Test anti Covid (Ansa)
Test anti Covid (Ansa)
Terza dose in Italia: ragionevolmente entro la fine di settembre si partirà con i fragili immunodepressi. Dopodiché, per estenderla ad altre categorie, si attenderanno le indicazioni di due studi avviati a marzo dall’Istituto Superiore di Sanità . L’ipotesi più probabile è che, una volta calata la copertura, la terza dose sia estesa a persone con almeno due patologie, a medici e infermieri e forse agli over 60-65. Zona gialla: Sardegna e Sicilia salve per i ricoveri. I nuovi dati Dal 16 agosto ai ragazzi tra i 12 e i 18 anni vaccino senza prenotazione Al ministero della Salute c’è un piano a ipotesi crescenti e su questo è ancora tutto da decidere sulla base dei due studi Iss. Il primo vuole analizzare la risposta immunitaria indotta dalla vaccinazione su adulti sani e su anziani fragili vaccinati con diverse tipologie di vaccino. Il monitoraggio coinvolge un campione di 2mila individui per ognuno dei vaccini attualmente disponibili nel Paese – quindi su...

Terza dose in Italia: ragionevolmente entro la fine di settembre si partirà con i fragili immunodepressi. Dopodiché, per estenderla ad altre categorie, si attenderanno le indicazioni di due studi avviati a marzo dall’Istituto Superiore di Sanità . L’ipotesi più probabile è che, una volta calata la copertura, la terza dose sia estesa a persone con almeno due patologie, a medici e infermieri e forse agli over 60-65.

Zona gialla: Sardegna e Sicilia salve per i ricoveri. I nuovi dati

Dal 16 agosto ai ragazzi tra i 12 e i 18 anni vaccino senza prenotazione

Al ministero della Salute c’è un piano a ipotesi crescenti e su questo è ancora tutto da decidere sulla base dei due studi Iss. Il primo vuole analizzare la risposta immunitaria indotta dalla vaccinazione su adulti sani e su anziani fragili vaccinati con diverse tipologie di vaccino. Il monitoraggio coinvolge un campione di 2mila individui per ognuno dei vaccini attualmente disponibili nel Paese – quindi su 8mila persone – e comprende due gruppi: soggetti relativamente sani tra i 30 e i 65 anni di età e soggetti di età superiore ai 65 anni fragili (cioè affetti da almeno due comorbidità). Lo studio coinvolge 8 centri ospedaliero-universitari dislocati sul territorio nazionale (Roma, Milano, Bologna, Legnano, Foggia, Genova, Palermo e Padova) e permetterà di monitorare la risposta anticorpale indotta dalla vaccinazione nonché la sua durata.

Il dosaggio del titolo anticorpale viene effettuato a 1, 6 e 12 mesi dalla vaccinazione. Il primo monitoraggio ha mostrato buone coperture, il secondo – decisivo per le scelte politiche – avverrà entro settembre. Il secondo studio è invece effettuato dall’ISS d’intesa con Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG) L’indagine ha l’obiettivo di coinvolgere 5mila residenti in 90 RSA di 10 regioni italiane. In una prima fase sono stati controllati 2.500 anziani nelle strutture di Veneto, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Su un campione di 779 anziani è stata valutata la produzione di anticorpi prima del vaccino e poi a distanza di 2, 6 e 12 mesi dalla prima dose.

Tra i 50enni il record di non vaccinati

"Gli studi opportunamente avviati dall’Iss sono senza alcun dubbio molto utili per le decisioni future, tuttavia – osserva l’immunologo Carlo Federico Perno – non credo che convenga attendere la loro conclusione per iniziare la valutazione se effettuare o meno la terza dose e a chi farla in via prioritaria. Per quanto riguarda i soggetti immunocompromessi, la terza dose rappresenta un’opzione di grande importanza, in linea con quanto si sta avviando in altri Paesi, e andrebbe considerata in tempi brevi, indipendentemente dai dati anticorpali".

"I ’fragili’– prosegue Perno – sono infatti quelli che, come evidenzia la letteratura scientifica, rispondono male alla stimolazione immunitaria di qualsiasi vaccino. Nel loro caso sarebbe pertanto opportuno dare priorità per un’eventuale terza dose, prendendosi il tempo necessario per decidere il da farsi per tutti gli altri cittadini".

La terza dose è già una realtà in Israele per gli over 60, con 600 vaccinati e da metà settembre scatterà anche in Francia, per i fragili. A mettere fretta ad Israele una ricerca che mostra come tra i vaccinati di gennaio la protezione contro il contagio è ridotta al 16% e quella contro l’ospedalizzazione al 46%. La ricerca è stata molto criticata in Israele perché sottostimerebbe il fatto che i primi vaccinati erano ultraottantenni con patologie, una categoria che risponde spesso poco ai vaccini. Tanto è vero che la Hebrew University ha diffuso dati secondo i quali la copertura di chi è stato vaccinato è ancora mediamente protetto all’80% contro il rischio di ospedalizzazione e al 90% dal rischio morte. Ma il governo israeliano non ha voluto correre rischi.

Anche l’Italia è orientata alla terza dose, almeno per le fasce a maggiore rischio. "L’Italia – ha detto il ministro della salute Roberto Speranza – ha già acquistato dosi sufficienti per poter dare la terza dose del vaccino a tutti i cittadini italiani. Noi siamo pronti, chiaramente aspettiamo le indicazioni dell’autorità scientifica internazionale su quale sia il tempo giusto per somministrare la terza dose. Le prime indicazioni fanno presupporre che si inizierà dai più fragili, da chi ha difficoltà di natura immunitaria". Ancora più cauto il coordinatore dl Cts, Franco Locatelli. "La terza dose di vaccino Covid – osserva – ha un suo forte razionale scientifico per i pazienti che hanno un’alterata funzionalità del sistema immunitario, come chi ha una patologia oncologica o oncoematologica, piuttosto che i riceventi di un trapianto di organo solido. Per i soggetti fragili per patologia concomitante o ragioni anagrafiche dovremo valutare se e quando servirà, e non dimentichiamo che abbiamo ancora non vaccinati".