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Sudan, in viaggio fra le piramidi dei faraoni neri

In questa terra antica, la cultura africana e quella araba si incontrano, e lungo la valle del fiume Nilo, che solenne attraversa il deserto del Sahara, la civiltà egizia e quella meroitica hanno scritto superbe pagine di storia

Il viaggio nel nord del Sudan, attraverso tre deserti,  porta alla scoperta della storia, dell’archeologia e delle incontaminatebellezze naturali del nord del Paese,  dove si trova la più grande concentrazione di piramidi esistenti al mondo (200 contro le 138 dell’Egitto) , in quello che è conosciuto come il regno dei faraoni neri.  A Karima, Meroe e Tombos,  ci si può immergere in un’atmosfera  unica. L’incontro con il popolo sudanese è autentico, caloroso, e regala emozioni indimenticabili. Pochi però sanno che in Sudan si trova la più grande concentrazione di piramidi esistenti al mondo. Sono a circa 200 km a nord di Khartoum, a 3 km dal Nilo, nella regione desertica della Nubia.  Nella sola necropoli di Meroe, se ne contano oltre 40 e svettano da secoli dalla sabbia color ocra. Le piramidi della Necropoli Meroe costituiscono il patrimonio archeologico più interessante e famoso del Sudan e fanno parte dei siti Unesco.

Le piramidi, con le loro anticamere, una sorta di cappelle a piloni orientate ad est e una finta porta, costituiscono il luogo di sepoltura dei mitici Re e Regine Madri (le Candace) di Meroe, di cui la più antica risale probabilmente al III o IV secolo a.C. E’ qui che nel 1830 venne ritrovato dal medico-trafugatore bolognese Ferlini l’incredibile tesoro della Regina Amanishakheto – ora conservato a Berlino – che rappresenta quanto di più prezioso ci abbia trasmesso la cultura meroitica. Purtroppo la scoperta comportò la distruzione di quella e molte altre tombe.

Meroe dove le piramidi non hanno la punta

Non si tratta di un vezzo architettonico o di una nuova forma stilistica, bensì della mano poco ortodossa e rispettosa di un discusso medico italiano. Nel 1934 Giuseppe Ferlini, medico bolognese al seguito dell’esercito egiziano e appassionato di archeologia (in realtà si scopriì dopo, cacciatore di tesori e saccheggiatore di tombe) mosso da alcune leggende locali che favoleggiavano di immensi tesori, chiese ed ottenne dal Governatore del Sudan il permesso di scavare a Meroe. Ha iniziato così l sua opera di demolizione e razzia di molte piramidi.

Dopo qualche tentativo senza successo, ha deciso di dare l’assalto alla piramide più grande, la tomba della regina Amanishakheto, che regnò tra il 15 a.C. e il I° d.C. Ferlini non tentò di aprire un passaggio in uno dei lati, ma decise di partire dall’alto demolendo 64 gradoni della piramide. La fortuna gli fu favorevole e Ferlini trovò il corredo funebre composto da braccialetti e anelli d’oro con pietre e smalti, cammei e vari amuleti. Mosso da febbrile eccitazione, si ostinò a proseguire nella ricerca di altri tesori… ed è per questo che le piramidi di Meroe non hanno più la punta. Non fu fortunato e non trovò altro. Poi tentò di vendere in Europa gli oggetti trafugati dalle tombe ma non ebbe molta fortuna, perchè i gioielli non avevano la preziosità di quelli egiziani. Furono infine acquistati dall’imperatore di Baviera ed è per questo che ora si trovano nel museo di Berlino.

