La visione di Alice Rohrwacher: "Il patriarcato ormai è finito, sono gli ultimi colpi di coda. Ci serve uno sguardo nuovo"

La regista italiana in questi giorni è protagonista con una retrospettiva al Centre Pompidou di Parigi. "Ho raccontato di uomini imprigionati nel maschilismo. E credo nel valore della diversità"

Alice Rohrwacher
Alice Rohrwacher

Roma, 6 gennaio 2024 – Il ruolo delle donne: nel cinema, e non solo. La violenza di genere. Il "machismo" come una prigione per gli stessi maschi. Perché è segno di miseria intellettuale. Il ruolo della politica. Le speranze nei giovani. Il successo e la ricchezza? "Mettiamoli in discussione". L’accettazione di ogni diversità, che porta sempre luce. E un film, La chimera, che è un inno alla libertà. Di questo e altro parliamo con Alice Rohrwacher, una delle registe italiane più apprezzate nel mondo, premiata due volte a Cannes, per Le meraviglie e Lazzaro felice. Per il suo film d’esordio, Corpo celeste, ha vinto il Nastro d’argento e il premio intitolato a Ingmar Bergman. Un suo cortometraggio, Le pupille, ha ricevuto una candidatura all’Oscar.

Eppure, la sua è un’arte piccola, minuta: un artigianato del cinema. Il suo ultimo film, La chimera, ambientato fra i tombaroli delle campagne intorno Orvieto alla metà degli anni ’80, è un film poetico e politico, scabro e rivoluzionario. Racconta, con semplicità pasoliniana, l’avidità, ma anche l’ingenuità quasi infantile di alcuni giovani che sognano di farsi ricchi profanando le tombe etrusche, violentando la memoria dei morti. Ma molto più colpevoli di loro sono le grandi aziende, che non si fanno scrupoli di costruire una centrale a carbone sopra una necropoli etrusca.

Alice Rohrwacher nell’illustrazione realizzata da Giancarlo Caligaris
Alice Rohrwacher nell’illustrazione realizzata da Giancarlo Caligaris

Rohrwacher passa lieve dalla realtà al surreale, con naturalezza, così come nella vita ci accade di passare dallo sguardo oggettivo a quello dell’immaginazione, del ricordo, del sogno. Al suo cinema, il Centre Pompidou di Parigi sta dedicando in questi giorni un ampio omaggio, dal titolo "Rêver entre les mondes", con una retrospettiva completa dei suoi film e con una installazione semplice e insieme poetica, realizzata insieme alla compagnia Muta Imago. È il Bar Luna. Una sorta di bar anni ’80, con tanto di telefono a gettone. Al ricevitore la voce di lei chiede "Che cosa ti lega al mondo?". E mentre il più importante museo di arte contemporanea d’Europa la celebra, il suo film vive nelle sale una seconda giovinezza. Dopo che lei e l’attore protagonista, Josh O’Connor, hanno postato un breve appello su Instagram, le sale in cui è proiettato La chimera sono aumentate e si sono riempite soprattutto di giovani.

Alice Rohrwacher, La chimera affronta anche i rapporti di genere. I suoi tombaroli sono istintivamente maschilisti: quando ballano con la ragazza, Italia, sono a un passo dal trasformare il ballo in una molestia.

"Sono uomini imprigionati nel maschilismo. Pensando a loro mi viene l’aggettivo ‘poveri’. Poveri tombaroli. Imprigionati nel loro ruolo sociale: anche per loro il machismo è una gabbia, è una parte della loro miseria. Anche il mondo maschile è prigioniero del machismo. La ragazza balla, in modo per loro misterioso. Di fronte a ciò che non capiscono, il loro atteggiamento passa dalla ammirazione alla possessione".

Il crinale fra l’allegria, il gioco e la molestia...

"Lo conosco bene. Per molti uomini è un attimo passare da una situazione di fascinazione ad una di possesso, di annientamento dell’altro".

“Se ci fossero ancora gli Etruschi”, si dice nel film, “non ci sarebbe tutto questo machismo in Italia”. Oggi qualcosa è cambiato rispetto agli anni ’80?

"Quell’epoca spero sia superata. Negli anni ’80 maschi e femmine erano davvero due universi separati. Più in generale, volevo far capire che il patriarcato non è una condizione naturale dell’essere umano: è il frutto di una decisione, che si è imposta a un certo momento della Storia. Ma si può anche prendere un’altra strada".

Eppure anche in questi giorni la violenza di genere non sembra avere pause.

"Credo che ci troviamo al limitare di una nuova epoca: e quando ci si avvicina al bordo delle cose, ci sono ancora dei mostri che appaiono. Siamo alla fine di un’epoca: e questi episodi tragici sono, credo, i sussulti, i colpi di coda di un mondo che stiamo superando".

Le avranno chiesto molte volte che cosa significhi essere regista, donna, nel panorama del cinema oggi. Che effetto le fa?

"Mi ha spinto a riflettere sul senso del cinema femminile. Credo che anche i maschi dovrebbero riflettere su che cosa significhi fare cinema al maschile. Perché no? La vera festa è nella diversità".

Che cosa dovrebbe fare, oggi, la politica?

"Dare fiducia ai giovani. Dovrebbe credere di più nelle giovani generazioni. I giovani sono gli archeologi del futuro: sono loro che possono scegliere se nel futuro dovranno solo scavare fra scorie nucleari e batterie usate, oppure no. Lo sguardo dei ragazzi è prezioso, va animato, incoraggiato e onorato".

Che cosa si augura, per il 2024 in arrivo?

"Mi auguro un mondo di giovani che non hanno paura di sbagliare. Vedo molti giovani che cercano subito la cosa che ‘funziona’. Io vorrei vedere artisti la cui esigenza sia una ricerca, un movimento profondo. La brama di successo è uno dei problemi che affliggono l’umanità. La spinta non deve essere il successo, ma la ricerca di uno sguardo nuovo".

‘La chimera’ ha intercettato proprio il loro sguardo, il loro entusiasmo. Quello dei giovani. Qual è il segreto, secondo lei?

"Mi auguro che ‘La chimera’ sia un film che rispetta il pubblico. E riguardo ai ragazzi, che stanno crescendo in questa sorta di tramonto del cinema, credo che abbiano apprezzato uno sguardo sincero. Credo che abbiano il desiderio di narrazioni che lascino la loro mente più libera, invece di incatenarli alle rigide regole della serialità".

Il cinema come libertà?

"Il vero cinema, ne sono convinta, rende liberi".

La libertà creativa, libertà nella scelta dei soggetti, nello stile. Le è costata? È stato difficile ottenerla e mantenerla?

"Ci sono, ovviamente, dei prezzi da pagare. Ma non me ne lamento. La libertà espressiva per me è imprescindibile".

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