"L’alleanza fra arte e tecnologia è la nuova ricchezza"

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CON UN FATTURATO di 125 milioni di euro e 1.500 addetti, il gruppo Scai, nato a Torino 50 anni fa, sfida il mondo dell’intelligenza artificiale, proponendo servizi innovativi. A raccontarlo è Massimiliano Cipolletta, amministratore delegato della società che è diventata holding negli ultimi anni, acquisendo e controllando altre realtà ad alto impatto di innovazione. Marchigiano di origine, classe 1968, si trasferisce a Torino, città che caratterizza la sua carriera professionale e il suo impegno associativo. Un percorso sviluppato secondo tappe ben definite, il suo. Inizia la sua carriera trentennale nel mondo della System Integration e dell’Ict, facendo ingresso in Scai all’età di 22 anni. Scala di posizione in posizione gli snodi nevralgici dell’organizzazione sino a raggiugerne i vertici. Ricopre, infatti, ruoli tecnici e di team leader, con esperienze in ambito commerciale. In particolare, si specializza in tecnologie innovative, tanto da diventare Business Manager dell’area finance. È amministratore delegato dal 2015. "Lavoriamo nel mondo del digitale – spiega – e ci occupiamo di innovazione, di intelligenza artificiale applicata in molti settori".

Quali sono i principali?

"Con l’intelligenza artificiale l’espansione è notevole. Noi operiamo nel Syntech, con algoritmi di intelligenza artificiale che studiano la vita digitale dei soggetti. Questo genere di analisi è molto utile per stimare il posizionamento di nuovi prodotti. Altre applicazioni sono nel settore industry, pubblica amministrazione e smart city".

Voi siete specializzati però anche in soluzioni per la cultura, è così?

"Devo dire che in questi anni abbiamo lavorato molto in questa direzione. Poter fruire di un bene, usando la tecnologia nel campo della cultura e del patrimonio museale è un grande vantaggio. La tecnologia consente infatti di poter vivere esperienze e quindi di fruire di un bene culturale, museale o del turismo in maniera avanzata".

È il caso del film immersivo dedicato a Dante?

"Sì, lo abbiamo realizzato in occasione dei 700 anni dalla morte del Poeta e abbiamo immaginato la discesa all’inferno in modo da vivere l’esperienza di Dante con la realtà aumentata".

Dal mondo della cultura a quello del lusso?

"Abbiamo realizzato emotional box, per consentire la vendita emozionale. Parliamo di esperienze nuove che utilizzano la realtà aumentata e che consentono, per esempio nel caso di un abito, di conoscere il tessuto, toccarlo, vederlo sviluppato in molti modi. Rappresentare il reale nella realtà virtuale dà infinite possibilità di sviluppo, ed è molto bello".

Tutto questo ha applicazioni anche per la didattica?

"Certo, perché propone strumenti e linguaggi nuovi. Utilizzare il “mondo gemello” o il gaming ci dà la possibilità di rendere le lezioni molto più coinvolgenti per i giovani e quindi di fornire strumenti in più per l’apprendimento".

In quali mercati siete presenti?

"Operiamo in Italia, ma sempre più lavoriamo nel Medio Oriente, dove amano molto questo genere di innovazioni".

Che tipo di figure ricercate da inserire nei vostri progetti?

"Persone di tutti i tipi, dal programmatore informatico all’ingegnere, al filosofo. Sono molto apprezzate soprattutto le donne, per le quali c’è molto più mercato di quanto credano. La realtà è che siamo una realtà che cerca sempre nuovi talenti e persone creative".

Quale è l’età media dei vostri occupati?

"Poco meno di 40 anni, ma perché molti di noi, me compreso, sono cresciuti in azienda. Ricerchiamo sia giovani talenti sia persone con maggior esperienza".

Lei che percorso ha fatto?

"Io sono cresciuto in azienda. Dopo il diploma di liceo scientifico ero affascinato dal digitale che in quegli anni stava nascendo e mi sono avvicinato a Scai. Da sette anni ne sono l’amministratore delegato e il principale azionista".

Perché crede nell’innovazione digitale?

"Perché c’è spazio. Se dovessi dare un consiglio alla politica, direi che investire in questo settore è molto vantaggioso. Perché se è vero che non è un’industria in senso stretto, è però un settore con infinite possibilità di sviluppo. C’è bisogno di teste, di persone. Investire in questo ambito è estremamente intelligente".

Chi è l’informatico del futuro?

"Una nuova figura professionale, che fa della contaminazione e della curiosità le sue carte vincenti".

Siete presenti anche nel metaverso?

"In dicembre il nostro centro di competenza per realtà virtuale e metaverso (Ett spa) ha inaugurato Meta Effect, prima mostra integralmente progettata nell’Web. 3.0. di Spatial.io, luogo virtuale identificato e prescelto soprattutto dalle community di crypto-artisti legate al mondo degli Nft, che lo hanno identificato come Metaverso ideale in cui crescere".

Come funziona?

"Lo spazio è progettato come una vera esposizione d’arte, dove fino a 50 avatar possono muoversi liberamente tra le opere. I visitatori possono, inoltre, parlare tra loro, attivando microfono e webcam. I risultati tecnologici attuali hanno permesso alle reti neurali artificiali di agire in maniera autonoma, senza comandi specifici, per elaborare contenuti espressivi a volte del tutto nuovi, con logiche che sfuggono ai programmatori stessi".

Col metaverso, quindi, anche l’arte si modifica e assume nuove forme?

"L’arte è ancora un fatto esclusivamente umano? Da questa domanda nasce la mostra Meta Effect. Eppure la creatività dipende in larga misura dalle emozioni: lo stato mentale dell’artista influenza le scelte, i soggetti e la prospettiva sul mondo. Il pubblico riceve le emozioni dell’autore attraverso l’opera e ne è scosso".

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