Roma, 18 gennaio 2021 - Passa alla Camera il voto di fiducia al governo Conte, dopo il lungo appello del premier e la discussione in Aula. Alle 20.49 il presidente Fico comunica i risultati: 321 sì, 259 no e 27 astenuti.  La Camera approva la risoluzione della maggioranza presentata sulle comunicazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Ma sarà al Senato il passaggio più difficile. Appena uscito dall'aula di Montecitorio, e prima di entrare nella sala del governo alla Camera, il premier si informa sulla 'conta' al Senato, in vista del voto di domani. Avvicinandosi al suo segretario Andrea Benvenuti domanda "a quanto siamo?", il suo collaboratore risponde: "155-156" .

Quasi immediato il tweet di Zingaretti: "Ottimo! Maggioranza assoluta alla Camera. Un fatto politico molto importante. Ora avanti per il bene dell'Italia!"!", mentre Renzi al Tg2 fa un commento al veleno: "321 voti alla Camera sono cinque voti in più del quorum, è una maggioranza risicata. Vediamo se al Senato i numeri per il quorum ci saranno". In ogni caso sono dieci i voti "recuperati" da Conte nella fiducia: rispetto al perimetro della maggioranza hanno votato sì 8 deputati usciti dal M5s, poi Renata Polverini e Michela Rostan di Italia viva.

Polverini vota sì ed esce da Forza Italia: "Non condivido la crisi ora".

Ma torniamo alla lunga giornata di oggi. E' durato quasi un'ora il  discorso con il quale il premier Giuseppe Conte ha chiesto la fiducia alla Camera, dopo la crisi di governo aperta da Italia Viva. "Questa alleanza può già contare su una solida base di dialogo alimentata da M5s, Pd, Leu" e "sarebbe un arricchimento di questa alleanza poter acquisire contributo politico di formazioni che si collocano nella più alta tradizione europeista: liberale, popolare, socialista", ha detto il presidente del Consiglio, che questa mattina entrando a Palazzo Chigi ha sostenuto di aver "fiducia nei parlamentari e nel Paese". "Ma chiedo un appoggio limpido e trasparente", ha rimarcato il premier assicurando "massima disponibilità e impegno a guidare con il contributo di tutti questa fase così decisiva per il rinnovamento del Paese". Dal canto suo, il gruppo dei deputati di Italia Viva ha confermato la propria astensione al momento del voto.

Crisi di Governo, Conte chiude a Renzi e apre ai volenterosi

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Nella replica dopo gli interventi, Conte ripete l'appello, sottolineando che "Dalle vostre scelte dipende il futuro del Paese" e cita anche il neopresidente Usa Joe Biden ("Guardiamo con grande speranza alla presidenza Biden, la sua agenda è la nostra agenda") condannando "i fatti terribili del 6 gennaio". E poi pone la questione di fiducia.

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Applausi e cori "dimissioni"

L'intervento del premier è stato interrotto da una dozzina di applausi della maggioranza e da alcune proteste del centrodestra che, alla fine del discorso, ha intonato il coro "dimissioni, dimissioni". I deputati della Lega hanno esposto cartelli con su scritto: "Conte dimettiti", subito fatti rimuovere dal presidente Roberto Fico.

Il discorso di Conte

"All'inizio di questa esperienza di governo, nel 2019, prefigurai un chiaro progetto politico per il Paese. Precisai che il programma non poteva risolversi in una mera elencazione di proposte eterogenee o una sterile sommatoria delle posizioni delle forze di maggioranza. Un'alleanza tra formazioni provenienti da storie, esperienze, culture di diversa estrazione e che in passato si erano confrontate con asprezza, poteva nascere solo su due discriminanti. Il convinto ancoraggio ai valori costituzionali e la solida vocazione europeista del Paese", ha esordito Conte riprecorrendo la nascita del suo esecutivo.

