La Russia di Putin e l'omaggio a Stalin. In fila per il dittatore che odiava l'Ucraina

A settant’anni dalla morte in migliaia hanno portato fiori sui monumenti che lo ricordano. Cercò di sterminare i contadini ucraini e il 56% dei russi ne ha ancora un ricordo positivo

Le celebrazioni in memoria di Stalin
Le celebrazioni in memoria di Stalin

A Mosca, in migliaia hanno celebrato Iosif Stalin, a 70 anni dalla morte, il 5 marzo del ’53. Il comunismo è morto, ma vive ancora il mito del "Piccolo Padre" come amava farsi chiamare dal popolo. L’impero sovietico si è disgregato nel 1991, ma Putin si ispira a Stalin anche se non lo nomina. Le sue parole, gli appelli alla patria in guerra contro l’Ucraina, contro l’Occidente, richiamano il dittatore, che prima della scomparsa, a 74 anni, governava su un impero che andava dall’Elba, al confine con la Germania Ovest, fino a Vladivistock sul Pacifico.

Un potere che aveva tre pilastri: il partito, l’esercito, la polizia segreta. Stalin governava con il terrore. Il dittatore che vinse la guerra, così lo ricordano all’Est, è venerato nella sua Georgia. Il suo museo a Gori, dove nacque, è sempre affollato. E le sue statue non vengono abbattute. Ma ne hanno eretta una in Russia nel 2015, di due metri nel ’70, a Shelanger, paese lungo il Volga, dove Stalin dormì una notte.

Secondo un sondaggio del 2021, il 56 per cento dei russi ne ha un’opinione positiva. Pochi giorni prima di invadere l’Ucraina, nel febbraio del 2022, Putin ha pronunciato un discorso che suonava come una citazione di Stalin, arrivato al potere esattamente un secolo prima, nel 1922.

L’uomo d’acciaio, questo è il suo nome di battaglia, attaccò dall’inizio il nazionalismo ucraino, un pericolo per la patria russa. Negli anni Trenta, cercò di sterminare i contadini ucraini per fame, e i morti furono tra i 4 a i 5 milioni. In guerra gli ucraini combatterono a fianco dei tedeschi contro Stalin. In parte erano nazisti, in gran parte per vendicare i loro morti. E non li dimenticano oggi. Le radici del conflitto in corso sono profonde. Kruscev regalò la Crimea all’Ucraina, ma il capo dell’Urss era ucraino, e aveva odiato e temuto Stalin, e fu il primo a denunciare i suoi orrori nel ’56.

Era l’anno in cui panzer dell’Armata Roosa soffocarono i comunisti dissidenti in Ungheria. Come il 17 giugno del ’53, pochi mesi dopo la scomparsa di Stalin, quando fu soppressa sul nascere la rivolta di Berlino Est. Stalin da vivo e da morte, amato e odiato, è rimasto presente in Occidente. Lo storico Ernst Nolte ricordava che i gulag sovietici avevano preceduto i lager nazisti, e che molti tedeschi avevano votato per Hitler nella paura di una rivoluzione comunista in Germania. Accusarono Nolte di relativizzare i crimini del führer, ma non era la sua intenzione.

In Italia le campagne elettorali nel primo Dopoguerra venivano condotte evocando Stalin. ’A’ da venì baffone’, era una speranza e una minaccia. I cavalli dei cosacchi si sarebbero abbeverati nelle fontane di Roma. E noi riuscivamo perfino a sorridere: Peppone, Giuseppe, come Iosif, quello di Guareschi e di Gino Cervi, ha i baffi di Stalin. Una storia leggera della Bassa Padana, ma non solo. Il primo febbraio a Volgograd, il nuovo nome di Stalingrado, hanno scoperto un busto di Stalin. Il giorno dopo è giunto Putin ed ha esaltato l’eroismo del popolo russo che combatte in Ucraina, e che sconfiggerà il nemico. La fine del III Reich cominciò nel luogo che portava il nome del "Piccolo Padre". L’eredità di Stalin non appartiene alla storia, è un problema attuale.