Il carcere dell’orrore. Il ministro Piantedosi: "Torture inaccettabili". In arrivo un’ispezione

Violenza a Reggio Emilia, Nordio: "Provo sdegno e dolore". Il detenuto malmenato: "Ho tanta paura che possa risuccedere".

Il carcere dell’orrore. Il ministro Piantedosi: "Torture inaccettabili". In arrivo un’ispezione

Il carcere dell’orrore. Il ministro Piantedosi: "Torture inaccettabili". In arrivo un’ispezione

Fotogrammi "ripugnanti", "inaccettabili" in un Paese civile. "Provo sdegno e dolore, sono immagini indegne per uno Stato democratico. In attesa che la magistratura ricostruisca i fatti e accerti le responsabilità, voglio sottolineare come sia stata la stessa polizia penitenziaria a svolgere le indagini, su mandato della procura. L’amministrazione penitenziaria tutta è la prima ad auspicare che si faccia luce fino in fondo sulla vicenda". Con queste parole durissime il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è intervenuto ieri sull’inchiesta di Reggio Emilia, dopo la diffusione del video choc in cui alcuni agenti tengono incappucciato un detenuto, per poi denudarlo e prenderlo a schiaffi. A rinforzare le sue parole anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: "Non sono cose accettabili. Ogni volta che una persona è ristretta, sotto la vigilanza di organi dello Stato, deve essere assicurata la dignità della persona in modo duplice rispetto alle normali condizioni".

L’episodio risale al 3 aprile scorso, nel carcere di Reggio Emilia. Per dieci agenti la procura ha chiesto il rinvio a giudizio: sono accusati, a vario titolo, di tortura e lesioni – oltreché di falso – nei confronti di un tunisino 44enne. Proprio su quei fatti e sull’intero istituto reggiano, il Garante nazionale dei detenuti sta effettuando ulteriori verifiche e nei prossimi giorni potrebbe essere prevista un’ispezione.

Ma ad alzare la voce è anche il garante dei detenuti dell’Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri, che parla di "una pagina nera della gestione carceraria nella nostra regione". "Non si può che provare un senso di ripugnanza e dolore – prosegue – nel vedere uomini in divisa usare metodi non solo illegali ma che tolgono ogni sembianza umana a un uomo incappucciandolo, colpendolo con pugni e calci, rendendolo totalmente vulnerabile e indifeso".

Le parole del detenuto stesso, emergono dai verbali della denuncia che aveva effettuato pochi giorni dopo il pestaggio. "È stato un lungo momento di terrore puro, in cui ho pensato che non avrebbero mai smesso", ha raccontato il tunisino, assistito dall’avvocato Luca Sebastiani. "Come io sto pagando per gli errori che ho fatto, è giusto che chi mi ha picchiato, approfittando del mio stato detentivo, ammanettato e in minoranza, risponda legalmente di ciò che ha fatto. Devo ammettere – ha concluso – che ho molta paura che possa risuccedere, anche perché non lo dimenticherò mai".

Le difese dei dieci agenti imputati, nel frattempo, fanno sapere: "Rispetto alla pubblicazione del video, che riteniamo possa essere avvenuta contra legem, stiamo valutando la presentazione di un esposto alla procura. Tale divulgazione senza dubbio nuoce al processo e alle garanzie difensive. I processi si celebrano infatti nelle aule e non altrove", chiosano gli avvocati Federico de Belvis, Nicola Tria e Alessandro Conti. Mentre dai sindacati di polizia penitenziaria scuotono la testa: "Siamo rimasti sconcertati – dichiara Gennarino De Fazio, segretario generale Uilpa polizia penitenziaria –. Non si può neppure parlare di poche o tante ‘mele marce’, ciò che è palesemente marcio è il sistema carcerario e tende a far marcire tutto ciò che vi è dentro". Lo stesso riferimento a un cortocircuito del sistema arriva dal Sappe: "Il detenuto aveva già ricevuto circa 30 procedimenti disciplinari. Ogni giorno si contano tra i poliziotti feriti, anche gravi. Ciò non giustifica eventuali eccessi, ma quando si lavora in un clima di violenza quotidiana, l’esasperazione può portare a gesti inconsulti", affermano il segretario generale aggiunto Giovanni Battista Durante e Francesco Campobasso, segretario nazionale.

Benedetta Salsi