Tre Comuni, tre territori, un unico vino

Interpretato in maniere differenti, tre appunto, ma sempre espressione di quel Sangiovese che è l’anima del Chianti Classico, il vino toscano per eccellenza.

Castello di Fonterutoli, storica cantina di proprietà della famiglia Mazzei, ha presentato l’annata 2018 del suo tridente in anteprima al Bartolini al Mudec, rinomato ristorante tre stelle Michelin in via Tortona a Milano. Nei calici sono stati versati il Castello di Fonterutoli Gran Selezione, lo storico cru della casa prodotto dal 1995, espressione delle migliori parcelle degli 11 vigneti attorno all’omonimo borgo; il Badiòla, da vigne che sfiorano i 600 metri di altitudine: il Vivoregio36, dove il numero sta a indicare i diversi biotipi di Sangiovese che concorrono a formare il vino.

Tre Chianti Classico da tre diverse zone della denominazione, anticipazione di quelle Uga (Unità geografiche aggiuntive) che dall’anno prossimo, dopo il via libera del Consorzio al termine di una discussione durata 11 anni, andranno a caratterizzare territorialmente proprio le Gran Selezione. “A partire dalla vendemmia 2017 – spiega Filippo Mazzei, presidente e ad della Marchesi Mazzei – abbiamo deciso di valorizzare le biodiversità dei nostri terroir dando vita ai tre cru di Chianti Classico Gran Selezione, espressione di differenti suoli e microclimi e del lavoro fatto in vigna e in cantina per esaltarne sfumature e specificità. La recente scelta da parte del Consorzio Vino Chianti Classico di introdurre le Uga conferma la bontà della nostra scelta. Il consumatore di tutto il mondo è oggi più attento alla peculiarità del vino che si fa portavoce di un territorio caratterizzato da ambienti e paesaggi sempre diversi: è dunque importante che lo stesso territorio venga raccontato nelle sue varie sfaccettature per andare ad attestarsi tra i grandi vini”

Castello di Fonterutoli arriva dal cuore dell’azienda, nel Comune di Castellina in Chianti, ed è l’espressione più ‘pura’ del Chianti: eleganza e struttura senza sbavature. Riposa 18 mesi in fusti di rovere (50% nuovi), per poi terminare l’affinamento 4 mesi in vasche di cemento. (45 euro)

Badiòla, da Radda in Chianti, ha una marcia in più (con ancora ampi margini d’accelerazione, trattandosi di un 2018). La vinificazione è la stessa ma i mesi nei fusti sono 16 e cinque quelli in vasca di cemento. A sparigliare il mazzo è però l’altitudine dei vigneti, posti a 570 metri, che trasmettono nel bicchiere una freschezza inusuale per il Sangiovese. Il bouquet di frutti rossi è inebriante ma non stucchevole, al palato si avverte subito la verticalità del vino. (55 euro)

Vicoregio36 è l’espressione di Castelnuovo Berardenga, territorio argilloso con abbondanza di scheletro. Ne nasce un vino che fa della morbidezza il suo punto di forza, in leggero contrasto con un bouquet in questo caso forse fin troppo pronunciato. L’affinamento prevede 18 mesi in fusti di rovere e 4 in vasche di cemento. (55 euro)