Venerdì 21 Giugno 2024

Qs, 42 atenei italiani nel ranking, 35% migliora, 43% peggiora

Male il rapporto docenti-studenti

Qs, 42 atenei italiani nel ranking, 35% migliora, 43% peggiora

Qs, 42 atenei italiani nel ranking, 35% migliora, 43% peggiora

Ci sono 42 università italiane nel QS World University Rankings 2025. Il 35% di esse ha ottenuto un posizionamento migliore, il 43% un posizionamento inferiore e il 21% è rimasto invariato rispetto allo scorso anno. E' quanto emerge dal QS World University Rankings 2025. E' intensa l'attività di ricerca: 41 delle 42 università incluse in questa classifica sono tra le prime 700 al mondo per "Citations per Faculty", un indicatore che misura l'impatto e l'influenza della ricerca prodotta in relazione alla dimensione della facoltà. E' estesa rete di ricerca internazionale: 34 delle università classificate figurano tra le prime 700 al mondo per "International Research Network", l'indicatore che misura il volume e la diversità delle collaborazioni di ricerca internazionali. I ricercatori italiani hanno pubblicato 893.736 articoli dal 2018 al 2023, generando 11.750.145 citazioni. Il 47% di questa ricerca è stato prodotto insieme a partner internazionali, l'8% in più rispetto alla media europea, contribuendo al 65% del totale delle citazioni. I principali collaboratori dell'Italia sono gli Stati Uniti e i tradizionali centri di ricerca europei: Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. Al di fuori dell'Europa e degli Stati Uniti, i principali collaboratori sono Cina, Canada, Australia, Brasile e Giappone, con la Cina che è il partner di ricerca in più rapida crescita, con un aumento del 66% nello stesso periodo. In crescita la sostenibilità: 28 delle 42 università italiane figurano tra le prime 700 al mondo in questo importante indicatore. Solo tre università italiane appaiono tra le prime 700 al mondo per la proporzione di studenti internazionali e sette per la proporzione di docenti internazionali. Solo 3 delle 42 università classificate appaiono tra le prime 700 al mondo per il rapporto docenti/studenti, indicando una dimensione media delle classi elevata. Questo suggerisce che sono necessari più risorse didattiche per migliorare l'esperienza di apprendimento.