 I faraoni neri

A Tombos si incontra il primo, Taharqa, abbandonato circa 3000 anni fa in un’antica cava di granito. E lì giace ancora. Il sito sorge in prossimità di svariate case in tipico stile nubiano che, per le loro caratteristiche, riescono sempre a catturare l’attenzione dei viaggiatori, soprattutto grazie alla particolarità delle porte d’ingresso estremamente decorate e colorate. Mentre le statue dei sette faraoni neri più famosi si possono ammirare  a Kerma, nel  museo della missione archeologica elvetica che li ha recuperati. Sono immensi, statuari, iconici. Trasmettono forza, carattere e voglia di combattere. Per trovare le loro tombe, bisogna raggiungere le piramidi della Necropoli Di Nuri – prima fra tutte quella di Taharqa, la più antica e grande. Da qui si passa davanti alla  montagna sacra: emblema del deserto nubiano, il Jebel Barkal (Jebel significa montagna in arabo) può essere scorto a distanza mentre ci si trova ancora in aperto deserto. Ai piedi di questa meravigliosa ed isolata montagna di arenaria rossa, considerata sacra fin dai tempi antichi, si erge un grande tempio dedicato ai faraoni del Nuovo Regno e al loro patrono, Amon.
L’antica Montagna Pura di Amon, l’Olimpo dei Nubiani, ne ha rappresentato il cuore religioso per più di 1000 anni. Oltre alle rovine del grande tempio, sono ancora visibili numerosi arieti scolpiti nel granito, che si pensa costeggiassero un lungo viale che probabilmente conduceva al Nilo. Scavata nella parete alla base della montagna, si trova anche una grande stanza decorata con bassorilievi dedicati alla dea Mut, sposa di Amon. Da qui si prosegue verso sud fino al villaggio di El Kurru, dove sorge una delle necropoli napatee. Qui, si visita  una delle tombe scavate nella roccia sotto le piramidi – parzialmente crollate – totalmente decorata con immagini del faraone, degli dei e variopinte iscrizioni geroglifiche. Nella necropoli di El Kurru sono sepolti tutti i faraoni, tra cui Piankhy e i suoi amati cavalli, ad eccezione del faraone nero più conosciuto, Taharqa (690-664 a.C.), fondatore della più recente necropoli di Nuri, situata sul lato orientale del fiume Nilo.

Le testimonianze egizie

Il viaggio attraverso il nord del Sudan, tocca anche altre località rese famose dalle testimonianze archeologiche egiziane. Andando verso nord-ovest, attraverso il deserto Nubiano, si  raggiunge la Terza Cateratta del Nilo, caratterizzata da formazioni rocciose molto interessanti, il terzo enorme ostacolo che gli antichi Egizi dovevano affrontare durante la navigazione. E da lì si arriva  al Tempio di Soleb, il più bel tempio egizio di tutto il Sudan costruito da Amenhotep III per celebrare se stesso e il dio Amon. Testimonianza del Nuovo Regno in Nubia, è caratterizzato da mura ricche di iscrizioni geroglifiche, bassorilievi e numerose colonne.

A 400 kn da Khartoum invece è imperdibile la sosta  a Old Dongola. Questo sito archeologico raccoglie i resti di un’antica cittadella deserta situata sulla sponda orientale del Nilo. Fu fondata nel V secolo come fortezza, ma un nucleo abitativo si
sviluppò presto intorno ad essa. Più tardi, con l’arrivo del cristianesimo, divenne la capitale del Regno di Makuria e vi furono
costruite numerose chiese. I suggestivi resti di cattedrali e basiliche e diverse altre rovine situate lungo la sponda del fiume sono visibili ancora oggi. Gli archeologi polacchi inoltre, recentemente hanno ritrovato un’altra chiesa che era totalmente
sepolta sotto i detriti delle inondazioni del fiume.

E alla fine , dopo il viaggio in una regione arida e selvaggia, di straordinario interesse archeologico e ricca di splendidi paesaggi, che si rende accessibile a chi è disponibile a sacrificare il proprio comfort perchè il viaggio è per tutti, basta essere pronti a superare il caldo e i disagi inevitabili, mentre i pernottamenti sono nelle esclusive strutture (resort e campi tendati) del tour operator Shiruq, si torna  nella capitale Khartoum, una città che vanta una miscela di volti, con mercati tipici africani, ma anche grattacieli moderni.