Martedì 23 Aprile 2024

Genitori e figli, indefiniti perché fragili

Il romanzo "L'età fragile" di Donatella Di Pietrantonio esplora la fragilità umana attraverso la storia di Lucia e Amanda, intrecciando presente e passato in un misterioso delitto. Un inno poetico alla bellezza e alla lotta contro una modernità vorace.

Genitori e figli, indefiniti perché fragili

Genitori e figli, indefiniti perché fragili

Sulla copertina campeggia l’immagine di una ragazzina che sembra voler srotolare il gomitolo dei suoi pensieri. Di sopra, il titolo: L’età fragile. Che è anche l’ultima fatica letteraria di Donatella Di Pietrantonio (Einaudi). A scanso di equivoci: la fragilità di cui si parla nel romanzo non è il fardello di un solo personaggio, è la linfa che alimenta la storia, all’interno della quale si inserisce un delitto carico di misteri che riporta le lancette dell’orologio parecchio indietro, proponendo diversi livelli temporali (si parte dagli anni Novanta per veleggiare verso i nostri giorni).

Ma andiamo con ordine: L’età fragile è anzitutto la storia di Lucia – prigioniera di un passato oscuro che s’aggroviglia intorno al Dente del Lupo, dove riposa un vecchio terreno di famiglia assieme ad antiche ferite irrisolte – e di sua figlia Amanda, delusa e spenta dal brusco risveglio che una Milano inizialmente immaginata come l’Eldorado di volterriana memoria le ha riservato. Presente e passato s’intrecciano, il racconto si veste inevitabilmente di giallo. Ma è ovviamente la fragilità la vera protagonista del romanzo. Imbevuta di silenzi, assenze, talvolta latitanze, riguarda non solo le persone ma anche i luoghi, alcuni dei quali reclamano il diritto di restare come sono sempre stati. Per esempio il Dente del Lupo, che ci ripropone la fotografia di una terra, quella abruzzese e dei pastori dell’Appennino, che cerca disperatamente di aggrapparsi a se stessa scacciando i demoni di una modernità vorace.

A ben vedere, quello di Di Pietrantonio è un inno poetico, e talvolta crudo, a luoghi che portano dentro di sé la bellezza ma pure il suo contrario, tanto da trasformare chi li abita in "schiavi di una necessità" o, forse, di un unico orizzonte possibile. L’altro fil rouge del romanzo è il rapporto tra genitori e figli (in questo caso tra Lucia e Amanda); due facce della stessa medaglia nell’era della deresponsabilizzazione collettiva. Perché la fragilità in fondo è democratica: ci rende sfocati, indefiniti, perfino irreali a prescindere dall’angolo di visuale.

Giuseppe Di Matteo

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