Kailas, il senso profondo della scoperta: quando il viaggio va oltre il turismo

Intervista a Marco Montecroci, fondatore del tour operator che per primo ha scommesso sull'impronta ambientale e sostenibile del turismo

Kailas

“La fortuna aiuta gli audaci”, recita un detto. E tale principio si può applicare a Marco Montecroci, fondatore 25 anni fa e ancora oggi leader di Kailas, tour operator che per primo scommise su un nuovo genere di turismo, tracciando una strada seguita in seguito da molti colleghi.

Ci racconti com’è iniziata l’avventura.
“Fin da piccolo ho sempre avuto una grande passione per i viaggi, l’esplorazione e la conoscenza scientifica del mondo. Nel 1995 mi sono laurato in Geologia a Milano. Con alcuni colleghi del corso ho iniziato a pensare a come avremmo potuto conciliare il fresco titolo di studio con la nostra anima da globetrotter. Abbiamo così fondato Kailas, basato fin da allora sulla filosofia di una full immersion nella natura e nella cultura di luoghi lontani, accompagnata da persone di provata competenza e capacità”.
Da dove deriva il nome Kailas?
“Nel periodo in cui stavamo creando la società, Reinold Messner completò l’ascesa alle quattordici vette oltre gli ottomila metri. Gli fu offerta allora l’autorizzazione a scalare per primo il Kailas, la montagna della catena dell’Himalaya considerata sacra dagli indù, dai buddhisti e dai gianisti. Il grande alpinista non solo rifiutò, ma invitò tutti i colleghi a fare altrettanto, per rispetto alla fede delle popolazioni locali. Ci parve un ottimo esempio della nostra impostazione: conoscenza approfondita unita al massimo rispetto per il territorio e i suoi abitanti”.
Che cosa caratterizza i vostri viaggi?
“In primo luogo la qualità delle guide. I nostri accompagnatori sono tutti laureati in materie scientifiche strettamente legate agli itinerari: molti in geologia e scienze ambientali, altri in archeologia o storia. Diversi sono contrattualizzati e collaborano anche all’organizzazione dei viaggi. Inoltre non smettono mai di formarsi su diversi itinerari. Parecchi sono anche guide alpine. Abbiamo sempre investito molto sulla preparazione delle nostre guide, che conoscono a menadito i nostri itinerari e sono anche particolarmente bravi a trasmettere le proprie conoscenze a persone comuni, interessate ma non esperte della materia. Una garanzia per i nostri clienti sotto ogni aspetto. Sono tutti viaggiatori esperti e appassionati. Io stesso, un quarto di secolo dopo l’inizio di questa avventura, continuo ad accompagnare i gruppi cinque o sei volte l’anno, e non mi stanco mai di andare alla ricerca di nuove mete, lontane dalle strade più battute dal turismo di massa”.
È cambiato il “viaggiatore italiano” in questi 25 anni?
“Molto. Con l’interesse per la scoperta sono aumentate molto la consapevolezza della fragile bellezza del creato e l’attenzione alla sua tutela. Sempre più persone cercano un’esperienza non solo estetica ma profondamente coinvolgente sia sotto l’aspetto cognitivo che umano, sociale ed emotivo. Per questo proponiamo itinerari a piccoli gruppi, a diretto contatto con le popolazioni locali, per conoscerne tradizioni, cultura e storia. Inoltre abbiamo programmi pensati per diverse fasce d’età e livelli di allenamento, dai più confortevoli, con brevi tratti a piedi e strutture alberghiere rivolti alle persone intorno ai settant’anni, a quelli più avventurosi, riservati a persone in piena forma e con un’adeguata preparazione alpinistica, raggiunta anche attraverso allenamenti svolti durante l’anno con le nostre guide professioniste. Il nostro target è molto variegato e adatto a ogni esigenza, organizziamo anche viaggi su misura, guidati e non”.
È cambiata anche la stagionalità?
“Decisamente. A fine anni ’90 gli italiani avevano le ferie tra metà luglio e fine agosto e una settimana a Natale. Oggi si viaggia tutto l’anno (anche se ovviamente i periodi clou restano quelli) e questo ci ha permesso di estendere e ampliare le nostre proposte. Il settentrione dell’Iran per esempio è una meta adatta anche al periodo estivo, mentre il grande Nord offre differenti tipi di esperienza a seconda della stagione. In Groenlandia per esempio in inverno sì può viaggiare sulle slitte tirate dai cani insieme agli Inuit che li hanno addestrati, un’esperienza indimenticabile”.
Tra i principi che ispirano Kailas ci sono il rispetto per la natura e la sostenibilità, ma i viaggi, soprattutto in aereo, hanno un impatto negativo sul clima…
“Certo, questo è un problema cui cerchiamo di porre rimedio in vari modi. Nei nostri itinerari c’è molto trekking, che è il modo più ecologico di spostarsi. Siamo sempre attenti al rispetto dell’ambiente e proponiamo iniziative per compensare la CO2 prodotta dalle nostre attività. Proprio sabato 11 giugno, per esempio, Kailas sarà in Val di Fiemme insieme a Wow Nature per la riforestazione di uno dei boschi distrutti dalla tempesta Vaia nell’ottobre 2018. Tutti posso partecipare. Pianteremo 134 nuovi alberi nell’ambito del progetto “Viaggiare green – Un turismo ecosostenibile”, che mira attraverso la riforestazione di diventare “climate positive” entro il 2030”.
Quali sono le mete più gettonate quest’anno?
“Tutte mete ad alto tasso naturalistico. Per citarne tre direi la Groenlandia, una vera scoperta, le norvegesi Isole Lofoten e i grandi parchi degli Stati Uniti”.
E se dovesse indicare tre mete che più delle altre consiglia a tutti?
“La scelta non è facile, il mondo è davvero bello e vario, ma se proprio devo indicarne tre ecco qui: il Ladakh, che segna gli albori della nostra avventura, un luogo che unisce natura, geologia e tradizioni come pochi altri. L’Islanda è un altro dei nostri ‘must’: dal punto di vista geologico è una perla assoluta, e noi stiamo aprendo sempre nuovi percorsi, fedeli al principio di andare oltre il mainstream. Al terzo posto metterei l’Alaska, un nuovo immenso paese tutto da scoprire”.