Martedì 25 Giugno 2024
CHIARA
Cronaca

Due messaggi sbagliati e inopportuni

Chiara

Di Clemente

Quando in un giorno si torna indietro di secoli. A Cividale del Friuli l’opuscolo diffuso nelle scuole elargisce consigli “anti-stupro” alle ragazze avvertendole che non essere violentate dipende da loro, basta evitare di indossare "abiti succinti" e non "lanciare sorrisi ironici o provocatori a sconosciuti". A Torino si decide di dare un premio a Kevin Spacey, assolto a ottobre a New York in una causa civile per alcune accuse di molestie ma in attesa di un processo a Londra in cui dovrà rispondere di altre 12 accuse di violenze sessuali. Libero di viaggiare fuori dalla Gran Bretagna, su cauzione; liberissimo di lavorare, se qualcuno se lo accolla. Libero di essere pure premiato? Forse no: il più elementare rispetto verso le eventuali vittime avrebbe dovuto imporre ai suoi fan di aspettare almeno la prossima sentenza. Il caso Cividale e il caso Spacey sono due facce dello stesso problema: il perdurare della percezione che i reati sessuali appartengano a una sfera "privata" delle vittime. E anche peggio: che il problema dei reati sessuali siano le vittime, non i carnefici.

Percezione difesa peraltro, a Cividale, da una sindaca che ha pure affermato: "Dicono che è un testo medioevale? Ma noi siamo una città medioevale. Se una usa le gonne così corte che si vedono le mutande, per me è di cattivo gusto, e io non sono anacronistica".

Sono dieci anni, dall’esplosione del #MeToo, che la sensibilità sulle molestie sessuali è profondamente cambiata, demolendo di fatto il totem maschilista che permetteva ai carnefici di ripararsi all’ombra della connivenza tra maschietti, della giustificazione (hollywoodiana) del "è sempre andata così", e via indietro fino alle sentenze italiche dello "stupro consenziente" per via dell’abbigliamento della donna. Lo spirito del #MeToo è ormai carne pulsante e fondante delle nuove generazioni, e pure di quelle meno nuove. Non rendersene conto non è tanto avere il cervello nel Medio Evo. È come non avercelo affatto.