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Vacanze per disabili, in Italia solo 45 comuni sono Bandiera Lilla

Un dato sconcertante e un’occasione persa: il settore, infatti, è in netta crescita

bandiera lilla

In Italia le vacanze per i disabili sono molto difficili: solo 45 comuni su quasi 8 mila sono Bandiera Lilla, ovvero con strutture adeguate all’accoglienza dei disabili. Un dato sconcertante e un’occasione persa: il turismo delle persone con qualche tipo di disabilità è in netta crescita, crea introiti e posti di lavoro, oltre a dare di una località l’immagine di sviluppo, servizi di qualità e attenzione al prossimo.

La situazione italiana

Secondo un’indagine Istat, entro il 2035 si registrerà un aumento del numero di viaggiatori con disabilità del 70%, ma le strutture latitano e le esperienze nel nostro paese non sono delle migliori per chi è portatore di disabilità (oltre 3 milioni e 150mila di italiani). L’accoglienza del settore del turismo e del tempo libero ha bisogno di un’accelerata per portarsi a livelli accettabili, anche perché questo ritardo, secondo lo European Network for Accessible Tourism (ENAT), fa perdere 142 miliardi di euro e 3,4 milioni di posti di lavoro ogni anno all’economia del turismo.

Bandiere Lilla: troppo poche

Il dato di 45 comuni che possono fregiarsi del titolo di Bandiera Lilla, assegnato ogni anno dalla Società Cooperativa Sociale Bandiera Lilla con il supporto della Consulta Regionale per la tutela dei diritti della persona handicappata della Regione Liguria, è significativo se misurato sul numero di comuni italiani: 7904.
Parliamo dello 0,57% sul totale, in rappresentanza di 15 regioni. “La disabilità non deve essere vissuta come una privazione alla propria libertà personale” dichiara Antonella Celano, presidente APMARR – Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare, “L’accessibilità nel turismo può e deve essere un motore per migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità nei Paesi a forte vocazione turistica, dato che gli sforzi vanno a beneficio della società nel suo complesso. Per riuscire a migliorare le pratiche di accessibilità, eliminando le principali barriere strutturali (servizi di prenotazione e trasporto, strutture ricettive, comunicazione) e sociali (mancanza di formazione delle imprese e degli operatori del settore turistico e di consapevolezza circa le tematiche dell’accessibilità) occorre pensare a una partecipazione attiva e diretta delle persone con disabilità nella stesura di protocolli internazionali standard che siano in grado di garantire lo stesso livello di accessibilità e qualità del servizio”.

Il turismo e l’attenzione ai disabili

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che tra il 10-15% della popolazione mondiale ha un qualche tipo di bisogno di assistenza e il numero di persone che necessitano di dispositivi di assistenza (sedia a rotelle, tecnologie della comunicazione) raddoppierà, entro il 2050, da un miliardo a due. Nel mercato turistico globale, la quota delle persone disabili che si muovono ogni anno è in costante crescita e rappresenta il 15% del totale; uno studio inglese rivela che il potenziale del mercato europeo dell’accessibilità per il turismo è stimato in oltre 133 milioni di turisti, con un giro di affari oltre gli 80 miliardi di euro. Migliore accessibilità significa quindi una migliore offerta turistica e un maggiore afflusso, con tutte le conseguenze positive del caso. Anche perché un’accoglienza a misura di disabile significa una crescita dell’offerta turistica in generale, e una percezione migliore agli occhi di chi sceglie la meta per le vacanze.