Maria Rita Gismondo
Maria Rita Gismondo
Roma, 11 gennaio 2022 - Il premier spagnolo Pedro Sánchez , in un’intervista al Pais, ha indicato la via: "Smettiamo di trattare questa ondata di Covid come le precedenti. La letalità, per chi ha tre dosi di vaccino, è identica a una influenza qualsiasi. Iniziamo a fare un tracciamento diverso, simile a quello per l’influenza". La strada è quella giusta per Maria Rita Gismondo, 67 anni, microbiologa dell’ospedale Sacco di Milano, preoccupata soprattutto dall’isterismo italiano e dalla corsa al tampone a tutti i costi. Paese bloccato, ricoveri gonfiati. Perché serve il modello spagnolo Covid, Bassetti: "Numeri di morti e ricoverati sono falsati" Omicron, Ema: "Rischio ricovero dimezzato rispetto a Delta". Francia, oltre 368mila casi Il modello di Madrid potrebbe...

Roma, 11 gennaio 2022 - Il premier spagnolo Pedro Sánchez , in un’intervista al Pais, ha indicato la via: "Smettiamo di trattare questa ondata di Covid come le precedenti. La letalità, per chi ha tre dosi di vaccino, è identica a una influenza qualsiasi. Iniziamo a fare un tracciamento diverso, simile a quello per l’influenza". La strada è quella giusta per Maria Rita Gismondo, 67 anni, microbiologa dell’ospedale Sacco di Milano, preoccupata soprattutto dall’isterismo italiano e dalla corsa al tampone a tutti i costi.

Paese bloccato, ricoveri gonfiati. Perché serve il modello spagnolo

Covid, Bassetti: "Numeri di morti e ricoverati sono falsati"

Omicron, Ema: "Rischio ricovero dimezzato rispetto a Delta". Francia, oltre 368mila casi

Il modello di Madrid potrebbe andar bene anche per noi?
"Sì, l’Italia dovrebbe seguirlo perché solo da questa scelta deriva la convivenza possibile col Covid. Il virus non ci abbandonerà per tanto tempo, ma abbiamo le armi del vaccino e degli antivirali: possiamo accerchiare il virus e ottenere il massimo del risultato che è mantenere bassissimi i casi severi e i decessi".

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Ma su quale basi la Spagna ha ragione?
"Basta guardare i numeri e quello che il virus sta provocando. Ovvio, dobbiamo continuare a stare attenti, ma come si fa con l’influenza che ha un programma di osservazione, reti di medici e osservatori sentinella. Nessuno può dire ’facciamo finta che questo virus non ci sia’, sarebbe un’incoscienza. Basta tenere una sorveglianza attiva, in modo da cogliere eventuali variazioni in termini di incidenza. Ma apriamo e torniamo a una vita normale".

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Ha senso continuare a inseguire tutti i presunti casi di Covid con il tracciamento e testare anche le persone che non hanno sintomi?
"No. Basta andare in un ospedale e vedere lunghe code dove le persone rischiano di prendere bronchite e polmonite per un tampone che non serve a nulla. Può servire nei fragili, che hanno bisogno di un trattamento a parte, e ai sintomatici per avere certezza che sia Covid. Ma andare a tracciare i contatti stretti o tutti i bambini di una classe, significa buttare soldi a mare. Questo modo di inseguire il virus ci fa sprecare energie di persone ed economiche, sottraendole al resto della sanità".

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L’Italia è malata di tamponite?
"C’è un isterismo insopportabile. Nel mio laboratorio processiamo circa 2.500-3.000 tamponi al giorno, impiego 3/4 del personale per il Covid e ritardiamo altre diagnosi. Presto rischiamo di trovarci a contare decessi per altre patologie causate da questi ritardi".

Andrebbe cambiato anche il report dei contagi giornalieri?
"Adattiamo al Covid il protocollo di comportamento per l’influenza. Non riferiamo ogni giorno, da autunno a primavera, quanti contagi e decessi ci sono. Basta con il bollettino che ogni giorno ci dice se ci sono due ricoveri o due decessi in più o in meno. E poi, se si usassero di più gli antivirali, cadrebbero i numeri delle ospedalizzazioni".

L’Inghilterra ha preso provvedimenti meno drastici dei nostri e ora osserva la discesa di contagi e vittime.
"Sono in contatto con colleghi inglesi per altri motivi di ricerca. L’isteria che c’è in Italia lì non l’hanno mai avuta. Anche se all’inizio possono aver commesso degli errori, ora vivono la situazione con tranquillità. Il Covid non fa più notizia, cosa che ha dato grande serenità".

Dopo Omicron cosa dobbiamo aspettarci?
"Il pericolo di mutazioni non gradevoli è sempre dietro l’angolo. L’unica cosa che dovremmo fare è quella che non viene fatta: vaccinare quella parte del mondo che non ha le possibilità. Se continuiamo a guardare solo all’Europa, saremmo perdenti".