Venerdì 24 Maggio 2024
FEDERICO D’ASCOLI
Cronaca

Il progetto Rondine. Dal conflitto al confronto: "Giovani russi e ucraini insieme per la pace"

Il fondatore della Cittadella, Vaccari: dialogo anche tra israeliani e palestinesi. Firenze, oggi l’iniziativa-testimonianza con la direttrice di Qn, Agnese Pini.

Il progetto Rondine. Dal conflitto al confronto: "Giovani russi e ucraini insieme per la pace"

Il progetto Rondine. Dal conflitto al confronto: "Giovani russi e ucraini insieme per la pace"

RONDINE (Arezzo)

Sono coppie di nemici che trasformano i conflitti. Si sono scoperti vicini oltre l’odio, sperimentando la convivenza e il dialogo quotidiani. Rondine è un borgo medievale a due passi da Ponte Buriano, lo scenario alle spalle della Gioconda. Nella Cittadella della Pace, lo studentato internazionale nato nel 1997 sul tratto dell’Arno amato da Leonardo da Vinci, arrivano giovani da Paesi in guerra: russi e ucraini, israeliani e palestinesi, bosniaci e serbi, armeni e azeri.

Quattro di loro stamani alle 11.30 saranno nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio per portare la testimonianza di chi si è messo in gioco per aprirsi all’ascolto del prossimo, per superare una logica di violenza e morte. L’israeliano Noam e il palestinese Loai, la russa Sabina e l’ucraina Kateryna dialogheranno con la direttrice del Quotidiano Nazionale Agnese Pini. Le conclusioni dell’incontro "Il vero nemico è la guerra" sono affidate a Dario Nardella, sindaco di Firenze e a Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine.

Vaccari, in 70 Paesi su 193 in questo momento si combatte una guerra. Molte di più di quando è iniziata l’esperienza di Rondine nel 1997. C’è ancora spazio per la pace?

"Confesso di avere qualche momento di sconforto e di chiedermi se davvero serve un’esperienza come la nostra. Alla fine mi rispondo sempre di sì perché sono convinto che la pace sia un processo quotidiano e che non potrà mai diventare una condizione permanente. Il conflitto e la violenza sono legati alla natura dell’uomo. Giustizia, perdono e ascolto sono le uniche risposte. Chi chiede pace, non la troverà mai se non trasforma, ogni giorno, il conflitto in confronto di idee".

Dal 2015 il Metodo Rondine è entrato nelle scuole italiane ed è stato indicato come modello dalle Nazioni Unite e dal nostro ministero dell’Istruzione.

"Siamo partiti per riparare i disastri della guerra, ora lavoriamo anche sulla prevenzione. Quello che mi fa sperare nel futuro è che nelle scuole troviamo grande accoglienza. La scuola, che educa i cittadini di oggi, tutte le mattine deve affrontare il tema della relazione. Riportiamo al centro la scuola: una relazione educativa significativa tra insegnante e alunno. Imparare a prendersi cura delle relazioni, passando attraverso le differenze e della conflittualità che sono alla base di ogni essere umano. A Rondine abbiamo formato oltre 300 giovani provenienti da luoghi di guerra di tutto il mondo e 500 studenti di tutta Italia, grazie a percorsi scolastici con una didattica innovativa. Offriamo una mentalità per leggere e orientare i conflitti: gestendoli li trasformeremo in energia positiva, per noi e per gli altri".

Come fa un conflitto a diventare costruttivo, prima di trasformarsi in guerra?

"Non facendo finta che le ostilità non esistano ma accettando il dialogo che nasce dalla condivisione della cultura. L’educazione non ha mai un senso unico: la relazione è sempre uno scambio continuo tra chi insegna e chi impara".

Si può avere fiducia nella pace, in un momento così?

"È una forza che ci deve spingere a creare ponti fra le persone. Spesso la fiducia fa i conti con la tendenza a chiudersi nelle proprie idee: è solo nell’incontro con la diversità che capisco chi sono. Creare relazioni è prendersi cura l’uno dell’altro".