Lunedì 20 Maggio 2024
PIERFRANCESCO DE ROBERTIS
Cronaca

Sallusti: "Allarme giustizia, il 'Sistema' è ancora malato"

Alessandro Sallusti racconta i guai di una magistratura che non vuole essere riformata e l’intreccio perverso con la politica

L’ex magistrato Luca Palamara (52 anni)

L’ex magistrato Luca Palamara (52 anni)

Alessandro Sallusti, il suo Il Sistema, scritto con Luca Palamara, conteneva tra le altre cose una lunga serie di notizie di reato. Dopo un libro così, in un Paese serio, si fa male o chi l’ha scritto o chi si è reso protagonista di quei comportamenti. Non è accaduto né l’uno né l’altro. Si è spiegato il perché?

"È stata la prova provata del blocco che esisteva ed esiste tra parte della magistratura e parte della politica. Un muro che blocca qualsiasi tentativo di mettere un po’ d’ordine e introdurre riforme vere. Quel blocco prima ha resistito all’inchiesta Palamara, poi al suo racconto. Un muro di gomma contro cui rimbalza tutto".

E nel quale non è facile creare una crepa.

"L’unica è che adesso, per lo meno nella percezione comune, le toghe non possono fare più i santi e i martiri. La gente ha capito, il successo de Il Sistema lo testimonia".

Che cosa aggiunge questo lavoro al vostro precedente?

"Il Sistema si focalizzava sugli intrecci di mondi ’in chiaro’. Questo tenta di esplorare il ’darkweb della giustizia’, i mondi oscuri che ci sono ma non si vedono. Le logge, le lobby, le conventicole. La loggia Ungheria, il lavorìo di tanti personaggi ai margini, il ruolo dei servizi segreti in inchieste celebri, come in quelle su Matteo Renzi".

Il presidente Mattarella ha parlato della necessità di riforme. Che ruolo può avere il Capo dello Stato?

"Più che di Mattarella parlarei di Quirinale, un qualcosa di più complesso della figura del singolo Capo dello Stato".

Parliamone.

"Diciamo che, in certe occasioni, il sistema si regge su una sorta di ragione di Stato che talvolta riguarda anche il Quirinale, dove sanno molto più di quello che sappiamo noi. A volte intervengono, a volte no".

O sugli altri vertici della repubblica.

"Palamara racconta come nel 2008 lui, da presidente dell’Anm, si era di fatto accampato nella sede della Corte Costituzionale perché fosse bocciato il lodo Alfano. Non mi pare una dinamica che ci possa far stare tranquilli. Ed è solo un esempio".

Il 2022 sarà un anno importante per la giustizia: trentennale di Mani pulite, probabile celebrazione dei referendum, nuovo Csm. Si aspetta qualcosa?

"Non mi faccio molte illusioni. Finora il problema è sempre stato affrontato a monte, e non a valle, ossia sul funzionamento del Csm e tutto quello che a cascata lo riguarda. Palamara dice che l’unica cosa che loro, a suo tempo, temevano era il sorteggio. Non mi pare che in questo momento la classe politica abbia la forza per imporre una riforma del genere".

Nel cortocircuito tra parte della politica e parte della magistratura chi ha usato chi?

"Si sono appoggiate a vicenda. Per la magistratura era l’unico modo per fare blocco e impedire riforme, la politica sapeva che, in cambio, la magistratura avrebbe agevolato il quadro politico. Così la sinistra ha abbandonato uno dei suoi storici valori, il garantismo".

Anche il giornalismo ha inzuppato la sua parte di biscotto.

"Certo. Palamara dice che il sistema ha tre gambe, la terza è l’informazione che in cambio di notizie, copie, si è messa al servizio della vulgata dei pm, per cui un avviso di garanzia uguale a condanna".

Lei era al Corriere della sera che dette la notizia dell’avviso a Berlusconi nel giorno del summit di Napoli, e non aveva un ruolo secondario. Si è pentito di quella stagione?

"Ero nella stanza dei bottoni che decise di pubblicare quell’atto, fornitoci direttamente dalla procura, nei modi e nei tempi che servivano a loro. Eravamo un po’ tutti in preda a una ubriacatura collettiva. Me ne resi ben conto quando vidi il trattamento diverso che fu riservato al compagno Greganti. In ogni caso, mi dimisi dal Corriere nel 1995. Fui l’unico".

Berlusconi e il berlusconismo, con le leggi ad personam e la percepita pretesa di impunità non sono forse stati anche causa di quella furia giustizialista?

"A posteriori ne ho parlato più volte con il presidente Berlusconi. È persona intelligente, ed è cosciente di questo. Secondo lui c’è stato un eccesso di legittima difesa, ma era l’unico modo per venire fuori dall’eccesso di attacco giudiziario".

I referendum sulla giustizia, se verranno celebrati, potranno essere il modo per scardinare il sistema?

"In genere non sono favorevole al fatto che la gente, con i referendum, determini le scelte fondamentali, ma se sono l’unico modo per scardinare il sistema, allora ben vengano".