Il premier britannico Boris Johnson
Il premier britannico Boris Johnson
"A un certo punto vanno fatte delle scelte. Per venirne fuori dovremmo seguire l’esempio di chi è più avanti di noi. L’Italia faccia come gli inglesi, copiamo il loro modello: vanno bene le riaperture, ma continuando con le vaccinazioni di massa. Quella è la strada". L’invito "a fare come Boris Johnson", uno che "era stato sbeffeggiato da medici e scienziati per la decisione iniziale di vaccinare i britannici in inverno con una sola dose e poi criticato per aver riaperto il Regno Unito lo scorso 19 luglio", arriva da Massimo Clementi, direttore del laboratorio di Microbiologia e virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano. Che ha le idee chiare, indica il tragitto da seguire per uscire velocemente dai pericoli della variante Delta e non le manda a dire. In un post pubblicato sui social ha chiaramente fatto intendere come "il premier britannico abbia avuto ragione tracciando al mondo il percorso da intraprendere per sconfiggere la...

"A un certo punto vanno fatte delle scelte. Per venirne fuori dovremmo seguire l’esempio di chi è più avanti di noi. L’Italia faccia come gli inglesi, copiamo il loro modello: vanno bene le riaperture, ma continuando con le vaccinazioni di massa. Quella è la strada". L’invito "a fare come Boris Johnson", uno che "era stato sbeffeggiato da medici e scienziati per la decisione iniziale di vaccinare i britannici in inverno con una sola dose e poi criticato per aver riaperto il Regno Unito lo scorso 19 luglio", arriva da Massimo Clementi, direttore del laboratorio di Microbiologia e virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano. Che ha le idee chiare, indica il tragitto da seguire per uscire velocemente dai pericoli della variante Delta e non le manda a dire. In un post pubblicato sui social ha chiaramente fatto intendere come "il premier britannico abbia avuto ragione tracciando al mondo il percorso da intraprendere per sconfiggere la pandemia".

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Clementi, 69 anni, è stato netto, riferendosi a quei medici e scienziati che avevano criticato Johnson (con tanto di petizione) per le riaperture a partire dal 19 luglio nel Regno Unito, dove nonostante il ‘liberi tutti’ i casi sono crollati, addirittura in calo da 7 giorni consecutivi e dimezzati da metà luglio rispetto al picco invernale. "Non sorprende chi conosce la virologia – scrive Clementi –. Sorprende quel fritto misto di firmatari di petizioni contro Johnson che annunciavano l’apocalisse". Il perché di un post che sta facendo discutere, è presto detto: "C’erano stati appelli al dietrofront contro le riaperture decise dal premier britannico – continua Clementi –. In molti lo invitavano a rivedere quella decisione. Ma si trattava di critiche basate sull’emotività e basta".

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Ma cosa sta succedendo in Gran Bretagna? Perché i casi scendono nonostante l’abolizione delle restrizioni, nonostante la variante Delta stia imperversando un po’ dappertutto, nonostante i rapporti commerciali (mai interrotti) tra il Regno Unito e l’India, Paese da cui proviene la contagiosissima mutazione del Covid? "Dobbiamo partire da lontano – spiega Clementi –. Johnson ha fatto scelte che hanno pagato: prima tenendo a bada il virus, vaccinando in inverno la popolazione con una sola dose, poi riaprendo in estate accelerando con i richiami, arma fondamentale per controllare la variante Delta".

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E l’Italia? Perché con mezza popolazione pienamente vaccinata il numero dei contagi cresce? Per Clementi ci sono altri aspetti che stanno facendo la differenza: "L’immunità di gregge dei britannici che sono partiti prima degli altri coi vaccini e il picco già raggiunto dalla nuova variante nel Regno Unito. Da noi questo non è ancora accaduto. La curva è in salita. Ma se come dice il generale Figliuolo entro settembre-ottobre la maggior parte degli italiani sarà vaccinata con le due dosi, a quel punto anche noi saremo nella stessa situazione degli inglesi".

Tutto vero anche per Pierluigi Struzzo, 68 anni, che fa il medico e in Inghilterra ci lavora. Affiliato alla clinica privata Italian doctors di Londra, nei mesi scorsi è stato in prima linea nella lotta al Covid, vaccinando gli ultra 80enni. "A oggi il 55% dei britannici è vaccinato con due dosi, quasi il 70% con una, ma qui hanno accelerato sui richiami e questo ha permesso di poter riaprire con un rischio calcolato – spiega –. Certo, poi ci sono anche altri fattori che stanno aiutando nel crollo dei contagi: il bel tempo, le scuole chiuse, forse l’immunità di gregge. Ma per avere dati definitivi dovremo aspettare ancora qualche settimana. L’Italia? Sarebbe saggio fare come stanno facendo da queste parti: per velocizzare la copertura totale hanno attrezzato ogni posto disponibile. Tende, campi, ospedali". Non solo contagi in calo: nel Regno Unito anche meno morti e meno ricoveri. "L’effetto dei vaccini sta drasticamente riducendo anche il rischio di ospedalizzazioni e decessi. Alla fine di settembre ci saremo lasciati alle spalle gran parte della pandemia", sostiene il professor Neil Ferguson, membro del Gruppo di consulenti scientifici per le emergenze in Gran Bretagna, il quale ha ribadito come l’impatto dei vaccini "abbia cambiato" la minaccia rappresentata dal Covid. Come dire: per battere il virus stavolta tutte le strade portano a Londra.

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