Mercoledì 17 Luglio 2024
CHIARA DI CLEMENTE
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Svolta nel cinema: Hollywood cambia idea e dice sì a ChatGpt

Gli sceneggiatori alle Major: "Accettiamo l’intelligenza artificiale ma alle nostre condizioni"

Sciopero a Hollywood

Sciopero a Hollywood

Roma, 1 ottobre 2023 – “Mi piace l’odore di ChatGPT al mattino. Una volta abbiamo bombardato un ufficio di produzione di sceneggiature, per 12 ore, e finita l’azione siamo andati a vedere. Non c’era più neanche l’ombra di quegli sporchi bastardi intelligenti artificiali. Ma quell’odore… sai quell’odore di ChatGPT? Tutto intorno. Profumava come… come di vittoria. Un bel giorno questa guerra finirà".

La guerra di Apocalypse Now è andata come andata, di certo si sta concludendo la guerra tra il sindacato Writers Guild of America che rappresenta 11.500 sceneggiatori del cinema e della tv Usa e le Major hollywoodiane. Lo sciopero degli sceneggiatori è durato 147 giorni rischiando davvero di mettere in ginocchio l’intera prossima stagione cinematografica e tv Usa (e di conseguenza mondiale), dalla casalinghitudine delle piattaforme streaming ai fasti superstar degli Oscar. Wga ha mandato ai propri membri un contratto provvisorio triennale stipulato con gli Studios: il voto sull’accordo inizierà domani e andrà avanti fino al 9 ottobre.

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I dettagli dell’accordo non sono stati ancora resi noti nei particolari, ma gli Studios avrebbero accolto parte delle richieste della Wga su aumenti della paga minima, garanzie sulla fase di scrittura della sceneggiatura, diritti d’autore più alti per le opere in streaming con maggiore trasparenza sui dati delle piattaforme e – soprattutto – tutele contro l’Intelligenza Artificiale. Soprattutto perché l’accordo sull’uso delle varie ChatGPT (di programmi che scrivono storie “creativamente“ al posto degli umani non esiste certo solo quello sviluppato da OpenAI, ora è in fase di grande lancio Bard, figlio di Google) rappresenta un atto rivoluzionario nell’industria della creatività, dell’intrattenimento tout court , storie, film, immagini, musica. Ma non solo.

Lo spiega bene un’analisi pubblicata dal New York Times, a firma di Adam Seth Litwin, professore di relazioni industriali e del lavoro alla Cornell University. Il prof suggerisce che "tutti dovremmo prestare molta attenzione a come è stato raggiunto questo accordo, perché costituisce un precedente enorme per i rapporti di lavoro in un futuro digitale". Secondo Litwin l’uso della tecnologia – quindi anche dell’Intelligenza Artificiale – finora è restato in una sorta di “zona grigia“ della contrattazione tra aziende e sindacati: i datori di lavoro hanno avuto licenza di rispondere alle eccezioni dei sindacati sull’A.I con un semplice “sono fatti nostri“. Ma ora – per la prima volta – il sindacato degli sceneggiatori "ha messo l’A.I. direttamente sul tavolo". Prima, le uniche negoziazioni obbligatorie sull’A.I. riguardavano l’impatto delle tecnologie sui salari, e basta. Adesso non più: adesso le negoziazioni delle tecnologie riguardano la creatività: diritti, scelta, libertà, consenso.

Col nuovo contratto – scrive Litwin – Wga stabilisce il precedente secondo cui "l’uso dell’A.I. da parte di un datore di lavoro può essere un argomento centrale della contrattazione; stabilisce il precedente secondo cui i lavoratori possono e devono avere voce in capitolo su quando e come utilizzare l’Intelligenza Artificiale". Stiamo parlando della lotta degli sceneggiatori, dei creatori delle cine-storie: ecco, al tavolo i loro rappresentanti hanno scelto non già di mirare al divieto assoluto dell’uso di ChatGPT et similia, ma ad avere intanto la prima garanzia: "se l’A.I. aumenta la produttività degli scrittori o la qualità della loro produzione, agli scrittori deve andare una quota equa di guadagni". Le parti hanno convenuto che l’Intelligenza Artificiale non è uno “scrittore“ e non può essere utilizzata al posto di uno scrittore del sindacato Wga accreditato e stipendiato; gli Studi possono utilizzare l’A.I. per una prima bozza di storia, ma saranno gli scrittori a cui verrà consegnata la bozza e che la svilupperanno a risultare gli autori, in tutto e per tutto, dell’opera cinematografica o tv. In più, uno sceneggiatore può scegliere l’“aiutino“ dell’A.I., se lo Studio lo consente; ma nessuno Studio può imporre a uno sceneggiatore di utilizzare per il suo lavoro l’Intelligenza Artificiale.

Ad aiutare la gilda a ottenere la vittoria c’è certo il fatto che il materiale generato da A.I. non è di norma protetto dal copyright (rischio e possibili mancati guadagni per gli Studios), mentre quello prodotto dagli sceneggiatori assunti è di completa proprietà delle Major. Insomma, alla fine a vincere sono sempre le questioni del vil danaro, guarda un po’. Intanto però per questo capitolo gli scrittori hollywoodiani hanno ottenuto il loro bel “happy ending“. Aspettando ovviamente il momento in cui a scendere in sciopero, a lottare contro il proprio sfruttamento, sarà ChatGPT.