L'ultima foto nella cabina della funivia del piccolo Eitan
L'ultima foto nella cabina della funivia del piccolo Eitan

Roma, 25 maggio 2021 - Una maglietta rossa e lo sguardo verso l'alto, ad ammirare le bellezze naturali di Stresa, sopra il lago Maggiore. E' questa l'ultima immagine che ritrae Eitan, scattata dalla famiglia Biran e inviata a un parente in Israele, prima del crollo della cabina della funivia Stresa-Mottarone, che è costato la vita a 14 persone. Il piccolo Eitan, di soli 5 anni, è l'unico sopravvissuto alla tragedia, in cui ha persono mamma, Tal Peleg (27 anni), il papà, Amit Biran (30 anni), e fratellino Tom (2 anni). "Il bimbo sta cominciando a svegliarsi - ha comunicato oggi Giorgio Ivani, direttore del reparto di rianimazione dell'ospedale Regina Margherita di Torino -. È una buona notizia". E' iniziato oggi, infatti, l'iter di risveglio del piccolo guerriero, con una graduale riduzione dei farmaci per la sedazione. "Si tratta comunque di un processo molto lento - ha aggiunto Ivani -, per cui è ancora sedato e intubato, ma i farmaci della sedazione sono stati ridotti permettendo di avere una 'superficializzazione' della coscienza del bambino, che sarà molto lenta". Il direttore ha spiegato quali sono stati i primi segnali manifestato dal piccolo: "Sta cominciando a fare qualche respiro spontaneo, dà qualche colpo di tosse. Sono tutti segni del riaffiorare della coscienza. Che sarà progressiva, ma comincia a dare segni di comportamento spontaneo".

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Tutte le speranze sono con Eitan, arrivato all'ospedale in condizioni critiche. A salvarlo nello schianto, hanno fatto sapere dall'ospedale, probabilmente sono state le braccia possenti del papà, il 30enne israeliano Amit Biran. Quel "ragazzo molto motivato, che aveva progetti importanti per il futuro ed era legatissimo alla sua famiglia". Lo ha ricordato così il professor Ciro Esposito, direttore della Nefrologia dell'Istituto Maugeri di Pavia. La famiglia Biran viveva a Pavia, in una casa del quartiere Borgo Ticino. Nello scorso mese di settembre, Amit aveva effettuato un periodo di tirocinio nel reparto del professor Esposito. "È stato con noi quattro settimane - ha raccontato il primario -. Era al quarto anno di studi. Mi ha subito ben impressionato, per la motivazione e l'interesse con cui ha vissuto quel periodo nel nostro reparto, ma anche per la simpatia e la carica umana di cui era dotato. Il fatto di essere già padre lo rendeva una persona molto responsabile". "È una tragedia che ci ha profondamente colpito - ha concluso Esposito -: è terribile vedere una famiglia così giovane e piena di speranze verso il futuro cancellata in un'istante".

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Quando il piccolo si risveglierà la realtà a cui sarà di fronte non sarà semplice.Al suo fianco ci sarà la zia Aya, la sorella di papà Amit, un’equipe di psicologi che gli spiegaranno quello che è successo. I traumi che ha subito "non solo fisici ma anche psicologici, quindi dobbiamo intervenire subito, dai primi gesti semplici per evitare che le cose poi si complichino", ha spiegato Marisa Bertolotti, psicologa del dipartimento pediatrico dell'ospedale Regina Margherita di Torino. "In un secondo momento - ha aggiunto - dobbiamo aspettare i suoi tempi, siamo noi che dobbiamo andare incontro al bambino senza aspettarci le risposte che desideriamo. Siamo in totale sinergia con i colleghi della rianimazione per preparare il bambino al risveglio, momento in cui dovrà trovare accanto a se' dei volti familiari. Dobbiamo capire, insieme alla famiglia, quali sono le sue consapevolezze, a che punto sta lui e raggiungerlo a quel punto. Dopodichè, servirà lavorare con la famiglia per comprendere passo dopo passo e delicatamente di cosa si può parlare con questo bambino".