Sciopero dei medici, a rischio 1,5 milioni di prestazioni. Tra i motivi gli aumenti insufficienti e i tagli alle pensioni

Protesta a livello nazionale. Il governo al lavoro per trovare un’intesa lampo coi sindacati

Uno sciopero dei medici in un'immagine d'archivio

Uno sciopero dei medici in un'immagine d'archivio

Roma, 5 dicembre 2023 – I tagli alle pensioni. Ma non solo. Sono almeno cinque i motivi che spingeranno medici e infermieri a incrociare le braccia oggi, mettendo a rischio più di un milione e mezzo di prestazioni. Una protesta che il governo sta cercando di disinnescare, individuando sul filo di lana le soluzioni più idonee a risolvere almeno il tema delle pensioni. Fra le ipotesi quella di far slittare di un anno il "taglio" e limitare le nuove regole solo a chi va in pensione anticipata e non di vecchiaia. Ma ecco, nel dettaglio, le ragioni del malessere dei camici bianchi.

I TAGLI ALLE PENSIONI

È sicuramente la miccia che ha innescato le proteste. Nella manovra, infatti, è previsto un meccanismo di ricalcolo della pensione che "attualizza" vecchie tabelle datate 1965 uniformandole con quelle degli altri dipendenti pubblici. Il risultato è che, a partire dall’anno prossimo, i medici (ma anche altre categorie di lavoratori pubblici, come gli addetti alle mense scolastiche o gli ufficiali giudiziari) potrebbero vedersi decurtato l’assegno previdenziale fino a 500 euro al mese. La stangata, secondo gli ultimi calcoli, riguarderebbe circa 50mila statali con tagli ai trattamenti che variano da 5 al 25% a seconda dell’anzianità contributiva. Una situazione che crea ulteriori tensioni negli ospedali dal momento che molti camici bianchi, pur di evitare la stretta, hanno deciso di lasciare il lavoro. Una vera e propria fuga verso la pensione che rischia di mettere ancora di più sotto pressione le strutture sanitarie.

IL RINNOVO DEI CONTRATTI

Altro tema caldo è quello delle retribuzioni. Nella manovra è previsto uno stanziamento di 2,3 miliardi, risorse largamente insufficienti perché dovrebbero destinati all’intero comparto sanità, dalla dipendenza pubblica alla medicina convenzionata. Solo a novembre scorso si è raggiunto un’intesa relativo al rinnovo dei contratti del 2019-2021, con un aumento medio in busta paga fra i 200 e i 240 euro lordi. Per il 2024 è previsto sono un anticipo dei futuri aumenti contrattuali attraverso un’una tantum. La cifra potrebbe attestarsi sui 150 euro in media. Per i sindacati è del tutto insufficiente a recuperare il potere di acquisto e soprattutto per fermare la fuga all’estero di medici e infermieri attratti da retribuzioni più alte: negli ultimi 20 anni sono circa 180mila i camici bianchi che hanno deciso di lasciare il nostro Paese.

DETASSAZIONE

Al centro dello scontro anche la detassazione degli straordinari o del notturno. Il governo ha previsto, nel 2024, uno stanziamento di circa 700 milioni per ridurre il peso delle tasse su queste due voci. Un modo per incrementare la produttività e ridurre le liste di attesa a parità di organico. I medici chiedono, invece, un intervento sull’indennità di specificità medica e sanitaria, per garantire un aumento degli stipendi di tutti i dirigenti e frenare la fuga dei professionisti verso l’estero e il privato. In particolare i 200 milioni in più stanziati per lo smaltimento delle liste di attesa, circa 200 milioni dovrebbero essere destinati agli stipendi i medici e dei sanitari, così come i 600 milioni destinati alla sanità privata convenzionata.

ASSUNZIONI E SPESA

Da sciogliere anche il nodo della cronica carenza di personale. Secondo le ultime stime mancherebbero circa 30mila medici ospedalieri (circa 4.500 nel Pronto Soccorso), 65mila infermieri ed entro il 2025 andranno in pensione oltre 40mila tra medici e personale sanitario. I sindacati insistono per uno sblocco, anche parziale, del tetto alla spesa per il personale sanitario e un piano straordinario di assunzioni.

DEPENALIZZAZIONE

Infine, la depenalizzazione dell’atto medico, che avrebbe dovuto essere affrontato in un Commissione ad hoc istituita dal ministro Nordio. L’obiettivo, spiegano i sindacati, è di "restituire maggiore serenità ai medici e ridurre il ricorso alla medicina difensiva". I medici, infatti, sono sottoposti oggi a tre diversi tribunali (ospedaliero, ordinistico e civile) e, insistono sempre i sindacati, "su 35mila cause ogni anno, il 95 per cento si conclude in un nulla di fatto".

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