Mercoledì 22 Maggio 2024
GIULIA PROSPERETTI
Cronaca

Minaccia fake news. "La buona informazione è la principale ricetta anti astensionismo"

Ruben Razzante (Cattolica): "I rischi più forti arrivano dalla rete. La politica deve sostenere il settore, serve un tavolo con le piattaforme"

L'astensionismo in Italia

L'astensionismo in Italia

Roma, 18 aprile 2024 – C’è un problema di rete altamente tossica che veicola contenuti non vagliati, non verificati, che finiscono per generare disinformazione e per orientare in maniera distorta l’opinione pubblica. Per contrastare questo fenomeno serve un gioco di squadra tra giornalisti, editori, colossi del web e la politica che, senza ingerenze nelle scelte editoriali, deve stimolare la cooperazione tra queste componenti e attivarsi per far applicare le leggi esistenti". A meno di due mesi dalla prossime elezioni europee, Ruben Razzante, docente di diritto dell’informazione all’università Cattolica di Milano, fa il punto sull’impatto delle fake news e lancia un appello alla politica affinché "salvi la democrazia e sostenga l’informazione di qualità che è la pre condizione per esercitare i diritti fondamentali".

Le fake news influiscono sulle decisioni di voto?

"Le persone non particolarmente colte o molto avanti con gli anni sono più facilmente soggette a questo tipo di messaggi fuorvianti. Il problema c’è ed è soprattutto concentrato sul web e sui social".

Nel 2018, proprio in vista delle elezioni europee dell’anno successivo, l’Ue ha varato un Codice di autoregolamentazione sulle fake news. Ha funzionato?

"I risultati furono buoni. Furono marginalizzate nello spazio virtuale molte fake news, probabilmente di conio russo e cinese, miranti a favorire l’ascesa alla guida dell’Unione europea delle forze sovraniste. Questo rischio fu sventato, le forze europeiste trionfarono, e la questione si chiuse. Il problema si ripresenta nuovamente adesso perché, in cinque anni, si sono moltiplicati i canali di diffusione delle notizie ed è, quindi, aumentato il rischio di diffusione delle fake news".

Oggi il Codice di autoregolamentazione è sufficiente ad arginare le fake news?

"Speriamo di sì. Nel frattempo l’Ue – pur non potendo fare una legge ad hoc sulle fake news perché verrebbe interpretata come una censura – ha promosso altri interventi legislativi come il Digital Services Act. Entrato in vigore lo scorso febbraio, il regolamento europeo sui servizi digitali responsabilizza maggiormente le piattaforme rispetto alla circolazione delle fake news. C’è uno strumento in più rispetto alle scorse Europee che un po’ incide sui meccanismi di controllo e di verifica della provenienza di alcune notizie e dell’attendibilità di alcune fonti".

Queste fragilità del sistema dell’informazione quali conseguenze possono avere?

"La prima è l’astensionismo. L’augurio è che l’abbinamento, in molte realtà locali, con le amministrative possa trascinare la partecipazione anche alle elezioni europee. Però un effetto disaffezione potrebbe esserci. Un effetto, peraltro, alimentato dalle fake news che circolano sui social e che fanno presa soprattutto sulle nuove generazioni".

Cosa si dovrebbe fare?

"Bisogna rendere più facilmente riconoscibili in rete i contenuti prodotti professionalmente. Un aiuto arriverà dall’European media freedom act. Ma anche in Italia è importante che la politica capisca che va sostenuta, anche economicamente, l’informazione di qualità perché è l’unica difesa contro le fake news. Come diventa fondamentale chiamare al tavolo negoziale le grandi piattaforme web per stabilire un equo compenso per i contenuti utilizzati che rispettino il copyright".