Ok al fondo per le donne. Nuovi centri anti violenza e Reddito di libertà più alto. Così saranno spesi i 40 milioni

Lotta ai femminicidi: via libera unanime nella legge di bilancio all’emendamento delle opposizioni Costruite altre case rifugio, investimenti per formare gli operatori. Alle madri sole 400 euro al mese

Giulia Cecchettin

Giulia Cecchettin

Roma, 18 dicembre 2023 – All’alba di un giorno di festa, domenica scorsa, in commissione Bilancio del Senato, è stato varato all’unanimità un emendamento "rosso". Nel nome di Giulia Cecchettin, certo, ma anche di tutte le donne vittime di violenza. Quaranta milioni della legge di bilancio che le opposizioni unite hanno deciso di destinare ad altre donne. Quelle che vivono una situazione di pericolo, in casa. E quelle che hanno subito una doppia violenza: non solo fisica o psicologica, ma anche economica perché si ritrovano in una condizione di povertà. Il testo è stato presentato dal Pd con M5s, AVS, Italia Viva e Azione, che hanno scelto di destinare tutte le risorse a loro disposizione su un solo punto. La maggioranza ha condiviso l’emendamento e la votazione si è conclusa con un applauso; un segnale politico, dunque, per mostrare un interesse concreto alla questione. Il fondo in questione quest’anno valeva circa 100 milioni, nel 2022 è stato di 330, ma in passato è stato anche molto più cospicuo: sono soldi che il ministero dell’Economia mette nelle disponibilità di deputati e senatori cosicché questi possano finanziare piccoli progetti, quasi sempre per soddisfare determinate categorie di lavoratori o per compiacere in vario modo il proprio elettorato. Di solito una quota maggiore è assegnata ai parlamentari della maggioranza che sostiene il governo, una quota minore quelli all’opposizione.

Invece stavolta sarà diverso. Sarà sostenuto il reddito di libertà, cioè il contributo economico che l’Inps dà alle donne vittime di violenza, sole o con figli: fino a 400 euro al mese per un massimo di 12 mesi. Questo contributo ha l’obiettivo di rendere autonome le donne. Parte dei fondi andranno a centri antiviolenza, oltre che a programmi di prevenzione e formazione. Spiega nel dettaglio di cosa si tratta l’ex ministra Elena Bonetti. "Per dare attuazione al piano nazionale antiviolenza e alle misure previste che avevamo adottato al governo con Draghi: reddito di libertà strutturale aumentato in modo significativo, incentivi per il lavoro delle donne vittime di violenza per restituire loro libertà e autonomia economica, rafforzamento della rete antiviolenza con i centri antiviolenza e il recupero degli uomini maltrattanti, risorse per formare gli operatori. Un passo importante e concreto, segno di una politica che non solo sa unirsi oltre le differenze ma soprattutto che non si limita a commentare e decide di agire concretamente". La dotazione per la misura passerebbe da 4 a 10 milioni di euro per i prossimi tre anni, permettendo così di sostenere un numero maggiore di donne, o anche di alzare la cifra massima erogata.

C’è poi una dotazione di 7 milioni di euro per i centri antiviolenza, altri due milioni per la formazione degli operatori che ci lavorano. La restante cifra dovrebbe andare a quegli immobili che sono destinati a diventare ‘case rifugio’ per l’accoglienza di vittime di violenza. Soddisfazione anche da parte della maggioranza, come sottolinea Fratelli d’Italia con Dario Damiani: "Glielo abbiamo votato pure noi, non ci sono problemi a sostenere dei temi". E grande orgoglio per Elly Schlein, segretaria del Pd, promotrice dell’iniziativa, che ha commentato: "Lo trovo un segnale estremamente importante. La destra ha rinunciato per la sua parte alle mance di cui leggiamo, per dare una risposta concreta alle rivendicazioni di un Paese che davanti ai femminicidi ci ha detto basta, dovete fare qualcosa". Ed è stato fatto.