Roma, 16 novembre 2020 - Per la partita dell'Italia contro il Coronavirus saranno decisivi "i prossimi 7-10 giorni". Lo dice il ministro della Salute, Roberto Speranza, in un'intervista a La Stampa. "Resto molto prudente - spiega -, ma i nostri esperti del Cts ci dicono che la curva dei contagi si va stabilizzando" (qui il bollettino Covid del 16 novembre). Sottolineando che "è ancora presto per dirlo", Speranza ammette però che "ci sono valide ragioni per credere che le ultime misure comincino a dare qualche risultato". Sul vaccino anti Coronavirus il ministro conferma che "all'inizio avremo dosi per 1,7 milioni di persone (personale medico-sanitario e Rsa)", ma chiarisce che per "le vere vaccinazioni di massa dovremo aspettare il secondo semestre del 2021".

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Nel frattempo, timidi segnali di miglioramento si intravedono. E potrebbero rivelarsi fondamentali per scongiurare quel lockdown nazionale visto da più parti come spettro per l'economia. Ma non solo, perché se la situazione dovesse farsi meno pesante, non è escluso che qualche allentamento delle restrizioni possa arrivare già a ridosso del Natale. "Sicuramente ci sarà un allargamento delle possibilità di movimento", prevede Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell'Istituto "Galeazzi" di Milano. Che, tuttavia, ribadisce: "Dovrà essere un Natale sobrio: un 'liberi tutti' ci porterebbe ad una terza ondata". Il mantra è sempre lo stesso, ovvero il "dipende da noi, da come sapremo gestire la convivenza con il virus". Secondo Pregliasco davanti a noni non abbiamo "uno srpint, ma una maratona". Molto dipenderà dai dati del monitoraggio Iss del 2 dicembre, vigilia della scadenza del decreto anti Covid del 3 novembre. Conte è pronto a varare un nuovo Dpcm ad hoc per il Natale. Previsto un alleggerimento dei divieti, ma non sarà il 'liberi tutti' temuto da Pregliasco. Sul piede di guerra Anaa Assomed, il sindacato dei medici che non solo paventa il rischio di una terza ondata in caso di riapertura, ma chiede "una zona rossa diffusa" per le feste.

Terapie intensive

Nel frattempo, il commissario all'emergenza Covid, Domenico Arcuri, sottolinea come al momento la pressione sulle terapie intensive "non c'è". Arcuri, intervenuto alla conferenza 'Finanza e sistema Paese un anno dopo' della Digital Finance Community Week, fa il confronto con la Germania dove "a marzo c'erano 30 mila posti di terapia intensiva, sei volte di più che in Italia, dove erano 5 mila". Quindi una considerazione sul picco dove, nel nostro Paese "abbiamo avuto circa 7 mila pazienti in rianimazione, duemila di più della totale capienza dei reparti".

Una situazione ben lontana da quella attuale. "Oggi abbiamo circa 10 mila posti di terapia intensiva e arriveremo a 11.300 nel prossimo mese", spiega il commissario. E aggiunge: "Attualmente ci sono circa 3.300 ricoverati in terapia intensiva, quindi la pressione su questi reparti non c'è". 

Notizie dalle regioni

Le ultime notizie danno il governatore Marsilio pronto a firmare un'ordinanza che porti l'Abruzzo in zona rossa. Ieri la Basilicata ha invece annunciato che terrà le scuole chiuse fino al prossimo 2 dicembre. In Liguria il presidente Giovanni Toti ipotizza un rientro in zona gialla qualora l'indice Rt scendesse sotto a 1 e calasse il numero degli ospedalizzati. Lo spostamento, in ogni caso, dovrebbe avvenire solo "a fine mese", quindi fra due settimane. 

E oggi si registra anche l'attacco del presidente del Friuli-Venezia e Giulia Massimiliano Fedriga alle decisioni prese dal Governo in merito alla mappa delle regioni. "Le scelte vanno fatte, anche se difficili, ma non si può delegare tutto a un algoritmo", dice Fedriga prendendo di mira i parametri del Cts. "La politica deve essere in grado di fare sintesi e prendersi le sue responsabilità", aggiunge.