Green pass e mascherine, che cosa cambia dal mese di maggio per le attività produttive

Salute / Anche se è stata ufficialmente dichiarata la fine dell’emergenza, il tasso di contagio ancora alto obbliga il mantenimento di alcune precauzioni

Il green pass non si dovrà più esibire a lavoro, resta l'obbligo per alcune categorie
Il green pass non si dovrà più esibire a lavoro, resta l'obbligo per alcune categorie

La pandemia di Covid-19 è finalmente in una fase sufficientemente controllata da aver permesso la ripresa, in regime più o meno di normalità, della maggior parte delle attività produttive. L’abbassamento delle restrizioni ha consentito il ritorno a stili di vita e di lavoro più agevoli, ma i rischi di contagio rimangono presenti e richiedono dunque il rispetto di specifiche previsioni precauzionali. Una figura cui queste si rivolgono in particolare è il datore di lavoro, responsabile per poter garantire condizioni igieniche e sanitarie appropriate ai lavoratori da lui impiegati. Il testo normativo di riferimento per le regole aggiornate a questi sviluppi è il decreto-legge 24 del 2022: la notizia più importante in esso contenuta è la necessità, per poter accedere al luogo di lavoro, di esibire il solo green pass base, indipendentemente dall’età anagrafica del lavoratore. Un obbligo che cesserà dall'1 maggio: la certificazione verde non sarà più richiesta per accedere ai luoghi di lavoro. Unica eccezione, «gli esercenti le professioni sanitarie e dei lavoratori negli ospedali e nelle Residenze Sanitarie Assistenziali per cui resta la sospensione dal lavoro per chi non si vaccina, fino al 31 dicembre». Anche l’obbligatorietà della mascherina dovrebbe cessare dal primo maggio, coerentemente con l’allentamento di molte altre previsioni anticontagio. L’andamento dei contagi nel mese di marzo, che hanno sfiorato i 100.00 casi, ha riacceso però il dibattito sull’opportunità di una simile previsione: nel corso della prossima settimana, Roberto Speranza, titolare del Ministero della Salute, dovrà emettere una decisione specificatamente sul punto (testo aggiornato alla data del 26 aprile 2022, per info consultare il sito www.salute.gov.it) Lo smart working rimane semplificato fino a luglio In remoto / Una modalità "agile" importantissima in questi anni di emergenza Buone notizie per quei datori di lavoro e per quei lavoratori che devono ricorrere allo smart working per garantire continuità alle proprie attività. Nell’ultimo decreto dedicato alle misure di prevenzione dei contagi da Covid è stata anche estesa, fino alla fine di giugno 2022, la deroga all’articolo 18 della legge n. 81/2017, che regola le modalità di accesso al cosiddetto lavoro agile. Questa normativa normalmente prevede l’obbligatorietà di stipulare un accordo individuale tra lavoratore e datore di lavoro; tale accordo è poi oggetto di specifici doveri di comunicazione al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, i quali gravano sul datore di lavoro. La procedura semplificata è stata quindi creata per snellire il percorso burocratico di accesso a una modalità di lavoro che si è resa, in questi anni di isolamento sanitario, indispensabile per un numero senza precedenti di lavoratori. Lo smart working semplificato non richiede dunque di comunicare accordi bilaterali tra lavoratore e datore di lavoro, permette di utilizzare una modalità di comunicazione semplificata accessibile sul portale "Cliclavoro" e permette anche di adempiere agli obblighi informativi sulla sicurezza del lavoro utilizzando la documentazione in merito preparata dall’Inail e inviandola in via telematica. Le comunicazioni alla Pubblica Amministrazione possono inoltre anche essere svolte tramite la modulistica, in formato Excel, resa disponibile dal Ministero del Lavoro. La proroga dello smart working semplificato è significativamente sovrapposta a quella dell’obbligo di sorveglianza sanitaria straordinaria, entrambe avendo scadenza il 30 giugno 2022. Infatti, i soggetti maggiormente a rischio di contagio su cui il datore di lavoro è obbligato a esercitare un monitoraggio particolarmente accurato per motivi sanitari, sono anche soggetti per i quali è prevista in via ordinaria e strutturale una priorità di accesso allo smart working.