Giovedì 11 Aprile 2024

L’ex ministro Martelli: "Feci nascere la superprocura e scioperarono contro di me. Ma la sua attività resta cruciale"

Nel 1992 era il Guardasigilli che firmò il decreto per istituirla. "Molti magistrati mi osteggiarono". E sul presunto dossieraggio: bisogna chiedersi lo scopo e capire come sia potuto accadere

L'allora ministro della Giustizia Claudio Martelli insieme a Giovanni Falcone

Nel 1991 l?allora ministro della giustizia Claudio Martelli chiama a Roma Giovanni Falcone per dirigere il Dipartimento degli Affari Penali. ANSA

Roma, 7 marzo 2024 – Onorevole Claudio Martelli, da ex ministro di Giustizia nei governi Andreotti e Amato, nel gennaio 1992 ha concorso, insieme a Giovanni Falcone, alla nascita della Direzione Nazionale Antimafia, che impressione le fa il trafugamento di informazioni dal suo stesso interno? "La prima impressione è tragica. Viene penetrato un organismo costituito da magistrati, creato al fine di raccogliere dati da tutte le procure e metterli in relazione per contrastare la mafia e il terrorismo. È questo l’aspetto enorme. Mi pare un capitolo nuovo della criminalità: una criminalità molto organizzata, se ha addirittura referenti in organismo che la contrasta. Poi non conosco l’estensione dei dati trafugati illegalmente. La cosa enorme mi pare il coinvolgimento della Dna".

Coinvolgimento fino a che punto?

"Ci sono dei sospetti, non sappiamo ancora quali accuse siano state formulate. Non so se Striano sia già inquisito, credo lo sia anche il procuratore Luadati: ambedue sospettati di aver passato dati non si sa bene a quale scopo. Si rischia sempre di prendere fischi per fiaschi a ricostruire vicende che hanno un evidente risvolto giudiziario sulla base di quel che dicono i giornali".

Il procuratore di Perugia Cantone ha parlato in Commissione antimafia di "numeri inquietanti” dei dati estrapolati. A che scopo?

"Qui non si capisce oggettivamente quale sia lo scopo. Non si sa se ci siano indizi di reato. Il reato è nel trafugare. Se poi l’illecito è stato compiuto da pubblici ufficiali, la cosa diventa ancora più grave. Ma per fare che cosa? Per puro divertimento? Non credo. In genere chi fa queste cose è a forte rischio di essere scoperto: difatti ci hanno messo un minuto a trovare Striano, che poi ha tirato in ballo Laudati. La questione è perché un ufficiale della Guardia di Finanza e un magistrato antimafia cooperino nel trafugare dati coperti da obblighi di riservatezza. Per quale scopo? Qual è l’interesse? Per colpire avversari politici? Sennò il ricatto? Oppure una guerra interna agli apparati dello Stato? Congetturare può essere utile a capire, ma rimaniamo nell’ambito delle ipotesi. Oppure bisogna seguire i piccioli, come diceva Falcone".

Allo stato attuale non sembra siano stati trovati riscontri di pagamenti a Striano…

"Non è detto che le tracce di soldi siano evidenti. Ma se non ci sono tracce bisogna chiedersi a maggior ragione lo scopo. Qui non riesco a vederlo. Salvo quello di infangare le persone mettendo in piazza la loro vita privata di fronte all’opinione pubblica e i giornali per condizionarla".

Sterco nel ventilatore insomma. Ammesso che ci sia ancora un’opinione pubblica al tempo della condivisione delle emozioni private…

"Se è così non ci si fermerà mai: se non passano sui giornali, certe notizia trovano spazio sui social. Da questo punto di vista il nostro è uno dei Paesi europei più esposti alle fake news e la disinformazione. La media europea è stata misurata nell’ordine del 4% e in Italia siamo al 6,5. E questo dipende da una cosa sola: l’ignoranza o, come lo chiamo io, ignorantamento".

C’è un problema di cyber-sicurezza e di rafforzamento delle procedure per l’accesso ai dati della Dna?

"Questo mi sembra sacrosanto. Bisognerà innanzitutto che i responsabili spieghino come è potuto accadere. Possibile che sia stato il solo Striano? Quando, un paio d’anni fa, ho incontrato Cafiero De Raho per il trentennale della Dna, mi diceva che la cyber security è la nuova frontiera della lotta al crimine organizzato. È evidente che si tratta di un settore nevralgico. Vorrei aggiungere un dettaglio però...". Dica... "Nella Dna c’è un procuratore nazionale e ne fanno parte altri 20 procuratori. Nessuno ha saputo nulla? Nessuna parla? Nessuno si dichiara scandalizzato da quel che è accaduto? Io sono reduce, 30 anni fa, da una contestazione aspra della magistratura associata che indisse addirittura uno sciopero nazionale contro la nascita della Dna. Una struttura secondo me indispensabile nella lotta al crimine organizzato. E questo è il suo compito. Cosa diavolo c’entra trafugare dati sensibili?".