Il bar Fruffco di Roma all'apertura, il giorno della fine del lockdown per l'emergenza Coronavirus, 18 maggio 2020. ANSA/CLAUDIO PERI

Roma, 22 aprile 2021 - Ma al bar dal 26 aprile cosa potremo fare? Quali saranno le regole? Di solito la categoria è lasciata in coda ai ristoranti che monopolizzano  l'attenzione, quando si parla di pubblici esercizi. Ma il settore è molto rilevante dal punto di vista economico. L’ultimo aggiornamento di Fipe Confcommercio calcola infatti 143.857 imprese attive in Italia nel 2020. I numeri naturalmente sono stati stravolti dal Covid-19. Ecco una guida per non rinunciare a uno tra i riti più amati dagli italiani, colpito al cuore dalla pandemia. Abbiamo anche chiesto alla categoria come immagina il futuro del settore.

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 "Salvo il caffè al banco"

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Il vicepresidente di Fipe Confcommercio Aldo Cursano ha studiato il decreto con lo staff legale e annuncia: "Riteniamo  che l’articolo 4  precluda esclusivamente e specificatamente il consumo al tavolo all’interno, consentendolo solo all’esterno. Ma il consumo al banco fino alle 18 da quello che abbiamo inteso con i nostri esperti resta consentito in zona gialla. Fa fede il decreto 2 marzo. Questo  salva i bar e l’aperto è un valore aggiunto". DeIlo stesso avviso Confartigianato, che l'ha messo per iscritto in una nota inviata a tutti i segretari territoriali. Insomma potremo finalmente riprendere il rito irrinunciabile del caffè in piedi davanti al barista di fiducia? Per averne la certezza, Confesercenti ha inviato una richiesta di chiarimento urgente alla presidenza del Consiglio. "Le colazioni - si ricorda - sono il 40% del fatturato. Se non c'è chiarezza, si rischia il caos. E siamo già a venerdì".

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Pranzo e cena all’aperto: sì

Il decreto riaperture stabilisce anche la rivincita dei dehors. Spesso osteggiati dalle amministrazioni - e soprattutto nei centri storici delle città dalle soprintendenze - sono diventati ora un’ancora di salvezza per gli imprenditori. Fortunato chi ce l’ha. Naturalmente il coprifuoco resta fissato alle 22. Limite che ha scatenato le proteste della categoria.

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Il dehor vale oro

"Questo decreto crea una discriminazione, meno della metà dei bar ha un dehor. E comunque nella stragrande maggioranza dei casi si hanno a disposizione spazi troppo esigui, davvero insignificanti - denuncia il vicepresidente di Fipe Confcommercio -. Così si è creata una discriminazione. Paradossalmente, si penalizzano i locali più strutturati, quelli che pagano gli affitti più alti. Rischiamo  di avere più dipendenti che clienti. Andava bilanciato. Io ho 150 posti dentro, 12 fuori. È una cattiveria. Anche perché abbiamo tutti investito su sanificazione dei locali, filtraggio dell'aria,  pannelli, distanziamenti... Praticamente dopo 14 mesi è come aver messo fuorilegge i locali. Dobbiamo avere più spazio. Le città vanno ripensate. Come l'accessiblità al centro. Non c'è vita sociale. Così siamo destinati a soccombere. Tutti i sindaci lo devono capire".

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Come sedersi a tavola

È consentito un massimo di quattro persone non conviventi -  per le famiglie non vale questo limite - e la distanza di sicurezza da osservare resta almeno di un metro. Chiaramente la mascherina dovrà essere abbassata, per consumare cibi e bevande

Potremo giocare a carte?

Sì ma soltanto all’aperto

"Serve più spazio"

Il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli è pronto a scontentare i cittadini pur di aiutare i locali. Vale anche per i ristoranti. “Piuttosto - ha dichiarato - toglieremo i parcheggi per mettere i tavolini all’aperto”. Altro filone: ridimensionare le carreggiate delle strade, “vedremo caso per caso”, è stata la promessa. Perché se possiamo stare all'aperto, banalmente serve più spazio per le attività

Il futuro

Il numero due della Fipe Cursano non ha dubbi. Alla domanda: dopo questo periodo, i bar diventeranno un'altra cosa?, risponde senza tentennamenti: "Penso proprio di sì. Lo spazio vuol dire sicurezza, sarà un elemento sempre più strategico. Quindi quei bar di 10-15 metri metri, dove si facevano quattrocento aperitivi stando tutti attaccati, è chiaro che in prospettiva sono un format che non sta più in piedi.  Sempre di più si affermeranno i luoghi che hanno le condizioni strutturali, mettono al centro salute e sicurezza. Era una stile di vita. Dobbiamo smontarlo e rimontarlo. E questo comporterà tanti morti e feriti. Per questo c'è bisogno di un'alleanza tra pubblico e privato".

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Il barista

Alessandro Galtieri, bolognese, 'pluripremiato' per il suo caffè, dà voce all'incertezza della categoria: "Finora nessuno ci ha spiegato chiaramente cosa potremo o non potremo fare. Ci stiamo preparando, stiamo acquistando merci e attrezzature sulla base degli annunci. Vedremo. Da 4 mesi abbiamo incassi al 10%.   La metà degli esercizi non ha lo spazio fisico per fare servizio all'aperto. Per questo le nuove regole mi sembrano piuttosto sconnesse. Bene le tre ore in più. Resta l'asporto. Non c'è altro".