Venerdì 14 Giugno 2024
AGNESE PINI
Editoriale e Commento

Il fallimento che non possiamo permetterci

Mentre a Bruxelles si cerca una via di uscita dignitosa all’impasse italiana sul Pnrr, l’unica consapevolezza è che il nostro Paese non potrà mai rinunciare a spendere i soldi del piano. Il governo Meloni non può permettersi di mandare in fumo oltre 200 miliardi. Ci sono in gioco la tenuta della maggioranza, ma anche quella del sistema-Italia. Neppure l’Europa può accettare un nostro fallimento. La posta in gioco è altissima: a momenti eccezionali devono corrispondere misure eccezionali.

Agnese Pini

Agnese Pini

Mentre si fa più tempestoso il vento della trattativa a Bruxelles, per trovare una via di uscita dignitosa all’impasse italiana sul Pnrr, l’unica consapevolezza da portarci dietro è questa: tutto possiamo permetterci fuorché arrivare troppo tardi, rinunciare, dire all’Europa: "Scusate, abbiamo sbagliato, i vostri soldi non li riusciamo a spendere". Non può permetterselo il governo Meloni, che passerebbe alla storia come l’esecutivo che ha mandato in fumo oltre 200 miliardi, un’eventualità che metterebbe a rischio la tenuta stessa della maggioranza, come è ovvio immaginare.

Non possono permetterselo regioni, comuni, enti locali di ogni ordine, latitudine e stampo politico, perché la logica degli appalti diffusi ha fatto sì che tutti fossero in diversa misura investiti dagli obblighi, dai progetti e dai vantaggi del Piano di ripresa e resilienza. Non può permetterselo il sistema-Italia, per la figuraccia internazionale che la esporrebbe all’attacco di coloro che da sempre sono detrattori della serietà e delle capacità del nostro Paese di tenere fede agli obblighi e agli impegni finanziari con rigore e rispetto dei tempi e delle regole. Non può permetterselo, infine, neppure l’Europa che, dopo il disastro del Covid e una lunga stagione di disaffezione popolare al progetto dell’Unione, attraverso il piano Next Generation Eu inaugurò un nuovo corso di collaborazione, condivisione e mutuo soccorso destinato – negli auspici – a stringere il difficile sodalizio tra gli Stati membri. La posta in gioco è altissima, e a momenti eccezionali devono corrispondere misure eccezionali. Tanto sul piano politico e diplomatico – nella speranza che Bruxelles sia disposta ad aprire con l’Italia una nuova trattativa – sia sul piano tecnico e procedurale.

Si è evocato in questi giorni il metodo ’Ponte Morandi’, usato ormai come paradigma di tutto il bello e il buono che il Paese sa e può fare. Ma il paragone, stante la mole di opere a cantiere col Pnrr, decisamente non sta in piedi. Bisogna però conservarne almeno lo spirito.