Alghero dall’anima catalana

La spiaggia l’area naturale le torri e i bastioni. E poi il corallo rosso e quella paella buona e deliziosa come a Valencia

Non c’è molto di meglio che, una mattina assolata e calda, prendere una barca dal porto di Alghero, la “Barceloneta sarda”, e puntare verso Capo Caccia: lo spettacolo che si presenta è sublime. Sembra di tornare ai tempi di quando i notabili nell’800 dal mare si dilettavano nella caccia al piccione e nell’osservazione delle altre specie di uccelli che popolano le falesie: aquile, falchi, procellarie, gabbiani, rondoni, mentre i martin pescatore circondano l’imbarcazione per la loro pesca. L’aria che si respira nella zona protetta e ciò che si intuisce della costa – che fa parte di un altro parco, quello di Porto Conte – fa passare ogni pensiero: l’importante è abbandonarsi alla vista e ai racconti dei pescatori.

Quelli di corallo rosso, pregiato e destinato a raffinati gioiellieri, e quelli di aragoste, un vanto di questo mare e quindi della cucina locale, che cerca di mettere assieme la tradizione catalana a quella indigena: qui si mangia una paella che neppure a Valencia… Alghero è una città di 45mila abitanti che è la decima mèta italiana frequentata dagli stranieri. Il centro storico è a misura d’uomo e di grande valore storico e culturale, con le sue chiese e i Palazzi che attraversano molte epoche e stili per non parlare delle sue torri e dei bastioni di difesa; il territorio vicino è ricco, in mare e in terra, di luoghi suggestivi, soprattutto di Grotte: quella di Nerone e quella di Nereo la fanno da padrone assolute in quanto a bellezza.

La prima, con i suoi quattro chilometri di lunghezza e il lago salato di 120 metri, era l’habitat della foca monaca, di cui però non si hanno più notizie. Una visita è come entrare in contatto con la divinità del mare.

La “Barceloneta sarda” rispetta la sua parte catalana, sotto la cui dominazione è stata a lungo; la lingua di provenienza iberica è riconosciuta e difesa: la parla, nella versione algherese, il 22,4% della popolazione. Anche sull’origine del nome ci sono state molto discussioni, ma l’etimologia più accreditata è quella di “alga”, per il gran numero di posidonie deposte sul terreno sabbioso. Mentre è appurato che già nel neolitico antico, seimila anni prima di Cristo, la zona era frequentata come dimostrano le ceramiche rinvenute nella Grotta Verde.

“Alghero – ci dice l’assessore al Turismo, Marco Di Gangi – è in grado di offrire sicurezza, un ambiente incontaminato, una tavola ricca di sorprese, un centro storico magico: è il luogo ideale per fare una vacanza.

Per attirare ancora di più le persone, abbiamo presentato un cartellone di eventi per l’estate 2021 ricco di iniziative culturali, musicali, artistiche. Una bella offerta di ogni genere. La città non vede l’ora di accogliere e ospitare i turisti”.