentari. I dati sono allarmanti

I disturbi del comportamento alimentare, anoressia e bulimia in primis, si stanno diffondendo sempre più tra i giovani. E i dati sono allarmanti.

"La situazione in Italia è particolarmente drammatica – dichiara il professor Emilio Franzoni, Neuropsichiatra dell’Età Evolutiva e Presidente Fanep (Famiglie Neuropsichiatria Pediatrica) - e in ogni regione si assiste a un incremento del 30-35% dei casi, con il massimo periodo di insorgenza fra gli 11 e i 24 anni e per il 90% riguardanti il sesso femminile. E negli anni si sono aggiunti l’abbassamento dell’età e l’aumento di patologie psichiatriche associate. Non abbiamo stime esatte, perchè parte dei casi è seguita nel privato, ma alcuni parlano di un milione e mezzo di persone affette, altri addirittura di tre milioni".

A preoccupare è soprattutto l’anoressia…

"Questa patologia rappresenta molto bene il disagio giovanile e la solitudine dei ragazzi che fanno fatica a comunicare e a relazionarsi prima di tutto in famiglia. Pur esistendo una predisposizione di tipo genetico, va ricordato che l’emulazione delle modelle o la necessità di avere un corpo invisibile rimangono fattori scatenanti come una separazione tra genitori, abusi sessuali e psicologici o perdita di persone car. I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA, oggi chiamati anche DNA, Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione) sono infatti considerati delle patologie complesse determinate da più concause. Nel caso di pazienti adolescenti, ma anche nei bambini, il corpo, e di conseguenza il cibo, rappresenta un modo per esprimere e far fronte a sentimenti di angoscia. Per questo motivo, spesso il disturbo alimentare diviene espressione di uno stato di disagio che può scaturire da diverse motivazioni come i vissuti di inferiorità e inadeguatezza nei confronti dei coetanei, la presenza di problematiche familiari o il disagio frutto delle trasformazioni corporee dell’adolescenza. In numerosi bambini e preadolescenti si percepisce anche ’la paura di crescere’, sia per la mancanza di modelli validi sia per le responsabilità che aumentano con lo sviluppo".

A quali segnali prestare attenzione?

"La riduzione progressiva o improvvisa del cibo, ma anche e soprattutto i cambiamenti di stile di vita o la chiusura relazionale nella famiglia e verso i compagni, quasi di tipo ’autistico’. Attenzione anche alla necessità di consumare le calorie introdotte con l’attività fisica".

È possibile fare prevenzione?

"Sarebbe fondamentale. Nella maggioranza dei casi si dovrebbe sempre monitorare il periodo pre e adolescenziale, soprattutto se esiste una familiarità - anche solo riferita - a condizioni di depressione, che io chiamo compagna di viaggio dell’anoressia. Fondamentale anche ribadire ai genitori di stare vicino ai figli anche quando, durante l’adolescenza, può diventare più complicato perchè i ragazzi, si sa, tendono a cercare fuori dalla famiglia i rapporti privilegiati. Ricordiamoci che l’anoressia è l’unica patologia mentale che può portare alla morte dato il coinvolgimento fisico, ed è quindi

necessario un intervento il più precoce possibile".

Non solo anoressia e bulimia. Quali sono i DCA più frequenti tra i giovani?

"Premesso che la bulimia, può rappresentare l’evoluzione di una anoressia e normalmente esordisce dopo i 16 anni, non si può non parlare di ortoressia, vigoressia e binge eating.L’ortoressia è un disturbo alimentare caratterizzato da un comportamento alimentare eccessivamente rigido e una fissazione verso il cibo sano, biologico e puro. Si tratta di un’ossessione quasi maniacale perché se non si può avere quel cibo particolare, non si mangia nulla. La vigoressia, invece, riguarda maggiormente il sesso maschile ed è una patologia psichica che consiste nella preoccupazione costante per il fisico scultoreo, i muscoli, l’allenamento, la dieta e la salute. Infine, il binge eating o alimentazione compulsiva che porta inevitabilmente al sovrappeso o addirittura all’obesità".

a cura di Marina Santin