Lunedì 17 Giugno 2024
ANTONELLA COPPARI
Cronaca

Caso Cospito La linea dura di Nordio: "È ancora pericoloso, deve restare al 41 bis"

La decisione presa ieri per evitare che il detenuto possa comunicare all’esterno. L’ultimo atto ora è la decisione della Cassazione, attesa per il 24 febbraio. Riprendono cortei e manifestazioni. Stato di allerta a Roma, Milano e Napoli

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di Antonella Coppari

Nessuna revoca. Alfredo Cospito resta al 41 bis. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ieri ha rigettato l’istanza con la richiesta dell’avvocato, Flavio Rossi Albertini, di togliere dal carcere duro il detenuto in sciopero della fame oramai da più di tre mesi. Alla base del diniego, messo nero su bianco in un provvedimento di una decina di pagine, c’è la convinzione che abbia istigato dalla cella la galassia anarchica ad azioni violente e che il pericolo che continui a comunicare con l’esterno sussista. Rischio che si può arginare, secondo via Arenula, solo con la norma sul carcere duro, la cui finalità è quella di recidere la possibilità di mandare messaggi dalla prigione.

Il verdetto fa salire di tono le proteste degli anarchici, cresce il livello di allerta nelle principali città, ma era un verdetto scontato. Conferma infatti la linea della fermezza più volte sottolineata dalla premier e dal governo. Sulla stessa lunghezza d’onda, del resto, erano anche i pareri che le autorità giudiziarie competenti – Procura nazionale Antimafia, procura generale di Torino e procuratore generale Francesco Saluzzo – hanno fatto planare sul tavolo di Nordio, tutti concordi nel ritenere "immutata" la pericolosità sociale di Cospito e "infondate" le ragioni indicate dalla difesa per la revoca del 41 bis. C’è da aggiungere, però, che la Direzione nazionale Antimafia aveva aperto uno spiraglio sulla possibilità di far tornare l’anarchico al regime di alta sicurezza, previa l’introduzione di opportuni controlli. Ciò che ha destato stupore, è la modalità: la decisione è arrivata a pochi giorni dalla scadenza del termine, il 12 febbraio. Se Nordio non l’avesse rispettato, il risultato sarebbe stato comunque la conferma del 41 bis.

Ciò significa che ha voluto mettere un timbro ufficiale sull’atto in vista del verdetto della Cassazione – unica possibile ancora di salvezza per Cospito – che il 24 febbraio dovrà esprimersi sul reclamo contro la decisione del tribunale di sorveglianza di Roma di confermargli il 41 bis. In questo quadro, promette battaglia il difensore, Rossi Albertini, che nelle prossime ore terrà una conferenza stampa alla Camera, cui parteciperanno il segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, e Luigi Manconi, presidente di ‘A Buon Diritto Onlus’.

Nella scelta, Nordio ha tenuto conto delle condizioni di salute di Cospito, che ha perso da ottobre quasi 50 chili. Per il momento, non sarebbe in pericolo di vita. "Pur essendo in condizioni decenti – avverte il garante dei detenuti Mauro Palma che l’ha visitato l’altro ieri – la situazione potrebbe precipitare da un momento all’altro". Per il ministro, però, i rischi che lo sciopero della fame comporta sono bilanciati dalla permanenza nel carcere di Opera, dove esistono le necessarie misure sanitarie, e con la possibilità di un eventuale trasferimento nei reparti dell’ospedale San Paolo.

La decisione spacca il mondo politico. E alimenta le proteste degli anarchici che a Roma sfociano in un sit-in davanti al ministero della Giustizia, mentre a Napoli l’assemblea pubblica culmina in un corteo per le vie del centro-storico. Resta alta l’attenzione per la mobilitazione a Milano, dove il detenuto è stato trasferito, ma il timore maggiore è che gruppi estremisti possano infiltrarsi alla manifestazione pacifista prevista domani a Sanremo. Quanto ai palazzi della politica, la maggioranza si schiera con Nordio; a riassumere gli umori è il leader della Lega Matteo Salvini: "Ha fatto bene a non revocare il 41 bis. Naturalmente, auguro a Cospito di vivere a lungo e di riconoscere i suoi errori". Dall’opposizione, protestano radicali e Sinistra italiana, che parlano di decisione "deludente" e "scontata". Nel Pd emerge l’imbarazzo di un partito spaccato a metà sulla questione: "Rispettiamo le valutazioni delle autorità competenti", fanno sapere al Nazareno.