Piazza Affari vuol essere ’regina’ dei mercati nel 2024

È STATA LA REGINA DEI LISTINI nel 2023, superando anche Wall Street. Ma come andrà nel 2024 la Borsa di...

Piazza Affari vuol essere ’regina’ dei mercati nel 2024
Piazza Affari vuol essere ’regina’ dei mercati nel 2024

È STATA LA REGINA DEI LISTINI nel 2023, superando anche Wall Street. Ma come andrà nel 2024 la Borsa di Piazza Affari? Nella comunità finanziaria milanese, dopo i rialzi dell’anno scorso, c’è ora una buona dose di prudenza, anche se non mancano di certo i titoli che piacciono (e non poco) agli analisti. Nelle ultime settimane, per esempio, la casa d’investimento Equita, diretta dal ceo Andrea Vismara (nella foto a destra) ha pubblicato la lista delle sue azioni preferite, comunicando di avere ancora un sovrappeso sui titoli del settore finanziario, che è il più importante della Borsa di Milano assieme a quello energetico. In particolare, gli analisti di Equita guardano con favore a due società, Banca Mediolanum e Fineco, che sono specializzate nella gestione del risparmio e devono buona parte dei loro ricavi alle commissioni (fee) pagate dai clienti. Tra i titoli preferiti anche quello di Mediobanca, che ha una solida posizione patrimoniale e un modello di business (quello della banca d’investimento) meno esposto alle variazioni dei tassi. Equita ritiene infatti che il costo del denaro abbia raggiunto il picco nel 2023, facendo aumentare il margine di interesse e dunque la redditività delle banche.

Ora che i tassi hanno raggiunto la vetta, meglio dunque preferire le banche che fanno soldi con altre attività oltre a quella creditizia più tradizionale. Non a caso, proprio sulle banche tradizionali oggi Equita ha un rating neutrale e ritiene più opportuno concentrare le proprie posizioni sui due leader di mercato, Intesa Sanpaolo e UniCredit, oltre che su un istituto di medie dimensioni ma molto solido come il Credem. Tra le aziende che offrono servizi di pubblica (utility), le preferenze di Equita si indirizzano invece su due titoli: Erg, guidata dal ceo Paolo Luigi Merli (nella foto sopra a sinistra) ed Enel. Di quest’ultima, viene sottolineata la generosa politica dei dividendi che prevede un payout ratio del 70%. Ciò significa, detto in soldoni, che su ogni 100 euro di utili realizzati ogni anno da Enel, ben 70 serviranno per remunerare gli azionisti sotto forma di dividendi. Questa strategia dovrebbe comportare un dividendo per azione di almeno 46 centesimi nel 2024 per poi salire fino a 50 centesimi per azione entro il 2030. Nel settore dell’energia, Equita mantiene invece a Piazza Affari una posizione difensiva, con una esposizione principale sulle azioni Eni tra le grandi società.

Nel segmento delle aziende a piccola e media capitalizzazione, i titoli preferiti sono quelli di D’Amico, fondata e diretta da Cesare D’Amico (a sinistra) società di navigazione internazionale specializzata nel trasporto di materie prime energetiche, e quello di Maire Tecnimont, gruppo di ingegneria impiantistica per la lavorazione delle risorse naturali Nel settore industriale, Equita mantiene un approccio selettivo, privilegiando i titoli che hanno dimostrato di avere un ’pricing power’, cioè il potere di tenere alti i prezzi e preservare i margini di profitto, anche in contesti di recessione economica. Presentano queste caratteristiche aziende come Interpump, Iveco, Pirelli, Stellantis e Brembo. Gli analisti della casa d’investimento milanese sono prudenti anche sul settore dei beni di lusso, almeno in un’ottica di breve termine con una preferenza per un titolo considerato difensivo come Moncler. Posizione neutrale sulla tecnologia, dove i titoli preferiti da Equita restano Reply e Wiit. Per il comparto delle infrastrutture, le azioni più apprezzate sono quelle di Tim, Inwit ed Enav perché potrebbero beneficiare di un contesto di tassi d’interesse in calo. Sovrappeso infine sul settore sanitario con una preferenza per DiaSorin e Recordati. Per quanto riguarda l’andamento dell’economia italiana, Equita fa notare che nel 2023 il pil del nostro Paese si è dimostrato più forte del previsto e più resiliente di molti partner europei con una crescita reale stimata dal governo pari allo 0,8% per l’anno appena concluso (contro lo 0,7% medio calcolato invece dagli economisti interpellati da Bloomberg). Si tratta di un incremento inferiore al +1% stimato ad aprile 2023 ma che va oltre comunque alla stima del mercato elaborata all’inizio dell’anno scorso, quando era stata prevista addirittura una leggera flessione del pil dello 0,1%. "Tuttavia", hanno sottolineato gli esperti di Equita nel loro report, "c’è una sensibile decelerazione rispetto al +3,7% di crescita reale registrato nel 2022, in seguito a un indebolimento del ciclo economico globale".

La tenuta dell’Italia, a detta degli analisti, può essere attribuita principalmente alla diminuzione dei rischi energetici e ai consistenti risparmi delle famiglie mentre l’inizio del rallentamento dell’economia è diventato più evidente dopo l’estate. Tra le cause c’è la politica monetaria della Banca centrale europea, che ha aumentato i tassi tra il 2022 e il 2023 con inevitabili ripercussioni negative sul mercato del credito. Per il 2024, fanno notare ancora gli analisti di Equita, le stime del governo nella Nadef di settembre (la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza) prevedono una crescita dell’1,2% per il pil Italiano. È un livello superiore alla media calcolata dagli analisti interpellati da Bloomberg che stimano invece un incremento del pil ben più risicato, attorno allo 0,5% su base annua.

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