Giovedì 16 Maggio 2024

Arte e ricerca sempre libere. Al riparo dalla cancel culture

Il patrimonio culturale è un valore per l’intera comunità nazionale e merita tutela

Arte e ricerca sempre libere. Al riparo dalla cancel culture

Arte e ricerca sempre libere. Al riparo dalla cancel culture

"L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento" sancisce l’articolo 33. E ancora prima l’articolo 9 afferma che "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica". E occorre riconoscere che in tutta la storia repubblicana, dal 1946 a oggi, si tratta di una dottrina che "non è mai stato oggetto di controversie", come ha attestato il professor Sabino Cassese, uno dei più emeriti e divulgativi costituzionalisti italiani, autore di un recente podcast per raiplaysond.it sulle parole della costituzione.

Fermiamoci all’arte e la cultura, a chi obiettava che "l’arte è libertà di per sé" e la Carta doveva proteggerne solo l’espressione, rispose Giuseppe Dossetti in assemblea Costituente che arte significa "la libertà della manifestazione concettuale, ma anche l’effettiva libertà della manifestazione organizzativa e strutturale". E – guardando alla legislazione italiana – Cassese rileva l’evoluzione del concetto di cultura, dalla protezione delle cose, ai beni artistici, poi al patrimonio e infine all’eredità culturale, "che non è solo il patrimonio (materiale, ndr.), ma le tradizioni delle comunità, qualcosa che non sta consacrato in una cosa (oggetto, ndr.)... acquisendo una immaterialità della cultura".

La trama della prima parte della Costituzione collega dunque l’arte e la sua libera espressione all’insegnamento e l’educazione. E, per stare all’attualità, protegge cittadini, imprese, editori, autori dai pervasivi e regressivi parossismi della cancel culture anglosassone. "Atteggiamento antistorico – ha osservato Cassese nei suoi studi sull’argomento – Manifestazione dell’idea superba, assolutistica, autoritaria che colui che sta esercitando quella cultura in quel momento ha ragione, incapace di storicizzare se stesso. Questa è la cosa più grave: la negazione, ma anche assunzione di un ruolo dittatoriale nei confronti della storia". Tanto che lo stesso costituzionalista ha recentemente dovuto mediare riguardo uno scritto sul giurista Carl Schmitt (che ispira lo splendido film Vincitori e vinti del 1961), di cui nessuno può disconoscere il valore accademico come l’esser stato nazista. Come quello straordinario filosofo che è Martin Heidegger.

A cura di Cosimo Rossi