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La pandemia e le scelte fatte

Ma subito dopo il presidente del Consiglio ha ricordato che "agli inizi 2020" il progetto del governo si è dovuto "misurare con la pandemia che ha sconvolto in profondità la società e la dinamica stessa delle nostre relazioni". "Affontiamo una sfida di portata epocale, si vivono paure primordiali, più spesso conosciute da generazioni del passato. Torniamo a sentirci profondamente fragili, alcune certezze radicate sono state poste in discussione. Ci siamo misurati quotidianamente come mai in passato con scienza e tecniche, con la difficoltà a fornire risposte efficaci e rapide", ha continuato Conte, sottolineando che l'Italia è stata la prima "in occidente" a essere costretta "a introdurre misure restrittive dei diritti della persona, operando delicatissimi bilanciamenti dei principi costituzionali". 

"Andiamo a testa alta"

"Abbiamo operato sempre scelte migliori? Ciascuno esprimerà le proprie valutazioni", ha detto ancora il premier. "Per parte mia posso dire che il governo ha operato con massimo scrupolo e attenzione per i delicati bilanciamenti anche costituzionali. Se io oggi posso parlare a nome di tutto il governo a testa alta non è per l'arroganza di chi ritiene di non aver commesso errori ma è per la consapevolezza di chi ha operato con tutte le energie fisiche e psichiche per la comunità nazionale", ha sostenuto Conte che quindi è passato a elencare tutte le misure adottate dal suo esecutivo. Dall'assegno unico mensile a sostegno delle famiglia che partirà da luglio di quest'anno allo "storico accordo sul programma Next generation Eu, in cui l'Italia ha avuto un ruolo propulsivo".

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"Da Iv attacchi scomposti"

Conte è quindi passato ad analizzare le fasi della crisi di governo, ricordando come le ministre di Italia Viva si siano sfilate prima non partecipando al Consiglio dei ministri e poi rassegnando le dimissioni. "Si è aperta una crisi che deve trovare qui in questa sede il proprio chiarimento in trasparenza del confronto e linearità di azione che hanno caratterizzato il mio mandato", ha spiegato il premier sottolineando che da Iv sono arrivati "attacchi aspri e a volte scomposti". "Le nostre energie dovrebbero essere tutte, sempre concentrate sulla crisi del Paese. Così, agli occhi dei cittadini, appaiono dissipate in contributi polemici, spesso sterili, del tutto incomprensibili. Rischiamo così tutti di perdere contatto con la realtà. C'era davvero bisogno di aprire una crisi politica in questa fase? No", ha continuato Conte. E ancora: "Sono qui oggi non per annunciare nuove misure di sostegno o per bozza ultima del Recovery plan ma per provare a spiegare una crisi in cui non solo i cittadini ma io stesso alcun plausibile fondamento".

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"Ora si volta pagina"

Poi Conte ha chiuso la porta a Renzi. "Arrivati a questo punto, bisogna dirlo con franchezza, non si può cancellare quel che accaduto, non si può pensare di recuperare quel senso di fiducia necessario per lavorare" insieme, in una compagine governativa: "adesso si volta pagina, questo paese merita un governo coeso", impegnato "a lavorare per una piena ripartenza" e per un'"incisiva ripresa", ha detto infatti il premier.

Avanti sul Recovery Plan

"Bisogna andare avanti a mettere in sicurezza il Paese, abbiamo inviato al Parlamento il nuovo testo del Recovery Plan - ha detto Conte -. Attendiamo le vostre preziose osservazioni, allo stesso modo incontreremo le parti sociali, che voglio ringraziare: state contribuendo a rafforzare il Paese. Quando riceveremo le osservazioni saremo in grado di stendere la versione definitiva e sottoporla al voto del Parlamento. Sarà un piano ampiamente condiviso e ne siamo fieri, ma che dovrà essere accompagnato da un provvedimento in grado di rinforzare i tempi e di monitorare l'esecuzione dei lavori". Conte è quindi passato a elencare tutti i prossimi appuntamenti internazionali a cui è chiamato il nostro Paese ("E' appena iniziata la presidenza italiana del G20", "avremo anche la responsabilità di condividere con il Regno Unito l'organizzazione della COP26"). 

