Inizia in tutta Italia la somministrazione della terza dose di vaccino anti-Covid ai soggetti fragili. L’operazione punta a proteggere inizialmente tre milioni di persone particolarmente vulnerabili. È una tappa obbligata, e non sarà l’ultima. Nei mesi a venire toccherà a tutti verosimilmente ricaricare di anticorpi le nostre riserve con un booster. Dopo un lasso di tempo variabile infatti, a seconda dell’organismo, calano le concentrazioni di questi efficientissimi soldatini nel sangue circolante. Un fenomeno che ci riguarda senza eccezioni, indipendentemente dall’età, anche se ognuno reagisce in maniera diversa. Alcuni tra gli immunizzati sono più refrattari di altri all’assalto del virus per una somma di motivi: genetica e costituzione fisica. Di certo, chi ancora si sottrae alla chiamata alle armi rischia...

Inizia in tutta Italia la somministrazione della terza dose di vaccino anti-Covid ai soggetti fragili. L’operazione punta a proteggere inizialmente tre milioni di persone particolarmente vulnerabili. È una tappa obbligata, e non sarà l’ultima. Nei mesi a venire toccherà a tutti verosimilmente ricaricare di anticorpi le nostre riserve con un booster. Dopo un lasso di tempo variabile infatti, a seconda dell’organismo, calano le concentrazioni di questi efficientissimi soldatini nel sangue circolante. Un fenomeno che ci riguarda senza eccezioni, indipendentemente dall’età, anche se ognuno reagisce in maniera diversa. Alcuni tra gli immunizzati sono più refrattari di altri all’assalto del virus per una somma di motivi: genetica e costituzione fisica. Di certo, chi ancora si sottrae alla chiamata alle armi rischia grosso. Ne parliamo con Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, alla luce di uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine.

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Professore, quale tipo di immunità abbiamo acquisito al giorno d’oggi?

"Secondo i rilievi statistici registrati nel Regno Unito e in Israele, il livello di protezione nei confronti del Sars–Cov-2 tra quanti sono stati vaccinati nei primi mesi dell’anno risulta mediamente inferiore rispetto a quanti hanno completato il ciclo nei mesi successivi. Le difese, beninteso, sono in grado di scongiurare ricoveri ospedalieri e aggravamenti in tutti gli scaglioni indifferentemente, ma i primi avrebbero già bisogno di una ulteriore spinta per tornare a un livello di copertura simile a quella sviluppata dopo il primo richiamo".

Da quali considerazioni parte l’esigenza di mettere in conto una terza dose per tutti?

"Dobbiamo affidarci alle evidenze. I dati sulle terze dosi che provengono da Israele, dove tutti gli over 60 vengono convocati, sono incoraggianti. I ricercatori hanno dimostrato che la terza dose Pfizer innalza al 95% l’efficacia del vaccino tra i soggetti che hanno ricevuto il richiamo. È ragionevolmente certo che la durata della protezione sia limitata, nel senso che cala nel tempo, più o meno rapidamente ma inevitabilmente. Le varianti renderanno necessario procedere con nuove somministrazioni ogni anno".

Eppure sembra che in Italia ci sia ancora qualche esitazione.

"Di fatto la macchina è stata messa in moto. Sono piuttosto le autorità internazionali, l’Oms in particolare, a premere per fare in modo che venga incrementata la copertura vaccinale nei Paesi poveri, dove c’è maggiore probabilità di assistere alla comparsa di nuove varianti. Sono proprio i ceppi emergenti a rendere necessarie le immunizzazioni annuali. Ecco perché spingono meno sul tasto della somministrazione delle terze dosi".

Israele ha scoperto subito il calo di efficacia, e ha dato immediatamente semaforo verde all’operazione terza dose. Noi cosa altro possiamo fare?

"Questo vaccino non è sterilizzante, la durata della copertura vaccinale non è eterna, per questo dobbiamo vaccinare il più possibile la popolazione. Gli over 50 non vaccinati rischiano di rappresentare il tallone d’Achille. L’Italia si è mossa sulla scorta di una determina Aifa che ha autorizzato il secondo richiamo, ovvero la dose addizionale per persone immunodepresse (trapiantati, oncologici, dializzati). Poi ha autorizzato un booster, in grado di potenziare fino a 10 volte la risposta anticorpale, che verrà distribuito prioritariamente a tre grandi categorie: anziani ultraottantenni, persone fragili ospiti delle residenze assistenziali e operatori sanitari, in relazione al livello di rischio. Per tutti gli altri, come dicevo, la terza dose si rivelerà comunque necessaria. Stiamo parlando di una profilassi simile a quella per l’influenza, prima o poi occorrerà ripeterla e aggiornarla periodicamente".

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