Mercoledì 24 Aprile 2024

Anni di piombo. Nuovo processo per l’ex capo Br

Curcio e altri tre coinvolti nel sequestro Gancia del ’75

Anni di piombo. Nuovo processo per l’ex capo Br

Anni di piombo. Nuovo processo per l’ex capo Br

Curcio, Moretti, Azzolini, Zuffada. Gli anni di piombo inchiodati a quei nomi, condannati all’eterno ritorno dentro una storia che non vuole chiudersi. Quella, per esempio, legata al rapimento del re dello spumante Vittorio Vallarino Gancia per mano delle Brigate Rosse, uno di quei sequestri di industriali facoltosi a scopo di estorsione per reperire risorse per la lotta armata. Il 5 giugno 1975, per liberare l’imprenditore, ci fu uno scontro a fuoco fuori dalla Cascina Spiotta, in località Arzello di Melazzo. Furono uccisi l’appuntato dei carabinieri Giovanni D’Alfonso e la moglie del fondatore delle Br Mara Cagol, mentre il tenente Umberto Rocca e il maresciallo Rosario Cattafi rimasero gravemente feriti.

Vallarino Gancia, scomparso un anno e mezzo fa, ebbe la vita segnata e fece in tempo ad assistere alla riapertura del caso sollecitata da Bruno e Cinzia, i figli di D’Alfonso, determinati a fare luce sull’identità di un enigmatico brigatista sparito nel nulla. Un mistero, uno dei tanti che il tempo non ha chiarito. La procura di Torino ha ripreso a scavare nel passato e dopo quasi mezzo secolo è verosimile che entro fine 2024 possa iniziare un nuovo processo. Ieri è stato notificato l’avviso della conclusione delle indagini preliminari a quattro anziani brigatisti: lo storico capo Renato Curcio, 82enne oggi residente a Carrù (Cuneo), libero dopo avere scontato 25 anni di carcere. L’altro capo Mario Moretti, 78, condannato all’ergastolo ma in regime di semilibertà. Poi Lauro Azzolini e Pierluigi Zuffada, 80 e 79 anni. Tutti sotto inchiesta per omicidio.

All’epoca del sequestro, Curcio era capo della colonna di Torino insieme alla moglie Margherita ‘Mara’ Cagol. Le indagini hanno consentito di ipotizzare che il brigatista presente al momento del blitz fosse Azzolini, processato e prosciolto già una volta (procedimento di archiviazione del 1987 annullato nel 2023, per cui è possibile un nuovo giudizio). Curcio si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, né ha mai svelato il nome del fuggitivo; ha chiarito di non aver voluto il sequestro e ribadito di aver solo partecipato alla sua organizzazione. Sostenendo poi che la moglie fosse "senza dubbio disarmata e con le mani alzate" nella sparatoria fatale. I Ris di Parma hanno rilevato le impronte di Zuffada sulla lettera di richiesta del riscatto da un miliardo spedita al legale dei Gancia.

Gancia, che all’epoca aveva 42 anni, era separato dalla moglie da cui aveva avuto due figli e viveva da solo in una lussuosa villa con piscina e campi da tennis alla periferia di Canelli, era definito dai terroristi "finanziatore e patrocinatore delle squadracce fasciste dell’astigiano". Nell’atto firmato dal procuratore aggiunto Emilio Gatti si legge che "in esecuzione della direttiva ricevuta" al "sopraggiungere della pattuglia dei carabinieri", Cagol e Azzolini, "a guardia dell’ostaggio", "ingaggiavano un conflitto a fuoco contro i carabinieri, lanciando alcune bombe a mano ed esplodendo numerosi colpi di arma da fuoco".

Viviana Ponchia