La mano tesa ai centristi

Nel chiedere la fiducia a tutte le forze del Parlamento, Conte ha parlato di una "riforma elettorale di impianto proporzionale", tendendo così la mano a 'centristi' e piccoli partiti che temono di essere fagocitati dalla polarizzazione del maggioritario. "In materia di legge elettorale - ha detto infatti il premier - il Governo nel rispetto delle determinazioni delle forze parlamentari si impegnerà a promuovere una riforma elettorale di impianto proporzionale quanto più possibile condivisa, trattandosi di una riforma di sistema che possa coniugare efficacemente le ragioni del pluralismo e la rappresentanza con l'esigenza di una complessiva stabilità del sistema politico". 

Ministero dell'Agricoltura e intelligence

E "viste le nuove sfide e anche gli impegni internazionali, non intendo mantenere la delega all'Agricoltura se non lo stretto necessario e mi avvarrò anche della facoltà di designare un'autorità delegata per l'intelligence di mia fiducia", ha aggiunto Conte che ha quindi rivolto un invito a tutto il Parlamento. "Vedete, sono stati giorni difficili e le polemiche politiche hanno coinvolto anche, purtroppo, il comparto di intelligence. Siete tutti parlamentari, se avete delle proposte di modifica della legge, seguite i tradizionali canali istituzionali. Se avete delle richieste di verifica e controllo, ci sono i vostri colleghi del Copasir, deputati a questa funzione, ma teniamo fuori il comparto di intelligence dalle polemiche".

Renzi

Intanto, nella sua E-news, è tornato a parlare Matteo Renzi. "Cresce la preoccupazione per una maggioranza raccogliticcia e senza respiro", scrive il leader di Italia Viva.  "Abbiamo chiesto alle forze di maggioranza di cambiare passo, di fare un salto di qualità, di non rinviare la soluzione dei problemi, di fare un patto di legislatura - prosegue Renzi -. Lo abbiamo fatto per mesi, accettando nel frattempo di votare di tutto, persino la fiducia a Bonafede, pur di dare un segnale di collaborazione. Ci hanno dipinto come cacciatori di poltrone". "Piano piano, trasmissione dopo trasmissione, giorno dopo giorno, la verità inizia a venire fuori. Si capisce che il Recovery Plan ancora non va - scrive il senatore toscano -. Si avverte come chiediamo da mesi l'esigenza di un progetto Paese".

Zingaretti: strada strettissima

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Parlando in assemblea con i senatori Pd, Nicola Zingaretti ammette: "La strada è strettissima, molto più di quanto ci si immagini", "perché non possiamo accettare di tutto". E ancora: "Abbiamo indicato una strada possibile. Io continuo a credere che la chiusura della legislatura sarebbe un fatto sbagliato e drammatico per il Paese. Se dovessimo trovarci in quelle condizioni il presidente della Repubblica farà le sue valutazioni, ma dobbiamo sapere che il passaggio di queste ore è molto molto serio e delicato". Poi l'amarezza: "Questa crisi è esplosa in un momento in cui la crisi sanitaria, la crisi sociale, la necessità di far partire il Recovery, rendono il dibattito sulla crisi lontano mille miglia dalle condizioni di vita delle persone".

L'Udc si sfila: siamo centrodestra

In una nota, l'Udc precisa: "La segreteria nazionale Udc, che si è riunita nel pomeriggio, alla quale erano presenti tra gli altri il segretario nazionale Lorenzo Cesa e i Senatori Binetti, De Poli, Saccone, ha ribadito la linea del partito: l`Udc sta nel centrodestra e, all`unanimità in Senato, voterà no alla fiducia del Governo".

Liliana Segre: "Voterò la fiducia a Conte"

Tra chi domani, in Senato, voterà la fiducia all'esecutivo Conte c'è Liliana Segre. "Non partecipo ai lavori del Senato da molti mesi perché, alla mia età, sono un soggetto a rischio e i medici mi avevano caldamente consigliato di evitare. Contavo di riprendere le mie trasferte a Roma solo una volta vaccinata, ma di fronte a questa situazione ho sentito un richiamo fortissimo, un misto di senso del dovere e di indignazione civile'', ha detto la senatrice a vita al 'Fatto quotidiano', spiegando di aver trovato "questa crisi politica improvvisa del tutto incomprensibile".