Per una volta escono da Palazzo Chigi tutti soddisfatti. Anche se qualcuno lo è più degli altri: colpa del coprifuoco che il premier Mario Draghi allenta ma con gradualità, come il resto delle norme per le riaperture, "in modo da riuscire a soppesare gli effetti di ciascuna misura", spiega nella cabina di regia sul Covid. E così, da domani nelle regioni gialle si potrà uscire fino alle 23, per avere un’ora in più di circolazione notturna bisognerà attendere il 7 giugno, quando il coprifuoco verrà posticipato a mezzanotte, mentre sarà abolito il 21 giugno. Tranne la Val d’Aosta, in arancione, le misure contenute nel decreto aperture varato ieri dal Consiglio dei ministri valgono per tutta l’Italia. Ma dal primo giugno Friuli Venezia Giulia, Molise e Sardegna diventano zona bianca, dove non c’è coprifuoco (uniche regole da rispettare: mascherina e distanziamento) e la...

Per una volta escono da Palazzo Chigi tutti soddisfatti. Anche se qualcuno lo è più degli altri: colpa del coprifuoco che il premier Mario Draghi allenta ma con gradualità, come il resto delle norme per le riaperture, "in modo da riuscire a soppesare gli effetti di ciascuna misura", spiega nella cabina di regia sul Covid. E così, da domani nelle regioni gialle si potrà uscire fino alle 23, per avere un’ora in più di circolazione notturna bisognerà attendere il 7 giugno, quando il coprifuoco verrà posticipato a mezzanotte, mentre sarà abolito il 21 giugno. Tranne la Val d’Aosta, in arancione, le misure contenute nel decreto aperture varato ieri dal Consiglio dei ministri valgono per tutta l’Italia. Ma dal primo giugno Friuli Venezia Giulia, Molise e Sardegna diventano zona bianca, dove non c’è coprifuoco (uniche regole da rispettare: mascherina e distanziamento) e la settimana successiva l’upgrade toccherà ad Abruzzo, Veneto e LIguria. Con la deroga domani per la finale di Coppa Italia tra Juventus e Atalanta a Reggio Emilia, che segna il ritorno sugli spalti del pubblico con 4.200 tifosi allo stadio.

Bollettino Covid del 18 maggio

Coerente con la linea adottata il 26 aprile, Draghi lascia poco margine d’azione ai capi delegazione al governo riuniti nel pomeriggio; non appena gli esperti, Brusaferro e Locatelli, finiscono di illustrare i dati in netto miglioramento sul fronte dei contagi e su quello della campagna vaccinale, il premier osserva che "sono proprio questi dati scientifici che spingono ad accelerare la ripartenza di molti comparti, cercando un doveroso equilibrio". Di qui, la scelta di muovere un passo alla volta sul coprifuoco, come chiesto da una parte dei virologi: "Bisogna andare per step successivi", riassume umori comuni Pregliasco. Non è quello che il centrodestra si aspettava, convinto fin dal mattino che il coprifuoco sarebbe arrivato subito a mezzanotte. Giancarlo Giorgetti prova a obiettare che si può modulare diversamente la proposta: chiudere i locali alle 23, ma consentire fino alle 24 il rientro a casa e poi eliminare il coprifuoco dal primo giugno. Ma Draghi tiene la posizione, malgrado il tentativo di mediazione della ministra Bonetti (IV): divieto di circolazione alle 23 nel weekend, e alle 24 in settimana. Nell’intervallo tra la riunione della cabina di regia e quella del Cdm, Salvini fa il punto con gli esponenti leghisti nell’esecutivo, negli stessi minuti in cui la Meloni protesta: "Resta un coprifuoco liberticida, c’è poco da gioire". Nel summit passa la linea che vuole evitare non solo uno scontro, ma anche nuove tensioni: in fin dei conti, si parte dal 19 e non dal 24 come ipotizzato in precedenza. Ragionamento che vale pure per le regioni, guidate dall’amico Fedriga che promettono di intervenire per accelerare sia l’eliminazione del coprifuoco sia il passaggio di colore tra zone. Del resto, è già stato fissato il solito "tagliando" delle norme tra 15 giorni.

Zona bianca senza coprifuoco: come ci si entra e regole

A far da pendant, c’è chi avrebbe voluto più prudenza come il ministro Speranza, che desiderava prolungare per un altro po’ tanto il coprifuoco alle 23 quanto la chiusura dei locali a cena. Discussioni, comunque, non zuffe. Del resto dopo aver votato giovedì un ordine del giorno sulle riaperture partorito faticosamente, anche un’eccessiva tensione sarebbe stata fuori logo. Dunque tutti d’accordo in poco più di un’ora e poco male se qualcuno, come il leader del Carroccio, ha scelto di vedere il classico bicchiere mezzo pieno. Perché alla fine dei conti dalla bagarre delle settimane scorse e dal decreto che entrerà in vigore domani e che segna il vero avvio della riapertura generalizzata, come sottolinea la ministra Maria Stella Gelmini, esce fuori un solo vincitore: Mario Draghi. Non solo e non tanto per la mediazione di ieri su quell’oretta in più o in meno che in realtà cambia ben poco. Ma perché stato lui a decidere l’azzardo del rischio ragionato con l’avvio delle riaperture il 26 aprile, sconsigliato da tutta l’ala più cauta e addirittura deciso per la prima volta senza consultare il Comitato tecnico-scientifico. Ed è stato sempre lui a individuare nella gradualità la linea del Piave che ha poi difeso sempre con grande decisione. Ieri un po’ tutti sia nelle aule della politica che nei mass media segnalavano il successo del "rischio ragionato". Ma quello è un successo che porta la firma del presidente del Consiglio.