Giovedì 25 Aprile 2024

Travolse e uccise due 16enni, nuovo processo per Pietro Genovese. “Evase dai domiciliari”

Per l’accusa il figlio del regista nel 2021 non era a casa durante un controllo dei carabinieri. Condannato a 5 anni e 4 mesi per omicidio stradale, ora è a rischio la pena alternativa ai servizi sociali

Pietro Genovese, 24 anni, è stato condannato a cinque anni e quattro mesi

Pietro Genovese, 24 anni, è stato condannato a cinque anni e quattro mesi

Roma, 22 febbraio 2024 – “E attendiamo la prossima udienza il 20 Marzo! Quanto ancora deve esserti abbonato Pietro Genovese per aver ammazzato due angeli di soli 16 anni?". Gabriella Saracino commenta così la notizia del rinvio a giudizio del 24enne, figlio del noto regista, che la notte tra il 21 e il 22 dicembre del 2019 ha travolto e ucciso sua figlia, Gaia Von Freymann, e Camilla Romagnoli mentre attraversavano corso Francia, quadrante nord della Capitale.

Condannato in via definitiva a cinque anni e quattro mesi di carcere per l’omicidio stradale delle due sedicenni romane, Genovese dovrà ora rispondere di evasione durante il suo anno ai domiciliari, l’unica pena che, ad oggi, ha di fatto scontato.

I fatti contestati risalgono al pomeriggio del 16 gennaio 2021. Quel giorno, verso le 17,50, i carabinieri della compagnia Parioli hanno citofonato varie volte a casa della famiglia del ventenne, nella zona del quartiere Trieste, per effettuare un controllo di rito, senza ottenere risposta. Nella relazione di servizio, poi finita all’attenzione dei magistrati di piazzale Clodio, i carabinieri scrivono di avere effettuato "numerosi tentativi prima al citofono dello stabile e successivamente suonando direttamente al campanello della porta d’ingresso dell’abitazione, senza ricevere alcuna risposta, sino alle successive ore 18:04".

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Lo stesso giorno era già stato effettuato un controllo, alle 15.55, con esito positivo, ed anche nel passaggio successivo, alle 20, Genovese era a casa. Il giovane che ieri, durante l’udienza predibattimentale è quasi sempre rimasto in piedi davanti al giudice, con il capo chino, ha accolto la decisione in silenzio. Ma per il suo avvocato "non c’è prova di evasione". "Non c’è alcuna immagine delle telecamere a circuito chiuso in cui Genovese – ha affermato in aula in suo difensore, Gianluca Tognozzi – è ripreso mentre esce di casa".

Perché, allora, non ha riposto per quasi due ore? La risposta, per Tognozzi, è banale: "Pietro stava dormendo al piano superiore dell’appartamento – ha detto il legale – e non ha sentito. I militari hanno lasciato l’edificio dopo pochi minuti. Non è ipotizzabile una qualsiasi condanna per una evasione che non c’è". I carabinieri, inoltre, altro aspetto controverso, pur essendo in possesso del telefono cellulare di Genovese non avrebbero provato a contattarlo.

Ma non si tratterebbe di un episodio isolato. Anche il 28 luglio del 2021 verso l’una di notte i carabinieri non hanno ottenuto risposta al controllo effettuato a casa Genovese. In quel caso, tuttavia, la segnalazione non è sfociata in un procedimento.

Condannato a otto anni in primo grado, divenuti 5 anni e 4 mesi con patteggiamento in Corte d’Appello, Genovese è tornato libero il 21 ottobre del 2021 con la cessazione dell’obbligo di dimora a cui era sottoposto dalle 22 alle 7 del mattino. I giudici dell’esecuzione devono ancora decidere su come fare scontare al giovane il residuo pena di circa 3 anni e 7 mesi. L’ipotesi è l’affido ai servizi sociali ma ora la posizione di Genovese potrebbe aggravarsi.