Mario Draghi (ImagoE)
Mario Draghi (ImagoE)

Roma, 21 febbraio 2021 - Nuovo Dpcm o decretom, la differenza è nei dettagli. Che poi tanto dettagli non sono. Il premier Mario Draghi, alla vigilia del primo consiglio dei ministri con cui prenderà a mano il dossier Covid, a partire dagli spostamenti tra Regioni e dal sistema 'a zone colorate', pare aver scelto lo strumento del decreto legge per la sua prima mossa. Dunque, al momento, non il Dpcm, il cui utilizzo reiterato da parte del suo predecessore, Giuseppe Conte, era stato al centro di mille polemiche.

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Le critiche ai Dpcm di Conte

C'è una questione di forma, ma anche di sostanza, nella scelta a cui è orientato il nuovo premier. Il Dpcm - ovvero Decreto della presidenza del Consiglio - ha certamente il pregio di essere di rapida emanazione, poiché dipende esclusivamente dalla volontà del presidente del Consiglio. A Conte, però, è stato contestato più volte, dall'opposizione (ma non solo), perché ha tagliato fuori il Parlamento per lunghi tratti dell'emergenza.

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Il decreto legge

I decreti legge, invece, sono provvedimenti collegiali, il cui contenuto è discusso e condiviso almeno da tutta la squadra al governo. Pur entrando in vigore sostanzialmente subito (al contrario del decreto legislativo), il decreto legge ha una durata di 60 giorni, dopo di che va convertito dal Parlamento o decade. Inoltre, questo strumento potrebbe fornire una cornice legislativa su cui poi innestare i provvedimenti dei singoli ministri. Un iter quindi più laborioso, ma che segna comunque un diverso approccio da parte dell'ex governatore Bce e la volontà di un'assunzione di responsabilità da parte di tutta la squadra di governo