Martedì 23 Aprile 2024

Bachmann, l’ultima linea d’ombra di Tondelli

Da giovane “libertino“ alla presa di coscienza della maturità e della possibile fine: tutto quello che lo scrittore ha capito grazie alla sua musa

08. Pier Vittorio Tondelli negli anni 80

08. Pier Vittorio Tondelli negli anni 80

Quante linee d’ombra attraversiamo nelle nostre vite?

Pier Vittorio Tondelli ha compiuto 18 anni – la maggior età – da dodici giorni, quando Ingeborg Bachmann nella sua casa romana in via Giulia incendia accidentalmente la sua vestaglia. Un mese d’agonia (dal 26 settembre al 17 ottobre 1973) e la poetessa-scrittrice austriaca muore all’ospedale Sant’Eugenio. Verrà sepolta nel cimitero della natia Klagenfurt.

Sedici anni dopo – mentre un mondo diviso in blocchi sta definitivamente per chiudersi – Pier Vittorio Tondelli che ora è 34enne si presenta con un vaso di fiori davanti alla lapide di Bachmann. Lo racconta in Weekend postmoderno: "Klagenfurt, sia detto con il dovuto rispetto – scrive – è Correggio. Innanzi alla tomba del poeta Klagenfurt è qualsiasi città, in cui ognuno di noi è nato e cresciuto con dolore, scoprendo l’inconciliabilità del proprio sentire e dove ognuno ha imparato, scrive Bernhard, a proposito della Bachmann, a essere perennemente in fuga". È proprio in quell’istante che Tondelli si ritrova di fronte al suo satori definitivo. Il satori è l’epifania degli orientali, un termine che Tondelli utilizza spesso. Nel giro di due anni Tondelli se ne andrà per sempre. Nel frattempo il mondo che aveva conosciuto sarà completamente cambiato, con la fine della guerra fredda.

L’arrivo di Tondelli a Klagenfurt è un pellegrinaggio: identico a quello che fece Uwe Johnson, amico della Bachmann, raccontandolo in un libro che lo stesso Vicky riempirà di appunti. Un viaggio – a proposito delle linee d’ombra della vita – dove la morte inizierà a prendere forma, nel suo percorso, nella sua materializzazione.

Tondelli incrocia presto nelle sue letture Ingeborg Bachmann, la considera dal punto di vista letterario una musa. E se si prende Il trentesimo anno (uscito nel 1963), eccola quella linea d’ombra che passa da una maturità che non è più solo una questione anagrafica, ma è anche un scrollarsi di dosso quell’aggettivo giovanile che per chi scrive, come Tondelli, diventa un’etichetta, in cui sentirsi un po’ troppo stretti. Nel suo debutto Altri libertini Vicky racconta un decennio che sta entrando (gli Ottanta) ricco di cambiamenti, il riflusso, in cerca di un’identità individuale e non solo più collettiva, dopo la stagione aspra dei Settanta (il terrorismo). In Altri libertini che esce esattamente nel 1980 descrive come parlano i giovani, di cui anche lui (25enne) fa parte. Ma quando arrivano i trent’anni, il traguardo che Bachmann definisce con quella serie di racconti (Il trentesimo anno), il concetto anagrafico di giovane (e non più solo stilisticamente) va ridefinito. Così in Camere separate – il romanzo di Tondelli che Luca Guadagnino porterà presto al cinema – viene citata, nemmeno spudoratamente ma legittimamente Bachmann: "Quando un uomo si avvicina al suo trentesimo anno di età, nessuno smette di dire che è giovane. Ma lui, benché non riesca a scoprire in se stesso alcun mutamento, non ne è più così sicuro".

Al racconto della vita, s’affaccia (appunto) anche la morte. Ingeborg Bachmann – di cui Adelphi ha finito di ripubblicare le opere per il cinquantesimo anniversario della sua scomparsa – non riuscì a portare a termine la trilogia che aveva pensato come Cause di morte, "delitti invisibili, sublimi assassinii dell’anima". A Malina (uscito nel 1971 e diventato un film, proprio nell’anno della morte di Tondelli, 1991, con Isabelle Huppert protagonista), la prima parte della trilogia, sarebbe dovuto seguire Il libro Franza (ripubblicato a inizio anno da Adelphi), che arrivò invece postumo nel 1988 con altri pezzi della promessa trilogia, e il titolo Il caso Franza - Requiem per Fanny Goldmann che proprio Tondelli recensì. "Per frammenti poetici, per toccate vertiginose e spezzate, strazianti parti di scrittura più distesa come il commovente episodio della bambina-Franza che all’arrivo delle truppe alleate, con il poco inglese che sa, si rivolge al comandante parlandogli con un verso di Shakespeare che nessuno capisce – scrive Tondelli, su L’Espresso a ottobre del 1988 – Bachmann ci offre le tappe di un martirio interiore che è insieme perdita del linguaggio, perdita della personalità, ma anche perdita della forma". Un anno dopo lui farà quel viaggio fino a Klagenfurt, sulla tomba di Ingeborg. Per regolare i conti con la vita, la morte. E la letteratura, a partire dalla sua musa. Nell’ultima linea d’ombra appena valicata.

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