Giovedì 13 Giugno 2024

Lo psicologo "Fuori controllo, vivono d’istinto"

Pellai e la violenza fra i 14enni: troppi videogiochi "I ragazzini hanno perso il senso della vita reale"

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Agiscono senza riflettere, secondo un canovaccio che, se "è tipico della loro età", al contempo viene "evidentemente amplificato in questa fase storica nella quale si registra la carenza di un serio e proficuo allenamento al pensiero critico, indispensabile nella crescita dei preadolescenti". Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, con all’attivo decine di libri dedicati al vissuto giovanile, accende i riflettori sulla condizione mentale e sul disagio dei 13-14enni dei nostri giorni sullo sfondo del video choc del ragazzino aggredito e spinto sotto il treno da alcuni coetanei alla stazione di Seregno, in provincia di Monza e Brianza.

I giovanissimi non capiscono più gli effetti potenziali delle loro condotte violente?

"Quanto è successo è al di là di qualsiasi comprensione. È espressione di un tratto tipico dei preadolescenti. Quello di agire alla cieca, d’istinto, senza mettere a fuoco ciò che possono provocare in sé e soprattutto negli altri".

È solo colpa dell’età?

"Se questo tipo di violenze non sono nuove tra i 13-14enni, è anche vero che mai come oggi questi ragazzini non sanno più ragionare sul loro agire. Troppo spesso vivono solo secondo lo schema stimolo-reazione che nel contesto attuale invece di essere contenuto finisce per essere implementato".

Dai social e dai videogiochi?

"Esatto, questi strumenti slatentizzano l’iperattività con una scarsa elaborazione della condotta agita. Più veloce si è nel reagire e più si avanza nei livelli di gioco, per esempio".

Con quali conseguenze nel quotidiano?

"In tanti giovanissimi sta venendo meno il confine fra la loro vita virtuale e il loro vissuto reale. Una commistione che può ingenerare episodi violenti come quello di Seregno. In studio più di una volta mi è capitato di ascoltare ragazzini che, posti di fronte alle loro pesanti condotte, si sono giustificati con frasi tipo

“ma io non volevo fare niente di così grave“".

Come possono intervenire i genitori?

"L’approccio corre su un doppio binario. Da un lato, serve la loro presenza accanto ai figli. Questi non possono essere lasciati a se stessi in una fase così delicata dello sviluppo. Dall’altra, bisogna insistere nell’educare al senso del limite, occorre far capire che non tutto è lecito e che determinate azioni possono avere conseguenze tragiche, se non nella realtà virtuale in quella reale".

Giovanni Panettiere