di Maurizio Maria Fossati

Il neonato si agita e piange? Potrebbe volerci dire che ha fame. E il latte della mamma è sicuramente l’alimento più prezioso per una crescita ottimale e armonica. L’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) e l’Unicef raccomandano l’allattamento al seno almeno per i primi 6 mesi, con la possibilità, poi, di proseguire durate lo svezzamento, fino a quando mamma e bambino ne sentano il bisogno.

Ma cosa deve sapere una mamma che ha appena partorito?

"Deve innanzitutto avere fiducia in se stessa per trovare i giusti ritmi di frequenza e quantità delle poppate", affermano le componenti della Pediatria di Gruppo di Muggiò (Monza Brianza). "Ogni neonato – sottolinea Ambrogina Pirola – ha tempi e fabbisogni che la mamma deve sapere interpretare e assecondare. Inoltre, particolarmente nelle prime settimane, i piccolini vogliono essere allattati per lungo tempo e con intervalli anche di poche ore. Tutto ciò implica un notevole impegno fisico e psicologico da parte della mamma che dovrà essere adeguatamente supportata dal nucleo familiare. Il primo incontro con il pediatra di famiglia, poi, sarà fondamentale per stabilire un rapporto di fiducia destinato a durare negli anni per l’accrescimento e lo sviluppo sia fisico che psichico fino all’adolescenza".

Cosa succede se la mamma non ha latte sufficiente?

"Possiamo proporre un’aggiunta di piccole quantità di latte artificiale – afferma Patrizia Picco –. E, nel caso di totale assenza del latte materno, quello artificiale può diventare l’alimento esclusivo. Quando, attorno ai 5-6 mesi il latte non è più sufficiente, il bimbo è pronto per potere passare a un’alimentazione diversa. È il momento di nuovi sapori.

E nel prosieguo?

"Quando un bimbo riesce a stare seduto da solo e a tenere la testa dritta può essere messo a tavola con i genitori ed è pronto per assumere cibi semisolidi e solidi indipendentemente dal suo stato di dentizione – spiega Federica Zucchetti –. Il cibo deve essere attrattivo, colorato. Bello da vedersi e appetitoso al gusto per catturare l’interesse del bimbo. Considerate che dai 5 ai 9 mesi, solitamente un bambino impara ad afferrare con le mani un cucchiaio o a indicare il cibo con il dito. A 9-12 mesi può già esprimere le sue preferenze con suoni, sillabe e parole".

Attorno ai 12 mesi il bambino può mangiare molti dei cibi destinati agli altri componenti del nucleo familiare purché gli vengono offerti in forma e consistenza facili da masticare e da deglutire e siano preparati senza aggiunta di sale e zucchero...

"Ogni bambino – precisa la pediatra Pirola – ha esigenze nutrizionali specifiche che il pediatra indicherà ai genitori durante i bilanci di salute. L’alimentazione infantile non è solo nutrizione e salute, ma imposta anche la formazione culturale del bambino, l’abitudine alla relazione e le sue future scelte sociali ed ecologiche".

Ci sono cibi pericolosi o da non dare ai bambini piccoli?

"Certamente – dice la pediatra Picco –. Innanzitutto niente pesce e carni crude, insaccati, cibi piccanti, bibite zuccherine, vino e alcolici. Ma anche la forma e la consistenza del boccone potrebbero determinare dei rischi. State attenti, per evitare il pericolo di soffocamento, agli alimenti tondeggianti come gli gnocchi o i tortellini, ai chicchi d’uva, alle noccioline e alle caramelle. Ma fate attenzione anche ai cibi filamentosi come i finocchi, il sedano, i fagiolini o il prosciutto crudo e così via".

Un consiglio?

"Attenti al peso del vostro bambino, dai primi anni di vita all’adolescenza. Movimento, gioco all’aria aperta e sport sono necessari per garantire la crescita sana, quanto una corretta alimentazione. Fate molta attenzione al sovrappeso perché un bambino obeso quasi certamente diventerà un adulto obeso con inevitabili problemi di salute e malattie come il diabete, l’ipercolesterolemia e l’ipertensione".