Venerdì 12 Luglio 2024

Ecco perché il fotovoltaico in Italia non decolla

L’esperto del settore Daniele Iudicone indica quali sono i fattori che frenano l’installazione di impianti fotovoltaici

Operai Fotovoltaico Semplice

Operai Fotovoltaico Semplice

Milano, 2 luglio 2024 – Bene ma non benissimo. In Italia, Paese non certo privo di sole, il fotovoltaico stenta a decollare e a prendere il posto che per necessità (costi, guerre, consumo di materie prime...) e rispetto ambientale (inquinamento e cambiamento climatico), meriterebbe.

Anno record infatti, il 2023, per la produzione di energia da fonti rinnovabili, con 5,7 GW complessivi raggiunti, 5,2 provenienti dal fotovoltaico. I dati sono stati raccolti nel Renewable Energy Report 2024, redatto dall’Energy & Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. Numeri importanti che segnano un cambio di passo rispetto al 2022, in cui la produzione complessiva si era attestata a 3GW.

“I dati sono certamente stati sospinti dalla forza del superbonus 110%, ma siamo ancora lontani dagli obiettivi di decarbonizzazione prefissati per il 2030 dal PNIEC, stabiliti in 9GW anno di nuove installazioni da rinnovabili” precisa Daniele Iudicone, Ceo di IMC Holding, cui appartiene il brand Fotovoltaico Semplice, e grande esperto di energie rinnovabili.

La difficoltà a raggiungere il tetto dei 9GW anno risiede, secondo il report, nella scarsa capacità nazionale di realizzare impianti di grandi dimensioni: “il 95% delle nuove installazioni riguarda impianti di piccola taglia e copre inoltre la metà della potenza addizionale raggiunta”, prosegue Iudicone.

Daniele Iudicone
Daniele Iudicone

Dati confermati anche dal rapporto del GSE, secondo il quale nel corso del 2023, la quasi totalità degli impianti entrati in esercizio è stata di taglia inferiore ai 20 kW, contribuendo al 43% della potenza complessiva installata. Mentre gli impianti di taglia superiore a 1 MW, rappresentano circa il 21% della potenza in esercizio.

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Agrivoltaico e grandi superfici destinate alle rinnovabili sono strette nella morsa della burocrazia e della legislazione poco lungimirante. Da un lato le polemiche e le restrizioni legate all’occupazione di suolo, dall’altro le aste spesso andate deserte a causa delle tariffe di remunerazione dell’energia green prodotta che non sono allineate al costo degli impianti stessi e al prezzo di mercato dell’energia”, precisa Daniele Iudicone.

La ricerca del Politecnico, inoltre, stima che queste problematiche possano rallentare la crescita delle rinnovabili, mettendo a rischio un settore che, solo nel 2023, ha generato un volume d’affari di circa 10 miliardi di euro, il 60% dei quali, rimasto ad aziende localizzate in Italia, mentre il 20% in Europa. Nell’indotto, inoltre, tra le imprese che si occupano di sviluppo, gestione, manutenzione degli impianti o produzione di componenti legate alle rinnovabili lavorano 25.000 persone.

Quali sono, quindi, i 3 step necessari per sbloccare la crescita delle rinnovabili?

“L’Italia per prima cosa ha bisogno di certezze normative per il settore. Solo in questo modo potremo sconfiggere la paura da parte degli operatori economici di sostenere investimenti, spesso importanti, per il timore che possano verificarsi cambi improvvisi di regolamentazione in corsa. Pensiamo a quanto accaduto con l’impiego del fotovoltaico sui terreni agricoli; la direttiva europea ne confermava la fattibilità, mentre il decreto del Governo ha stoppato il tutto. Queste situazioni si verificano ciclicamente, a prescindere dall’orientamento politico del governo. Dobbiamo stare molto attenti perché il nostro potenziale è enorme, ma non va sprecato”.

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L’Italia, poi, deve investire con decisione e velocità nella creazione di manodopera dedicata al settore. “L’Europa nei giorni scorsi ha annunciato la creazione dell'Accademia solare europea che, nei prossimi 3 anni, formerà 100mila lavoratori specializzati nel fotovoltaico. L’investimento, a mio avviso, è ancora poco incisivo. Se il fotovoltaico dovesse iniziare a correre, come auspicato, la sua crescita verrebbe inevitabilmente ostacolata dall’assenza di figure professionali qualificate. Dobbiamo accelerare con la formazione”.

“In ultimo, ma non per importanza, è fondamentale portare avanti l’educazione all’energia verde, attraverso una comunicazione chiara e trasparente, per far cogliere alla popolazione i vantaggi e i costi del fotovoltaico, che tipologia di impianto installare, ecc. Anche in questo caso la posta in gioco è alta, da un punto di vista della sostenibilità, dell’indipendenza energetica delle famiglie e per la transizione green della nazione” conclude Daniele Iudicone, Ceo di IMC Holding.