Venerdì 14 Giugno 2024
NICOLA BIANCHI
Cronaca

La lezione di Aouani: "L’Italia mi accolse 26 anni fa. Insulti razzisti? Provo pena"

Iliass Aouani, nato in Marocco e nuovo primatista italiano nella maratona, contro gli haters: "Voglio cambiare la mentalità con lo sport. Le persone non vanno giudicate per la pelle"

Iliass Aouani, 27 anni, è nato in Marocco ed è cittadino italiano

Iliass Aouani, 27 anni, è nato in Marocco ed è cittadino italiano

Primo in tutto. Nella corsa ma anche nel rispedire al mittente – con una eleganza sopraffina – certi commenti beceri dei soliti omuncoli da tastiera. Lui è Iliass Aouani, 27 anni, mezzofondista e maratoneta italiano delle Fiamme Azzurre, fresco fresco del record tricolore ottenuto domenica nella maratona di Barcellona strappando un 2h07’16’’, tre secondi in meno del precedente primato italiano firmato dal vicentino Eyob Faniel. Preso di mira sui social per le sue origini marocchine. "E – dice lui – non è la prima volta".

Iliass, possibile che nel 2023 accadano ancora queste cose?

"Già e purtroppo questi pochi commenti fanno più rumore di quelli della stragrande maggioranza, per fortuna positivi. Personalmente non mi fanno né caldo né freddo, sono abituato a riceverli. Ma ci sono tanti altri ragazzi che al mio posto si sentono in difetto e a loro dico: fregatevene".

Rispetto al passato, qualcosa è cambiato?

"Su questi temi anni fa c’era poca sensibilità, oggi invece abbiamo fatto passi in avanti e ciò anche grazie allo sport".

La diversità, scrive nel suo post di risposta, è una ricchezza e senza di essa non avremmo celebrato le ultime medaglie d’oro olimpiche. Come si combattono certi atteggiamenti?

"Il male non si combatte con il male. La mia missione è quella di lasciare un impatto attraverso lo sport. Dobbiamo insegnare che una persona non va giudicata dalla provenienza del suo nome o dalla quantità di melanina nella pelle, ma dallo spessore del suo pensiero e dal comportamento".

Nelle sue parole non c’è rabbia ma di fronte a certe azioni è difficile trattenerla. Come fa?

"Un albero quando viene colpito da pietre, risponde dando i suoi migliori frutti. Quel mio post non è stata una reazione di rabbia ma di semplice pena perché quei commenti sono una indicazione di una mentalità limitata. L’Italia mi accolse 26 anni fa, è un bellissimo Paese di gente di grande cuore che io amo".

Cresciuto a Milano, quartiere Ponte Lambro, passato per gli Stati Uniti dove si è laureato in ingegneria civile, dal 2021 vive a Ferrara. Perché questa scelta?

"A Ferrara vive il mio allenatore, Massimo Magnani (ex ct della Nazionale e olimpico a Montreal nel 1976 e a Mosca 1980 nella maratona) e tutto il mio staff. La città è tranquilla e non manca nulla, è a misura d’uomo con tanti progetti per fare sport".

Poi ci sono le mura, ideale per correre...

"Che conosco a memoria (ride, ndr ), così come il campo di atletica e le strade che portano a Malborghetto, lungo il Po. Lì mi alleno tutti i giorni".

Torniamo a domenica e al suo record italiano. Ce lo racconti.

"Impresa importante in un momento molto difficile perché venivo dai campionati italiani andati male. Mi avevano fatto insorgere insicurezza nonostante fisicamente stavo molto bene".

Vuole dire che a Barcellona le sue aspettative non erano molto alte?

"Esatto. Non sono partito con lo spirito migliore. Poi, negli ultimi 10-12 chilometri vedevo che recuperavo posizioni e tempo e mi sono detto: proviamoci".

Ed era pure malandato...

"Una vescica all’alluce che mi ha creato grattacapi. La maratona di Barcellona è bella ma non veloce, per questo credo di poter migliorare il tempo in futuro. Anche se...".

Anche se?

"Scommetto che il mio record italiano tenga poco e sarà battuto da Crippa (Yeman al suo esordio nei 42, ndr ) nella maratona di Milano".

Lo dice per scaramanzia?

"No, vedrete che non mi sbaglio".

Nel futuro ci sono i Giochi di Parigi, l’obiettivo?

"Migliorarmi e arrivare senza rimpianti".

Senta ma Eliud Kipchoge, recordman mondiale con 2h01’39’’, è inarrivabile?

"Dico sempre che bisogna credere fortemente in se stessi, ma lui è davvero troppo...".