Tensione a Gerusalemme: cristiani nel mirino, insulti e sputi a un abate. Fermati due ebrei ortodossi

Aggressione nella città vecchia: gli assalitori messi ai domiciliari. La preoccupazione del governo: "Israele tollera la libertà di culto"

Gerusalemme, 5 febbraio 2024 – Ancora un episodio di intolleranza anticristiana nella Città vecchia di Gerusalemme. È avvenuto sabato, secondo la polizia israeliana, quando l’abate Nikodemos Schnabel, dell’abbazia benedettina della Dormizione, è stato affrontato alla Porta di Sion da due giovani (dalle sembianze di ebrei ortodossi). Uno ha sputato nella sua direzione, consapevole che per la legge israeliana un gesto del genere non rappresenta un episodio perseguibile per legge. Quando il religioso ha estratto un cellulare per riprendere il suo assalitore, un altro giovane lo ha assalito verbalmente ricorrendo anche ad improperi. L’episodio si è concluso con una imprecazione volgare lanciata da uno dei giovani contro Gesù.

La mappa di Gerusalemme vecchia
La mappa di Gerusalemme vecchia

Grazie alle telecamere di sicurezza i due assalitori sono stati presto identificati, fermati, interrogati e quindi posti ad arresti domiciliari. Da mesi il ‘Religious Freedom Data Center’ di Israele raccoglie dati statistici sugli attacchi diretti contro fedeli cristiani o pellegrini in visita. Si va dagli sputi, alle grida ostili, a piccole provocazioni di carattere locale fino anche a casi di vandalismi e – come nel caso della Stella Maris di Haifa – all’ingresso di zeloti ebrei nella chiesa nel tentativo di recitare preghiere ebraiche. Si tratta, viene fatto notare, di un fenomeno ancora marginale, e tuttavia preoccupante.

Nel luglio scorso erano stati denunciati una trentina di incidenti in tutto Israele, anche se la maggioranza registrati entro le mura della Città Vecchia di Gerusalemme. "Poi, dopo le stragi del 7 ottobre, la situazione per qualche motivo sembrava essersi calmata", ha affermato Wadie Abunassar, coordinatore del Forum cristiano nella Terra Santa. Negli ultimi due anni – ha affermato – responsabili cristiani hanno avuto la sensazione che non vi fosse un vero impegno dei dirigenti israeliani per debellare il fenomeno. "La polizia spesso non trova i colpevoli. Quando anche sono sottoposti a processi, le accuse nei loro confronti sono deboli, e le pene non sono tali da creare deterrente". Occorrerebbe, a suo modo di vedere, "che lo stesso premier Benjamin Netanyahu intervenisse in prima persona, anche perché episodi del genere oscurano il nome di Israele nel mondo, in un periodo tra l’altro in cui si trova in una situazione difficile". In seguito all’attacco all’abate Schnabel il ministro degli esteri Israel Katz ha in effetti scritto su X che si è trattato di un episodio "ripugnante" e ha ribadito che in Israele i membri di tutte le confessioni "devono godere di piena libertà di culto". Citando Isaia, il ministro ha aggiunto: "La mia casa sarà denominata la Casa della preghiera fra tutte le Nazioni".

Ma nella comunità cristiana in Israele si avverte la mancanza di un impegno massiccio e sistematico da parte dei partiti ortodossi e del loro esteso sistema educativo per avviare le nuove generazioni alla tolleranza verso le altre confessioni. Negli ultimi anni, viene aggiunto, si è avvertita semmai una involuzione, una tendenza opposta. "Ha fatto eccezione – ha osservato Abunassar – il rabbino capo ashkenazita David Lau che alcuni mesi fa ha preso nettamente posizione contro i tentativi di ebrei ortodossi di pregare nella chiesa di Stella Maris". Ma quella era in apparenza una eccezione. Nel frattempo è comparso anche un filo di speranza. Si è infatti appreso che dopo il blocco dei pellegrinaggi dovuto ai massacri del 7 ottobre e alla successiva guerra a Gaza, si stanno adesso organizzando due viaggi in Terra Santa. Secondo i programmi quei pellegrinaggi potrebbero svolgersi per Pasqua: "Se la situazione – è stato precisato – nel frattempo si fosse calmata".